Belinda
era una giovane antropologa che avevo conosciuto in un
Congresso e che avevo avuto la buona idea di contattare
spesso dall'Italia.
La nostra meta era un cimitero indiano nel bel mezzo delle
montagne.
Avevo voluto coniugare studio e vacanza.
La compagnia era ottima.
Una donna di 3sesso duro splendida ed interessante.
Guidava con perizia per sentieri da capra e sosteneva
chiacchiere insulse che facevo io per passare il tempo.
Lontano nubi minacciose sembravano allontanarsi dalla
montagna.
Raggiungemmo il cimitero indiano a meta' mattina, le nubi
parevano sparite dietro il monte.
Il classico cimitero con le salme sollevate da terra e
sostenute da quattro pali di legno.
Un luogo che manteneva però il clima della mentalità indiana
nel rapporto con la vita e la morte, non era tetro ma
nemmeno allegro, era inserito nel paesaggio come un bosco
o una roccia.
La vedemmo in ritardo.
La nube nera ci sorvolò veloce, l'aria si fece fredda
e altre nubi seguirono la prima, il cielo s'oscurò.
Incominciò la neve, tanta neve.
Chiusi nell'abitacolo del fuoristrada si discuteva cosa
fare, rientrare era impossibile.
Facemmo l'inventario delle nostre cose.
Due coperte, un telo militare.
Non sarebbero bastati a tenerci caldo.
Il gasolio della macchina non consentiva un uso prolungato
del riscaldamento.
- Che si fa?- Chiesi.
- Mai sentito la storiella che un indiano sotto una coperta
muore assiderato ma due indiani sopravvivono?-
- No, che vuoi dire?-
- Sai fare una tenda con quel telo?-
- Si, si può farla ma sarebbe una tenda per una persona
sola.-
- Tu falla, poi ti spiego.-
Feci una tenda tipo militare, una tenda da un solo posto.
Lei la guardò poi vi si infilò dentro.
Si, l'avrei lasciata a lei comunque.
Vidi che armeggiava, poi vidi cosa mi porgeva: i suoi
abiti.
- Mettili in macchina, spogliati e vieni dentro.-
Non capivo ma feci come voleva, tenni solo gli slip.
- No, via anche quelli.- la sentii ridere senza vederla.
Mi infilai sopra di lei, dico davvero sopra, non vi era
molto spazio.
Sentivo la sua pelle fredda come la mia, i primi brividi
del freddo pungente.
Lei aveva le gambe aperte, io allungai le mie chiuse tra
le sue.
Ci abbracciamo, ci soffregammo, ci scaldammo.
La sua carne morbida si riscaldò sotto la mia, ora la
sentivo tutta, anche il pelo liscio e dritto della sua
rosa.
- Prendimi.-
Mi ci volle un poco a capire.
In queste situazioni pensare a scopare mi pareva un'idiozia
pericolosa.
Poi capii.
Chi scopa produce tanto calore da scaldare una stanza,
capirai quella tendina militare.
- Si, Mayo, ora sta a te a farci sopravvivere.-
Con fatica e con il suo aiuto riuscii ad avere un'erezione
quel tanto da poterla penetrare, poi, naturalmente incominciammo
a prenderci gusto.
Incominciammo lentamente con colpi profondi, sentii la
sua bocca sulla mia.
Pian piano lei si rilassava, incominciava a sentir piacere
e me lo disse.
Sarebbe morta godendo ridacchiò.
Furono sempre entrate e uscite lente, per nulla passionali,
ma furono penetrazioni che lei godette e molto prima di
me.
Per quanto tempo lo facemmo non ricordo, lo facemmo per
buona parte della notte, una notte tremenda che ululava
come un lupo.
Poi, sfinito, mi addormentai su di lei.
Ci svegliammo all'alba, il cielo era sereno, lo capimmo
appena sporgemmo le teste dal riparo.
Intorno a noi una quarantina di centimetri di neve.
Mi sollevai con la schiena e scardinai la tenda, poi,
tutti e due ridendo raggiungemmo la macchina e i nostri
vestiti asciutti.
- Questa la devo raccontare.-
- Senza far nomi, vero?-
- Due antropologi scopano per una notte intera per sfuggire
all'assideramento.-
- Non mi sembra che ti lamentavi questa notte, mio caro
Mayo.
- Ne mi lamento ora.-
Poi, istintivamente alzai gli occhi verso quella tomba
che, al suo riparo, avevamo rizzato la tenda.
Era circondata dalla neve ma sulla sua sommità non un
fiocco ricopriva lance e vecchi abiti e coperte.
Belinda segui il mio sguardo, si accalorò.
- Ma allora è vero. La credevo una leggenda.-
- Cosa?-
- Vedi, l'ultimo indiano sepolto quassù fu sepolto nel
1910, Gli altri sono più antichi. Come vedi i bastoni
che sorreggono la salma sono integri, sembrano tagliati
ieri anche se son secchi. La leggenda dice che Manitoba
protegge i suoi guerrieri.-
- Tutte le tombe sono protette dalla neve che con il suo
peso le distruggerebbe, miracoloso.-
- Mi ero sempre chiesta come resistessero alle tormente
di neve.-
Ritornammo con fatica alla riserva parlando del cimitero,
il Capo medicina ci guardò sorridendo, forse sapeva.
Restai altre tre notti in quell'albergo e Belinda, in
modo aperto a tutti, le passò nel mio letto.
Quando riparti sorvolai per alcune volte il cimitero,
dall'alto una specie di copertura azzurrina le proteggeva
come una campana l'orologio.
Non ritrovai la nostra tomba, sotto la quale avevamo fatto
l'amore Belinda ed io.
Un indiano sotto una coperta muore assiderato: due indiani
sopravvivono.
Mi sentii indiano.
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