teggiano-eros Satana è venuto a trovarmi
 
Scusami...
© Mayo de May@
Dedicato ai miei lettori francesi.

L'oratorio chiudeva e, come al solito, lo chiudevo io.
1sesso duro suonati, grande come un armadio ancora da svezzare.
Lei era sempre lì, alla finestra a quell'ora.
Mi guardava in silenzio ma sorrideva.
Solo io la vedevo, si teneva un poco indietro dalla finestra del primo piano.
M'imbarazzava spesso anche se eravamo ottimi amici.
Era la moglie di un mio amico più grande che frequentava la chiesa e abitava nel mio stesso condomino.

Quel pomeriggio mi parve tutta di un colore, un colore strano.
Mi sentii chiamare, mentre passavo sotto il davanzale.
- Arturo, non te ne andare, ti prego.-
Ne vidi l'ombra dietro la tenda.
- Cosa vuoi, Maurizia?-
- Sali da me, vuoi?-
- Apri il portone, allora.-
- No, puoi salire sul muretto, entrare da me dalla finestra.-
- Perché devo far Tarzan?-
- Te lo spiegherò quando sarai dentro.-
Era un gioco da ragazzi, suo marito ed io lo si faceva spesso.
Ci misi poco, nessuno poteva vedermi se non erano affacciati.
Scostai la tenda, la stanza era semibuia, aveva tirato le tende, quelle pesanti da notte, per contendere alla luce il passaggio.
Dovetti fare un certo sforzo per metterla a fuoco, ne vedevo la silouette scura o di uno strano colore brunastro.
Quando la misi a fuoco bene capii che era nuda.
Il seno che si sollevava a ritmo di un respiro veloce, l'areola più scura con in mezzo i capezzoli, lo scuro vello sul pube.
- Ma sei nuda?- esclamai quasi gridando.
- Si, lo sono per te se vuoi.-
Ero diventato rosso fiamma, non avevo mai visto una donna nuda, vera, solo sognata o in foto patinate.
Un nodo alla gola grande una casa.
Ero paralizzato dalla sorpresa.
- Ma... ma... vuoi cosa ? -
- Non fare il ragazzino, l'amore con te, che altro ? -
- Ma tu... sei sposata...-
- Si, lo sono. Ma posso fare l'amore con chi voglio, io.-
- Madonna mia... è... la Chiesa lo proibisce...?.-, farfugliai.

Mi si era avvicinata, ne sentivo il profumo che si era messa addosso, le mie narici ne furono subito piene.
- Ma io... non so...-
- Come si fa? Te lo insegno io. È un anno che ti guardo giocare al pallone, sederti sul mio divano, mangiare alla mia tavola. Ora ti voglio a letto.-
- Lo... Io... Ma è peccato, Maurizia... un peccato mortale....-
- Dici.-
Mi aveva preso una mano posandola sul suo seno.
Una scossa elettrica, sapevo che era giovane poco più di me e che era bella.
Un pugno allo stomaco la sua carne calda e liscia, vellutata tranne sul capezzolo irto.
L'inferno nelle mutande mi richiamò all'ordine, ero duro, duro da impazzire.
La sua mano sui calzoni mi stava accarezzando lentamente, io tremavo come un bimbo impaurito, ma mi eccitavo anche.
Non sapevo che fare mentre lei armeggiava con i miei calzoni.
Poi il paradiso in terra.
La sua bocca mi prendeva dentro, in un vuoto che non credevo esistesse.
Non capivo più nulla, era bello, caldo, umido e lei mi stava togliendo i pantaloni senza riuscirci, le scarpe lo vietavano.
Che fare?
Aiutarla?
Commettere peccato?
Sapevo che cosa era l'adulterio.
- Ma cazzo, dammi una mano, tesoro.-
Obbedii in trance, la parola sconcia mi aveva sorpreso.
Da una donna?
Mi ritrovai nudo e sotto attacchi della sua bocca esperta. Non salvava nulla del mio corpo ed io, in piedi, imbranato, indeciso ma eccitato lasciavo fare, avrei obbedito a tutti i suoi ordini.
Mi sdraiò sul letto, ora la mia vista vedeva tutto, anche che mi saliva sopra, come per cavalcarmi.
Aveva la bocca aperta, quasi cattiva: - Sei vergine vero?-
Accennai di sì con la testa.
- Sei mio bel verginotto, tutto mio.-
La vidi portarsi la mano al sesso, non capii bene ma mi sentii ingoiato da un altro nulla che pensavo ancora lontano per me.
Poi si agitò sopra di me, entrava e usciva dalla mia verga che non sapevo cosa sentisse bene ma era una cosa meravigliosa.
Non ci misi molto a venire, meno di una sega.
La sentii urlare piano ma continuare i suoi movimenti.
Io imploravo si fermasse un attimo, poi non implorai più, la mia verga reagiva bene.
Mi cavalcò ancora a lungo, forse per venti minuti, portò le mie mani al seno.
Si abbatté sopra di me ansando, recitando parole che non capivo.
Mi rivoltò dopo alcuni minuti facendomi rotolare su di lei e rimettendo il mio membro gonfio in lei.
- Chiavami, chiavami ti prego!.-
Conoscevo la parola ma non come si faceva.
Poi lentamente capii aiutata dalle sue spinte.
Era bello scopare, era davvero bellissimo.
La scopai con tutta la forza dei miei anni, quante volte non so, ma dopo la terza non le contai più.
Lei si dibatteva sotto di me e urlava.
Tutto questo mi eccitava moltissimo e davo, davo.
Mi sentivo il padrone del mondo, del mio mondo e del suo.
Fuggii come un ladro nel cuore della notte, prima del ritorno di suo marito che rientrava da Milano, lo aveva tenuto sotto osservazione col telefonino mentre io ridevo ed ero dentro di lei.
- Dove sei, caro?-
- Al casello.-
Io su tua moglie, pensai dando spinte focose.
Scusami.