teggiano-eros
Anche la prossima vita… © Mayo de May@ TIME \@ "dd/MM/yy" 23/ 04/01 “Huuummmm.. Dai, ancoraaa…“ Le sue spinte facevano scuotere tutto il mio corpo da dietro. Io mordevo il cuscino, volevo la sua bocca nella mia, la sua schiena sotto le mie unghie. |
Volevo urlarlo dentro lui il mio grido segreto, gridarlo alla sua anima. Il seno ballava il suo ritmo sul mio petto, un ritmo selvaggio, prepotente e bello. Ballavo tutta al ritmo del momento: un momento mai uguale a quello passato e a quello che veniva. Entrava padrone e la mia carne cedeva avvolta di piacere. Inesorabile percorreva tutta la mia caverna spalancata a lui come se avesse mormorato “L’apriti Sesamo” di sesso and porno. Ero un buco tutta, un buco circondato di carne, ero piacere assoluto mio e suo. Ero ricettacolo di un palo infuocato che mi bruciava corpo e cervello, un palo mentale oltre che fisico che non permetteva distrazioni o pensieri diversi da lui, dal sentirlo. Chiudevo gli occhi e lo vedevo entrare in me, quante volte lo avevo visto. Ogni volta pareva farlo diversamente e, forse lo faceva solo nella mia mente mai abituata a lui, sempre vergine per lui. Sempre pronta a farlo per la prima volta. Sempre. Amavo quell’uomo che faceva di me terra sua, terra da arare e fecondare, terra da esplorare, conoscere, amare. Nulla gli negavo e nulla mi negava. Ero padrona del suo corpo quanto del mio. Dolce, affettuoso. Prima di cominciare mi preparava con dolcezza, mai un atto di fretta. Ma, incominciato, mi faceva morire ed io m’abbandonavo a quella dolce agonia tra umori e odori che mi bloccavano per lui. Non so come godono le altre donne ne m’interessa, ho difficoltà a dire come godo io. Lo sento arrivare in due posti, leggermente non sincronizzati. Nel sesso, in me donna. Parte da li il calore, il piacere ma poi si disperde in modo tutto suo, inequivocabile, si dilata in tutto il corpo con la nuova spinta del cervello godente che fa scattare ogni parte di me dentro e fuori in un acuto sentire da pazzi: come altrimenti descrivelo?. Allora mi perdo in quella palla di fuoco bollente che m’avvolga tutta, che mi fa tremare, sudare, gioire. È onda su onda, spinta su spinta. A volte lo sento per due, tre volte in modo ravvicinato. A volte e’ solo un sole che brucia e ti fiacca. Lo rivuoi quel sole, lo rivuoi anche da stanca. E’ bello anche il solo sentirlo. Prima nulla mi dava la quantità di piacere che davo, solitaria, a me stessa. Ora lui mi batte, sa farmi godere a lungo e bene. Mi fa sciogliere come burro entrando in per ogni via. E io godo quel suo godere fulminate, del suo getto di lava incandescente in bocca, il ogni dove che segna la fine del gioco, ma che lungo gioco.. Non lo avevo mai avuto un maschio cosi’. A vederlo sembrava una donna, fighino al massimo livello. Lingua da donna, prepotente al limite della dolcezza. Mani da accarezzare anche dentro. Ma quando entrava era un dardo. Un dardo di Cupido che sapeva rinnovarsi sempre.. Era solido, caldo, mobile e lungo a venire. E quelle chiappe maschie con l’avvallamento in mezzo a seguire i muscoli guizzanti e poderosi. Come sapevano spingere il dardo, come arco di Diana dalla luna. Il piacere cresceva in me pian piano, poi esplodeva. Diventavo selvaggia se governavo, diventavo terra di conquista se lo subivo. Il mischiare degli odori, il dividere la nostra gocciolante essenza che colava sulle cosce mai cacciata, assorbita, divisa, spalmata su tutto il corpo con il sudore. La mia bocca che sapeva di me, di se, di noi. “Dimmelo tu, Diana, se vi è droga maggiore di questa? Dimmelo tu, Diana, se non vi è morte migliore." Tra poco cadrò sulla pancia e lui continuerà inesorabile a spingere la mia carne che nulla più sente nell’acme assoluta. A volte fa quasi male goderlo cosi’. Non so come goda ma gioisco quando ferma la mia bocca ghiotta di tutto, di lui, implora basta, fermati amore. Lo posso ferire continuando e, a volte, continuo sadica sino a farlo gridare. Ora sta a lui far gridare me e griderò, griderò il mio piacere alla Luna. Poi lo ucciderò con la bocca carnivora.” Gli perdono il suo essere tonto, il suo essere egoista nella vita comune, quando mi scopa non lo e’ mai, se Dio vuole. “Hummmm.. sto per venire lo sento. Non manca molto al mio viaggio in terre che non conosco, credo lo sappia, spinge veloce, ora.. Dai ti prego, più forte, più veloce.. ora… Quanto e’ bello esser donna, io donna rinasco sempre, anche la prossima vita.” |