teggiano-eros Il sesso non è importante
Le perle.. hehehehe.
© Mayo de May@
2000-2001
 

Non capivo perché Luisa nel mettersi nuda con me teneva una lunga collana di perle
addosso.
Perle che partivano dal collo e arrivavano a metà coscia.
A me davano fastidio ma non vi era nulla da fare, nuda con le perle.
Un giorno lo chiesi: - È un ricordo, un amuleto?-
- No e' uno strumento d'amore.-
Io pensai che scherzasse ma alla sera nel mio letto incominciai a pensare.
A cosa assomigliavano le perle?
A palline regolari.
Poi ebbi una rivelazione.
Da sesso ero caduto su di una pallina.
Era rotolata sotto i miei piedi.

La mia fantasia si scateno, avevo capito.  Mollemente adagiata sul letto, la collana sul seno e sul fianco mi guardava teneramente ma anche con desiderio.
Ero appena uscito da lei, diciamo due minuti, quel tanto da calmarla.
Il mio umore calava lentamente da lei che non se ne preoccupava, il materasso era protetto.
Presi una perla, l'accostai al capezzolo eretto, le soffregai con le dita.
Luisa aperse gli occhi interessata.
Presi il capo della collana, quello che si snodava sul suo fianco e lo portai al suo pube.
Sorrise.
Riempii la mano di perle, le soffregai sul suo sesso bagnato spingendole un poco.
Chiuse gli occhi.
Infilare il filo di perle fu naturale, entravano bene.
E quando un bel tratto era entrato entrai su di loro, ebbe un brivido.
Ero diventato molto grosso ma le perle rotolavano in lei ed io con loro.
Fu una cosa lenta, non lo avevo mai fatto: imparai presto a muovermi con loro spingendole sulle pareti vaginali.
Il mugolio di Luisa si fece intenso, non più regolabile e si strinse a me urlando di piacere, avevo scoperto il trucco delle perle.
Alla fine se le stacco dal collo e me le porse muta.
- Fanne ciò che ti pare.- disse piano.
Le sentii bagnate, scivolose, incomincia ad infilarle tutte.
Mi resto solo un due perle in mano, Luisa mi guardava pronta.
- Al mio via ritirale il fretta.-
La sua mano si collocò tra le perle dentro e la sua clitoride che stuzzicò esperta sotto il mio sguardo.
Ci mise poco e mi urlò: - ora.-
Strappai il lungo filo di perle in mezzo al suo orgasmo.
Si era alzate sui gomiti, la testa dietro, la schiena arcuata, poi cadde sul materasso urlando parole sconce.
Mi eccitavano, la eccitavano.
Non pensai più a nulla, non ne ero in grado.
La penetrai scontrandomi con le perle arrotolate sul membro duro, le tenevo con le dita, erano strette molto.
Entrarono solidali, poche si spostarono indietro fermandosi sulle altre facendomi un cazzo dentato.
Ora ero un fauno con la verga di Giove.
Urlò, si divincolò, tentò di scappare ma io la premetti in basso, ero fuori di testa e la infilai, uscii per rinfilarla di nuovo.
Alla fine si calmò, forse non era doloroso.
Sbavò, mi guardo con occhi di brace e mi urlò in faccia il suo godimento.
- Più forte, più forte.-
Diedi me stesso.
Mai godetti tanto e forse nemmeno lei.
Il getto fece forza sul condotto pressato, soffrii il godimento ma lo apprezzai anche, era davvero strano.

Le perle.. hehehehe...