teggiano-eros Il sesso non è importante
Mi sentii indiano...
© Mayo de May@- 30/05/01
2000-2001
 

Ero atterrato con un piccolo monomotore preso a noleggio sulla pista polverosa della riserva indiana che avevo contattato dall'Italia con Internet.
Lei era li ad aspettarmi con il suo fuoristrada, era più bella di quanto mostrassero le fotografie, ne fui contento.
Era anche più bella e matura dal nostro incontro tre anni fa.
Scaricammo la mia attrezzatura aiutati da alcuni sesso estremo gioiosi e sorridenti che saltellavano tra gli adulti venuti ad accogliermi.
Le montagne nere scintillavano al sole debole di quell'inverno, un'aria fresca e tagliente ci baciava il viso.
Fui alloggiato nell'unico alberghetto della riserva, fatto più per i turisti che per la popolazione indigena, dove, splendidi monili d'argento facevano bella mostra di se in una vetrinetta polverosa.
Alle sei del mattino caricammo la mia roba sul fuoristrada di Belinda Still, alias "Anitra che nuota" e ci avviammo verso le montagne.
Belinda indossava un giubbone di pelle e sotto aveva una camicia a quadri che il seno tendeva.
Non ci volle molto a capire che non portava reggiseno.
I jeans attillati e stretti tendevano su quelle belle gambe lunghissime e un paio di stivaletti indiani completavano l'opera.

Belinda era una giovane antropologa che avevo conosciuto in un Congresso e che avevo avuto la buona idea di contattare spesso dall'Italia.
La nostra meta era un cimitero indiano nel bel mezzo delle montagne.
Avevo voluto coniugare studio e vacanza.
La compagnia era ottima.
Una donna di 3sesso duro splendida ed interessante.
Guidava con perizia per sentieri da capra e sosteneva chiacchiere insulse che facevo io per passare il tempo.
Lontano nubi minacciose sembravano allontanarsi dalla montagna.
Raggiungemmo il cimitero indiano a meta' mattina, le nubi parevano sparite dietro il monte.
Il classico cimitero con le salme sollevate da terra e sostenute da quattro pali di legno.
Un luogo che manteneva però il clima della mentalità indiana nel rapporto con la vita e la morte, non era tetro ma nemmeno allegro, era inserito nel paesaggio come un bosco o una roccia.
La vedemmo in ritardo.
La nube nera ci sorvolò veloce, l'aria si fece fredda e altre nubi seguirono la prima, il cielo s'oscurò.
Incominciò la neve, tanta neve.
Chiusi nell'abitacolo del fuoristrada si discuteva cosa fare, rientrare era impossibile.
Facemmo l'inventario delle nostre cose.
Due coperte, un telo militare.
Non sarebbero bastati a tenerci caldo.
Il gasolio della macchina non consentiva un uso prolungato del riscaldamento.
- Che si fa?- Chiesi.
- Mai sentito la storiella che un indiano sotto una coperta muore assiderato ma due indiani sopravvivono?-
- No, che vuoi dire?-
- Sai fare una tenda con quel telo?-
- Si, si può farla ma sarebbe una tenda per una persona sola.-
- Tu falla, poi ti spiego.-
Feci una tenda tipo militare, una tenda da un solo posto.
Lei la guardò poi vi si infilò dentro.
Si, l'avrei lasciata a lei comunque.
Vidi che armeggiava, poi vidi cosa mi porgeva: i suoi abiti.
- Mettili in macchina, spogliati e vieni dentro.-
Non capivo ma feci come voleva, tenni solo gli slip.
- No, via anche quelli.- la sentii ridere senza vederla.
Mi infilai sopra di lei, dico davvero sopra, non vi era molto spazio.
Sentivo la sua pelle fredda come la mia, i primi brividi del freddo pungente.
Lei aveva le gambe aperte, io allungai le mie chiuse tra le sue.
Ci abbracciamo, ci soffregammo, ci scaldammo.
La sua carne morbida si riscaldò sotto la mia, ora la sentivo tutta, anche il pelo liscio e dritto della sua rosa.
- Prendimi.-
Mi ci volle un poco a capire.
In queste situazioni pensare a scopare mi pareva un'idiozia pericolosa.
Poi capii.
Chi scopa produce tanto calore da scaldare una stanza, capirai quella tendina militare.
- Si, Mayo, ora sta a te a farci sopravvivere.-
Con fatica e con il suo aiuto riuscii ad avere un'erezione quel tanto da poterla penetrare, poi, naturalmente incominciammo a prenderci gusto.
Incominciammo lentamente con colpi profondi, sentii la sua bocca sulla mia.
Pian piano lei si rilassava, incominciava a sentir piacere e me lo disse.
Sarebbe morta godendo ridacchiò.
Furono sempre entrate e uscite lente, per nulla passionali, ma furono penetrazioni che lei godette e molto prima di me.
Per quanto tempo lo facemmo non ricordo, lo facemmo per buona parte della notte, una notte tremenda che ululava come un lupo.
Poi, sfinito, mi addormentai su di lei.
Ci svegliammo all'alba, il cielo era sereno, lo capimmo appena sporgemmo le teste dal riparo.
Intorno a noi una quarantina di centimetri di neve.
Mi sollevai con la schiena e scardinai la tenda, poi, tutti e due ridendo raggiungemmo la macchina e i nostri vestiti asciutti.
- Questa la devo raccontare.-
- Senza far nomi, vero?-
- Due antropologi scopano per una notte intera per sfuggire all'assideramento.-
- Non mi sembra che ti lamentavi questa notte, mio caro Mayo.
- Ne mi lamento ora.-
Poi, istintivamente alzai gli occhi verso quella tomba che, al suo riparo, avevamo rizzato la tenda.
Era circondata dalla neve ma sulla sua sommità non un fiocco ricopriva lance e vecchi abiti e coperte.
Belinda segui il mio sguardo, si accalorò.
- Ma allora è vero. La credevo una leggenda.-
- Cosa?-
- Vedi, l'ultimo indiano sepolto quassù fu sepolto nel 1910, Gli altri sono più antichi. Come vedi i bastoni che sorreggono la salma sono integri, sembrano tagliati ieri anche se son secchi. La leggenda dice che Manitoba protegge i suoi guerrieri.-
- Tutte le tombe sono protette dalla neve che con il suo peso le distruggerebbe, miracoloso.-
- Mi ero sempre chiesta come resistessero alle tormente di neve.-
Ritornammo con fatica alla riserva parlando del cimitero, il Capo medicina ci guardò sorridendo, forse sapeva.
Restai altre tre notti in quell'albergo e Belinda, in modo aperto a tutti, le passò nel mio letto.
Quando riparti sorvolai per alcune volte il cimitero, dall'alto una specie di copertura azzurrina le proteggeva come una campana l'orologio.
Non ritrovai la nostra tomba, sotto la quale avevamo fatto l'amore Belinda ed io.
Un indiano sotto una coperta muore assiderato: due indiani sopravvivono.
Mi sentii indiano.