| FIOCCO DI NEVE..
Mayo de May@, 18/01/01 |
La neve scendeva lenta ballando un suo
ritmo col vento debole di quella sera.
Anche io ero un fiocco di neve portato dal vento e stavo ballando al mio ritmo
nella calda e accogliente sala del piccolo rifugio di montagna.
Era tutto così assurdo, così già visto, pensato, scritto da parere un parodia.
Lei, Lui e l'amante stretti in un abbraccio sensuale e totalitario, assorbente,
fagocitante e io ero l'amante.
Una parodia che però era vera, più vera dello stesso membro che stava penetrandomi
metodico, ritmato, assoluto e che tra poco mi avrebbe travolto suscitando in
me il solito e inevitabile orgasmo pieno.
E lui lo sapeva.
Io dicevo che qualunque penetrazione e' violenza, intrusione, lui mi rispondeva
che era amore per la profondità corporea, entrare in un essere umano per le
uniche vie consentite ad un corpo di entrare in un altro.
Era vero, ora lo sentivo bene nella mia profondità di donna, lo sentivo entrare,
muoversi, cercarmi, cercare il mio profondo come io cercavo il suo rovesciato,
perforante intimamente, ma quasi un fichetta solida che compenetrava la mia.
Oppure, la mia rosa era un cazzo interno, rovesciato come un guanto, fatto donna,
femmina.
Che categorie assurde.
In quel Momento Giovanna era partita sotto l'assalto della mia lingua, un orgasmo
lento, preparato, esploso nella mia bocca, chi eravamo in quel momento?
Maschio?
Femmina?
Creature godenti il nettare degli Dei?
Giovanna non cera più era aut in un mondo tutto suo dove solo lo spazio centripeto
si coagulava in lei.
Nel suo orgasmo nemmeno più urlante perché lo impediva.
Io sarei morta e risorta come ero già morta e risorta altre volte, mille volte,
un milione di volte, un miliardo di molte con tutte le donne del mio DNA sino
ad Eva.
Lui sapeva farmi godere.
Io ero nata lesbica, cosi credevo.
Vergine sino a 2sesso duro, non deflorata nemmeno da una donna, mentre io ne avevo
sverginato tre, compresa Giovanna, ma nessuno lo sapeva, noi donne sappiamo
mentire.
Si, mentiamo, mentiamo nell'orgasmo simulato, nel piacere non avuto, nell'amore
non dato, nella mercificazione del corpo che ci faciam pagare mentre dovremmo
pagare noi quando l'orgasmo pieno ti prende.
Siamo la Bugia in persona, siamo Bugia dentro.
Giovanna.
Aveva mentito per mesi e io lo sapevo.
Non godeva, non riusciva.
Almeno del tutto.
Alto poi piatto, discendente veloce il suo misero piacere.
Ricordo la notte che pianse.
Si, pianse di gioia nella mia bocca sporca di lei.
Aveva urlato, come impaurita.
Si era contratta, scossa da onde carmiche in tutto il corpo.
Il suo primo orgasmo pieno, assoluto.
Io ero ancora vergine, non di orgasmi, pero.
Amavo masturbarla, masturbarmi per ore, farmi masturbare con una tecnica che
ti portava li per venire ma lo impedivi sadica.
Poi, il maremoto, l'eruzione non più impedita sotto la sua calda lingua.
Che godute all'università.
L'arrivo di lui.
Orlando.
Ci aveva smascherato una sera in birreria.
Aveva detto semplicemente: - Voi siete amanti.-
Era già il marito di Giovanna, il trio si ricongiungeva.
Giovanna, rossa come un pomodoro, singhiozzava, io lo guardavo incazzata: -
E allora? -
Lui sorrise strano, mi aveva già fatto la corte in passato.
- Tu dormi a casa nostra, questa sera.-
- Per Giovanna.-
- Per noi.-
Fu una notte di parole, accuse, recriminazioni, amore.
Orlando ed io amavamo Giovanna con la stessa intensità.
Ma quella notte nessuno tocco nessuno.
Un mese dopo non ero più vergine.
Mi innamorai anche di Orlando.
Quando me ne accorsi ero smarrita, incredula, eppure lo desideravo, faceva parte
ormai dei mie sogni con Giovanna: io, Giovanna e lui.
Accadde una sera, tre giorni dopo.
Mi telefonò a casa:- Giovanna e' in crisi, ti vuole.-
Mi precipitai.
No ricordo come accadde, ma dormimmo in tre quella notte.
Orlando uso la lingua su di me, era bravo.
Ci misi un poco poi fui travolta inaspettatamente, non mi aspettavo orgasmi.
Fui io a piangere nella bocca di Giovanna.
Ora sono un fiocco di neve che si scioglie tra i due, felice.