teggiano-eros La macchia verde

La macchia verde...


Mi stavo allontanando da quel bosco il più in fretta possibile.
Ne ero attratto e spaventato, avevo incontrato un altro diavolo e che diavolo.
I romani aveva paura dei boschi e delle selve, li capivo in pieno.

 

Esistevano i Re del bosco.
Schiavi fuggiti che magari lottavano tra loro per diventare Re del bosco.           I romani non osavano cacciarli dal bosco e accettavano il bosco come terra sacra fuori dai loro confini giurisdizionali.
Non avevo mai sentito di una Regina del Bosco.
Ero andato in quel luogo interessato e un poco incredulo.
Avevo passato alcune sere in osterie al margine del bosco e ascoltato giovani e vecchi parlare della Regina.
Una donna voracissima di sesso, bella e terribile che divorava i suoi amanti come una Mantide religiosa.
Una strana leggenda mai riportata dai media.
Quando seppero che volevo passare la notte nel bosco si erano tutti segnati con una croce, anche i vecchi partigiani comunisti.
Ero entrato nel bosco, trovato una splendida radura e montato la mia tendina canadese.
Una cosa mi aveva già stupito.
Gli uccelli.
Ve ne erano centinaia ma nessuno cantava, silenti come rocce volanti.
Avevo ripetuto alcuni canti ai quali merli e usignoli rispondevano sempre ma non in quel posto.
Avevo acceso un bel falò con tutte le precauzioni possibili, non avrei mai dato avvio ad un incendio.
Mi ero seduto davanti al fuoco con il mio registratorino e registravo le mie impressioni generali.
Non l'udii arrivare ma la vidi uscire dal buio entrando nel cerchio di luce del fuoco.
Nuda, rossa di riflessi, bella ma bestiale.
Le gambe erano le classiche gambe del fauno dove, in mezzo, spiccava un cespuglio di peli rossi.
Si era fermata a guardarmi.
Poi si era seduta di fronte a me con il fuoco in mezzo.
Le fiamme trasparenti non negavano nulla alla via vista, la facevano solo vedere come attraverso un velo di calore, tremolante.
Io sono abituato a certe cose, ne ho viste nel mio mestiere di scrittore di casi paranormali.
Credo più alla ragione che ai mie occhi.
Non era vera.
Certamente una mia proiezione dell'inconscio.
Volevo vedere qualche cosa e la vedevo.
Ma la sua voce, melodiosa come un canto d'uccello, i suoi occhi tremendi, il suo seno bellissimo, illuminato dalla luce del fuoco che pareva danzarci sopra, mi stupivano, era più vera del vero.
- Incredulo mortale, son vera.-
- Chi sei, svela il segreto.-
- Son Satholla, la Regina del bosco da mille anni.-
- Io sono colui che sa, Ricorda.-
- Si, ho visto, tu hai amato Satana, ora amerai me.-
Una luce intensissima mi accecò, mi sentii trasportare per una decina di minuti, ero incapace d'oppormi, ero suo schiavo.
Entrammo in uno spazio buio dove tanti, tantissimi occhi si illuminavano nel buio.
Non era una grotta e non era il bosco, era uno spazio.
Vidi un'alcova di pelli, una bellissima alcova morbida e strana e quando vi fui adagiato sopra ero nudo, ero senza veste alcuna.
Ed ero eccitato in forma strana, ero più grosso di quanto avessi mai visto in me.
Ero enorme, diabolico.
La sua bocca bellissima se ne impossessò rapace e le sensazioni che ne avevo erano bellissime.
Sentivo intorno a me lamenti umani.
La mia mente ragionava e sentiva.
Ero fratto in mille sensazioni uditive, sensitive, sentivo l'azione di ogni mio piccolo muscolo, di ogni cellula, di ogni atomo.
Di ogni molecola che quella bocca stimolava sessualmente, ero in estasi.
Fui tutt'uno con chi mi circondava, gli occhi.
Gli occhi visti si erano incarnati in uomini giovani che si stavano masturbando a sangue, odiandomi.
Divise tedesche, partigiane, boscaioli e pastori, tutti giovani di ogni epoca armati di verghe colossali fuori dai brandelli dei calzoni.
Mi odiavano, volevano una parte delle mie sensazioni, amavano e odiavano il mio godimento.
Avrebbero voluto esser loro l'amante della Regina.
Quando lei sorridendo mi cavalcò aprendosi e infilandosi mi sentii strano.
Pensai al film "Odissea nello Spazio 2001".
Mi sentii la scimmia che tocca il monolito.
Ero altro, ora.
Una infinita capacità di godere, di capire, di volere e quando i maschi in attesa s'avvicinarono a noi capii che sarebbe stato un amore globale, sarei stato anche loro.
Gli occhi e le sagome, man mano che ci toccavano sparirono ma li sentivo nel mio corpo, sentivo anche per loro.
Non erano più vivi, non erano più veri se non attraverso la mia carne.
Io ero tutti loro.
Mi sentivo padrone di mille verghe che usavano la stessa apertura bollente.
Era come sentirla dentro, essere al di la di quel seno che baciavo, essere dentro di lei in una palingenesi che non capivo ma sentivo.
Ero tutto il sesso del mondo, ero il mondo.
Era come essere Lei e non esserlo, godere il suo godimento ed essere godimento mio e suo nello stesso tempo.
Essere femmina e maschio, essere eros.
Godere momenti incredibili, pazzeschi, dolorosi anche nella loro intensità.
Sentire che mi si strappava energia, che mi si succhiava come una mosca presa dal ragno, mi si succhiava vivo e godente.
Era meraviglioso.
Inconcepibile, miracoloso.
Più ti sentivi morire più godevi l'assurdo, godevi la rosa e godevi la verga.
Sarei morto felice, raggiunto gli altri maschi che avevano fatto la mia morte.
Rammentai un nome misterico, mi attaccai a quel nome disperatamente.
L'energia sembrava capovolgessi, ora ero solo maschio che fotteva una femmina.
La sentii mormorare- PADRONE, TI SENTO.-
Gioire, ululare quasi, agitarsi come presa dall'impossibile.
Contorcersi, pressare il suo ventre come fosse di fuoco liquido.
Emettere umori verdastri bollenti come acido.
Non avevo mai scopato così e nemmeno pensato che si potesse fare.
Il mio corpo e il suo emettevano vapor d'acqua, avevo sete, avrei bevuto sangue.
Poi mi sentii di nuovo in forza, la presi dietro per ore, nel luogo che Satana ama.
Ero lui.
Le stappai singhiozzi, urla bestiali di godimento, era bella, bellissima in quei momenti.
Ero lui, il Principe.
Ero io lo schiavo.
Poi tutto sparì lentamente.
Mi svegliai accanto al fuoco spento, ero di nuovo vestito, ero di nuovo io.
Rammentai i godimenti come una atroce fitta al cervello.
Mi alzai senza smontare la tenda, fuggii. Raggiunsi la macchina.
Sul mio braccio destro una macchia verde brillava e, attraverso essa vedevo me stesso copulare come un pazzo la Regina del Bosco.
Sparì fuori dal bosco, quella macchia, un bosco che non vedrò mai più.