teggiano-eros Altra carne per le sue zanne

Notti romane..

Mayo de May@

18/03/01

© 2000 - 2001

 

Fin da made in italy, ricordo, preferivo giocare con le femminucce anche e soprattutto i giochi del dottore.
Mi piacevano di più con la loro conchiglietta liscia e rosata mentre i sesso estremo, con quella cosa pendula davanti mi facevano un poco senso.
Mi resi conto di essere diversa dalle mie amichette a undici anni quando invece del solito ragazzetto mi innamorai della mia compagna di banco.
Un amore tutto mio, mai rivelato compiutamente nemmeno al diario ma sentito dentro, a volte, con disperazione e lacrime, perché non ero nata maschio?
Mi bastò per precipitare in una cotta più matura a quindici anni dove capivo che il mio amore era strano, fuori dalla norma.

Lei era la mia dirimpettaia di finestra, qualche anno più vecchia, bellissima per me e molto seducente.
Si era imparato una strada sui tetti per raggiungere il terrazzo e di li salire sui tetti opposti e raggiungere una vecchia colombaia in disuso.
Ci eravamo arrivate poco alla volta insieme alla nostra amicizia e ci eravamo costruite un nido con vecchie coperte.
Stavamo ore a parlare di tutto, lei anche dei suoi primi amori, delle sue prime esperienze sessuali ed io restavo in silenzio ad ascoltarla pensando a quell'esperienza che avrei voluto avere con lei.
Nulla e nessuno poteva indovinare il mio stato d'animo, sapevo mentire.
Ero diventata un'esperta a nascondermi, una bugiarda per necessità.
In quell'Agosto dei mie sesso and porno anni ci si incontrava di notte, quando i nostri erano a letto e si passava ore mano nella mano a fumare, guardare le stelle di quel meraviglioso cielo romano in compagnia di gatti randagi o innamorati.
Solitamente io portavo un pigiama maschile e lei una vestaglietta di cotone leggera.
Ad entrambe era noto che sotto si portava solo mutandine.
Quella sera, fumammo il nostro spinello, lei aveva appoggiato le testa sul mio piccolo seno.
Come era bello vederla dall'alto e così vicino.
La bocca aperta, ridente, dove il bianco dei denti sembrava fluorescente.
Se fossi stata un maschio se ne sarebbe accorta della mia eccitazione sessuale ed emozionale ma ero donna, bastava controllare il respiro.
Avrebbe udito il cuore, però.
Ad un tratto si era alzata ridendo, come colpita da un pensiero.
- Mai baciato nessuno?-
La domanda mi aveva colpito profondamente: non avevo baciato nessuno, non in quel modo che sottintendeva il suo sorriso.
Abbassai lo sguardo: - No, nessuno.-
- Ti piacerebbe provare?-
- Certo, ma chi posso baciare secondo te?-
- Me, sciocca, puoi baciare me tanto per provare come si fa.-
Ero eccitatissima: un nodo alla gola.
Si, l'avrei baciata più che volentieri e l'avrei anche amata, sapevo, ora, cosa possono fare due donne di se.
- Ma siamo due donne.-
- Due amiche, è diverso, ma se non vuoi..-
Avrei urlato di disperazione:
Si, lo volevo, lo volevo.
Quando le sua labbra sfiorarono le mie, sentii il ventre esplodermi: un orgasmo improvviso e violento stava annientandomi.
Qualcosa sulla mia faccia, l'improvviso tremore, il roteare degli occhi forse la fece capire, sentii in lontananza qualcuno mormorare: - Ti piace, lo so, ti piace.-
Poi la bocca umida, le lingue incontrarsi, le salive far di noi una unica bocca appassionata.
Le lacrime nei mie occhi, la liberazione del mio corpo e della mia mente.
Non dovevo più fingere, si, mi piaceva e tanto.
Non so quali delle mani si mossero, le mie?
Le sue?
Ma ci trovammo a seno nudo, i capezzoli ritti, una quasi sull'altra a cercare di morderli, baciarli, leccarli, palpeggiarli.
Non so se lei lo faceva per vizio, curiosità, ma per me era vita, era essere me stessa finalmente, essere quello che ero, un'amante delle donne.
Le vesti da notte sparirono con le mutandine bagnate da umori e saliva.
La baciavo, la leccavo, la ingoiavo, mentre lei ingoiava me.
Lo facemmo a lungo, a volte in modo quasi violento, a volte con una delicatezza infinita.
Non parlammo molto ma mi usci un debole: - Ti amo, Luisa.- e vidi i suoi denti brillare nella notte.
Mi insegnò ad usare le dita su di lei e io sulla mia, non erano molto diversi i metodi, ci si masturbava quasi nello stesso modo.
Quando sentii che poneva due dita davanti alla mia rosa e, guardandomi chiedere: - Posso?- capii che la mia verginità se ne sarebbe andata quella sera, assentii con la testa.
Mi penetrò prima con due poi con tre dita in profondità, mi scopò sino all'orgasmo, non sentii mai male ma le sue dita erano rosse di sangue quando accese l'accendino per guardare, poi me la baciò a lungo mentre io godevo l'estasi della nuova donna.
Seguirono altre sere, altri amplessi finche una sera mi disse:- Ti amo come Andrea, non farei senza di nessuno dei due, ormai.-
Ne avrei provato anche io degli Andrea nella mia vita ma mai avrei scordato le mie notti romane.