sempre
in primo piano sotto magliette con scritta e senza.
Non capivo il perché ma i suoi capezzoli mi sembravano sempre eccitati
e colpivano la mia immaginazione segreta.
Non sono un porco e nemmeno un esaltato per il sesso, forse il mio
matrimonio era naufragato a letto.
Gloria, dopo una decina di lezioni, stimolava in me l'ammirazione,
era intelligente e pronta, molto matura su tutto.
Prima fu ammirazione intellettiva, poi, lentamente, i suoi capezzoli
diventarono importanti per me, sognavo di leccarli, succhiarli per
ore.
Poi il suo culetto brasiliano, la sua fichetta indecente e torturante
nei mie sogni-incubi, mi ero anche masturbato pensandola, io, uomo
fatto.
Erano diventate ore di tortura le ore di lezione.
Incubo reale il suo sorriso, la sua mano che sfioravo per prendere
la penna, i suoi piedi sempre appresso ai miei.
Cercavo in tutti i modi di controllarmi, ma a volte, sotto il tavolo,
avevo una erezione violenta ed involontaria, non controllabile.
Cosa mi stava capitando?
Ero iper eccitato e non lo volevo far vedere.
Una volta dovetti alzarmi per rispondere al telefono, non so se lei
si accorse del mio stato ma ne vidi un lampo negli occhi, forse aveva
capito.
La colf quella settimana era ammalata.
Eravamo soli.
Io ero rosso, lo sentivo, e lei improvvisi rossori nel parlare guardandomi
negli occhi.
Gli sguardi incrociati e subito distolti.
Un guardare altrove, non guardarci di proposito.
- Tu mi vuoi.-
Affermò seria un pomeriggio di quella settimana con una vocina tra
lo stupito e l'eccitato.
- Cosa?- balbettai capendone il significato che mi spaccava il cervello.
- Tu vorresti far l'amore con me, ci sto. Tu mi piaci.-
Deglutii arrivando quasi a soffocarmi.
- Sai quel che dici?-
- Sono vergine, prima o poi dovrò perderla, tu saresti delicato, lo
so.-
- Io non voglio, no, no..-
Lo urlai coprendomi gli occhi.
- Allora perché diventi duro sotto il tavolo?-
- Io.. non..-
- L'ho capito sai, non vergognartene, di notte lo sogno e sogno proprio
il tuo, professore.-
- Cambia discorso, bimba.-
Urlai disperato.
Fu rapidissima a togliersi la maglietta: - Ti sembro bimba?-
Vedere il suo mezzo busto nudo, oltre la tavola, vedere in suo petto
non grande ma sodo, i capezzoli eretti, fuori dal normale su quella
areola larga e grinzosa, quasi mi annientò.
Respirai a fatica, ebbi una reazione che non mi aspettavo, mi aveva
scoperto, mi piegai sul tavolo con la testa e piansi a dirotto.
Mi vergognavo.
Venne vicina mi sollevò la testa costringendola a guardarla.
- Toccami, sono vera.-
Toccai quei seni con le lacrime agli occhi trascinato dalle sue mani.
Non riuscivo a calmarmi e l'erezione era sparita.
I capezzoli erano all'altezza della mia bocca fu istintivo, li baciai
e succhiai come si succhia il seno di una italy, per calmarmi, per
stordirmi.
Lei mi prese la testa e mi guidò prima su uno e poi sull'altro ansimando
forte.
- Mi farai male, lo so, ma anche io te ne faro, Claudio.-
Le mie mani cercare i suoi fianchi come un cieco, cercare la cerniera
dei pantaloni suoi, aprirli, farli scendere aiutato da lei: le mutandine
bianche di cotone.
La mia lingua a cercarla sulle mutandine, cercare di scostarle, aiutarmi
con un dito, riuscirci.
Trovare la sua carne bagnata.
Morbida, cedevole alla mia lingua.
Il suo odore di femmina eccitata, il suo pelo ricciuto, la sua estasi
lontana, nel suo cervello, espansa sui miei capelli, il suo bacio
in testa.
La lingua dentro, il suo ritrarsi istintivo, il suo offrirsi di nuovo
alla tortura.
Il suo giglio per me, aperto ai miei baci appassionati.
Il calore del suo corpo giovane, la mia mente sconvolta, il mio desiderio
crescente.
La spogliai tutta e mi spogliai, ora ero una bestia infoiata, pensai
ad Ercole sedotto da una sesso anale, mi sentii Ercole.
La consumavo con gli occhi, la mangiavo con la mente.
La mia bocca la scopri tutta.
Era nuda tra libri di storia.
Quanta ne dimenticai o riscrissi.
Creammo la nostra leggenda.
La portai al calor bianco con le dita e la lingua, l'erezione ritornata,
prepotente, da satiro su di una ninfa.
Non avevo fretta, troppe cose da conoscere, da amare, desiderare,
da coltivare.
Capì che sarei entrato, alla fine, lo senti, mi diede il permesso
con un morso alla mano, affondai lento.
Volevo che scappasse, si pentiste e volevo che restasse che si desse.
Mi morse più forte ma non mi fermò nemmeno quando incominciai a cavalcarla
portando le sue gambe sulle mie spalle.
Ero dentro tutto e ho un bel cazzo.
Quanto tempo lo feci?
Io dal godimento precoce?
Io dalla goduta rapida?
Passarono lunghi minuti senza esplodere, sapevo controllare quella
eccezionale eccitazione, ero davvero Ercole.
Anche la mia verga era più eccitata, più grossa del solito.
La sentii fremere, urlare piano poi forte.
Dibattersi ma non ritrarsi, anzi, spingendo.
Se non funzionava la sua vagina funzionava il clitoride.
Non lo estrassi mai sino all'orgasmo che fini sul suo ombelico tra
urli miei e suoi.
Andò a lavarsi.
Ritornò sorridendo, io avevo già indossato mutande e pantaloni.
Mi vergognavo a restare nudo e molle.
Mi pentivo in ritardo.
Che avevo fatto?
Ci accendemmo una sigaretta, lei si lasciò guardare tutta, davanti
e di didietro.
Ero in estasi, mi chiedevo se era successo davvero.
Lo volevo e non lo volevo, ero un adulto mi ripetevo.
L'aiutai a rivestirsi ridendo.
- La prossima volta sarò più brava, te lo prometto.-
- Lo sai in quanti posti posso prenderti, vero?-
- Si, sono vergine in tutti.-
Ora guardo la pistola sul tavolo.
O mi suicido o l'inculo.
Devo decidere.
Non sono un porco e amo la vita.
Tra poco suonerà alla porta e son solo.
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