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Mi avvicinai, lo
baciai su di una guancia.
" Dillo alla tua sorellina,
forza dillo, bugiardo."
Abbassò gli occhi.
" Sei bella, Cinzia."
Sorrisi compiaciuta, in
quell'abbigliamento, poi.....
" Questo lo so, amico mio, me
lo hai detto un milione di volte.
Anche tu sei bello, lo sai, bello
da morire."
Lo ribaciai sulla punta del naso.
" Perché non succede tra
noi?"
Divenne serio, una voce quasi
incrinata, timida per lui che non
era timido con nessuno.
Lo guardai negli occhi ridendo:
" Cosa non succede?"
" Innamorarci?"
Risi a crepapelle e mi sedetti
accanto a lui.
" Ma io ti amo, come un
fratello, un gemello...."
" Ma non come uomo..."
Aggiunse melodrammatico.
" Che vuol dire? Tu sei un
uomo e lo so benissimo. Qualche
amica ha parlato di te, e, direi
bene, anzi, più di quello."
Scoprii una strana luce nei suoi
occhi.
" Sei quasi nuda accanto a me.
Sei eroticissima con quel nero
addosso."
" Maddai, mi hai anche vista
nuda. Non mi dire che il nero ti
eccita?"
Abbassò gli occhi, io seguii il
suo sguardo verso il basso e vidi
tra le sue gambe il risultato della
sua eccitazione, mi alzai di
scatto, rossa in viso.
" Giorgio, che hai?"
Cercò di coprirsi con una mano.
" Nulla, proprio nulla."
" Ma tu sei turgido !"
" Dici?" Cercò di
scherzare.
Andai a mettermi una vestaglia
leggera e ritornai, si era calmato.
Non affrontammo più l'argomento.
Forse, avevo capito male o visto
male.
Mi vestii in camera, uscimmo per
andare al pub, sembrava di nuovo il
mio Giorgio ma non potevo
dimenticare quella bugna tra le
gambe.
Possibile che si fosse eccitato per
me?
Giorgio?
Assurdo.
Forse, avevo visto male.
Mi preoccupai.
Possibile?
No, non avevo visto male.
Giorgio si era eccitato.
Eccitato per un colore?
E se fosse stato l'azzurro?
Il rosso?
Il bianco?
Si sarebbe eccitato?
No, non si era mai eccitato con me,
eravamo troppo amici.
Scacciai le domande assurde.
L'avevo vicino, le nostre gambe
quasi si toccavano sotto il
tavolino, Sandra e Silvia
chiacchieravano come sempre senza
veder nulla.
Mi venne un sospetto.
Lo rifiutai.
Mi rivenne in testa, lottai per
rifiutarlo ancora ma non riuscivo a
seguire la conversazione, ero
troppo impegnata a capire il
mistero di Giorgio.
Perché si era eccitato?
Lentamente ebbi una visione di
Giorgio nudo, come quella volta al
campeggio.
Non era stata volontaria la cosa ma
era accaduta.
Lui era uscito dalla doccia mentre
io vi entravo nuda, non avevo
capito che lui era lì dentro ad
asciugarsi ed io m'ero spogliata
fuori non essendoci nessuno a
quell'ora.
Ci eravamo guardati.
Poi piegati in due dalle risa.
Lui si era infilato le mutande
buffamente ed io preso il suo posto
nella doccia rapidamente, chiudendo
l'uscio ridendo.
Com'era il suo membro?
Non lo avevo guardato, ecco la
verità.
Mi piaceva come uomo?
Era bello ed intelligente, questo
sì, e anche buono.
Ma, allora, perché non ha la
ragazza?
Tutte le sue storie, e ne ha,
finiscono presto.
Perché?
Incominciai a pensare a Giorgio
come uomo.
Aveva ragione, non lo avevo mai
sentito o visto come tale, perché?
Ma era un amico.
Si, ma era anche un uomo vero.
Le nostre gambe sotto il tavolino
si erano avvicinate, non so se per
colpa sua o mia.
Sentivo il suo calore.
Ieri non me ne sarei nemmeno
accorta, oggi era diverso, perché?
Dovetti chiedermelo, indagare nei
miei sentimenti.
Mi piaceva quel calore, mi
eccitava?
Certo, mi piaceva, ma eccitarmi?
No, era Giorgio.
Ma chi era Giorgio?
Mi rividi in casa mia il mattino.
Ero quasi nuda con
quell'abbigliamento ed ero
provocante senza volerlo, ma ero
provocante anche per lui?
Risi dentro di me.
Sì, ero provocante anche per lui
con quel nero da puttana.
La fantasia fa strani giri ma
finisce sempre il quel posto.
Lo desideravo?
Non male, il ragazzo.
Avevo litigato con Luigi, volevo
far la pace, per questo avevo usato
tutto quel nero, lo eccitava,
sapevo.
Lo avrei visto a pranzo, al nostro
ristorantino da quattro soldi.
Ma ci sarei andata?
Non ne ero più certa, Giorgio
incominciava ad intrigarmi.
Ci alzammo ed uscimmo, salutammo le
amiche e c'incamminammo per la
fermata dell'autobus.
"Vedi Luigi, oggi?"
Che strana domanda, lo sapeva.
" Sì, a pranzo."
Silenzio.
" Solito posto?"
" Sì, solito."
" Allora ti lascio."
Vi era una nota stonata nella sua
voce.
Lo presi per un braccio.
Lo guardai sfacciatamente.
" Ti dispiace?"
Mi guardò per parecchio tempo,
prima di rispondere.
" Sì, mi dispiace."
" Perché?"
" Non è il tipo per te, ecco
tutto."
" Già, ma lo conosci un tipo
per me?"
Urlai arrabbiata.
" Sì, lo conosco."
" Chi ? Sentiamo!"
Il leggero vento mi portò la sua
risposta, anche se si voltò
allontanandosi mentre spuntava
l'autobus che dovevo prendere.
" Io."
Era stata la risposta portata o
sussurrata dal vento.
Lo rincorsi, lo raggiunsi perdendo
l'autobus.
Non sarei più andata a pranzo con
Luigi.
" Ma scherzi, vero?"
Mi guardò fisso.
Mi prese per le spalle e mi baciò
e non come un fratello.
Quando mi allontanò di nuovo, ma
tenendomi per le spalle, chiesi:
" Perché fai questo,
Giorgio?"
" Tu non te ne sei mai
accorta, ma io stavo per
dichiararmi un anno fa, poi tu
conoscesti Luigi, eri tanto
felice."
Sgranai gli occhi.
" Tu mi ami?"
" Sì, da due anni."
Silenzio.
Colpi di tosse nervosa.
" Portami a casa."
Occhi spalancati e dubbiosi.
" Non vai a mangiare?"
" Ho un altro tipo di fame,
ora."
Non ho mai saputo perché dissi
quella frase e cosi' di colpo.
Dentro sapevo di esagerare ma era
esattamente il mio pensiero.
Non parlammo nemmeno in ascensore,
ognuno seguiva i suoi pensieri.
Quando entrammo fui la prima a
baciarlo appogiandomi all'uscio
chiuso.
" Perché fai questo?" mi
chiese sottovoce senza
allontanarmi.
" Spogliami e lo saprai."
Sorrise.
Rossi tutte e due come papaveri ci
spogliammo.
Lo facemmo in fretta, timorosi di
non riuscire a farlo.
Ne ero innamorata?
Non lo sapevo, ma vederlo sotto una
luce diversa mi emozionava
tremendamente.
Incominciammo lentamente a
scoprirci.
Nei giochi pre coito ci scoprimmo
davvero.
Incominciammo timidi, non credendo
quasi a quello che stavamo facendo,
poi più decisi, impegnati, certi.
Mi piaceva toccarlo in ogni posto,
era armato divinamente, era maschio
maschio davvero, anche nell'odore.
Ci sapeva fare, non lo avrei mai
detto, ci sapeva fare davvero con
la lingua tra le gambe, era
bellissimo.
Dove era finito mio fratello?
Il mio amico prediletto?
Non li avevo mai avuti, avevo avuto
un uomo vero accanto a me e non me
ne ero accorta, possibile?
Si, era possibile, ero stata
stupida.
Quando finalmente mi penetrò, dopo
un mio orgasmo violento, lo vidi
per quello che era davvero, un
amante stupendo.
Mi aveva lasciato le calze nere e
il reggicalze, la miccia esplosiva
delle sue voglie represse.
" Ti piace il nero?"
Rise, dandomi un colpo più forte
degli altri, penetrandomi tutta.
"Mi ha eccitato, piccola, non
ne ho potuto fare a meno, ti amo e
ti desideravo."
Mugolai di piacere, stava
penetrandomi adagio e di traverso.
"Vuoi che le porta
sempre?"
"No, solo per me e in
casa."
Lo scaravoltai prepotentemente,
lasciò fare.
Mentre lo infilavo di nuovo con le
mani scendendo su di lui, mormorai:
"Forse imparerò ad amarti,
Giorgio, forse."
"Prova a non farlo e ti faccio
il culo nero."
"Anche quello in tinta?"
Ridemmo ma per poco, capii che lo
avrei fatto ancora e con piacere
anche col culo, in tinta o no.
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