.Un anno d'amore.
Il sole che cazzeggia stravaccato sull'orizzonte, colora tutto di fuoco. Col
suo sipario rosso avvolge case e alberi, anche le palme sembrano ardere, circondate
da fiammate di nuvole. Il sole sembra esausto e non vede l'ora di ritirasi sotto
le curve dei monti, anche io sono stanco.
Se tu fossi qui difficilmente mi riconosceresti. I peli da Mefistofele che mi
assediano la bocca scendendo sul mento e dissimulano la fossetta che ti piaceva
tanto, non nascondono una faccia magra, prosciugata, rinsecchita, quasi mummificata
dal tempo. E di tempo non ne è passato molto, appena un anno.
Ma in un anno accadono molte cose, in un anno si cambia, si subisce una metamorfosi
strutturale che ti ricompone dal profondo, ma posso dire che tu sei mia ancora,
non meno di allora. Poco importa, tu non ci sei più, anche se ascolto
ancora quella canzone; il presagio delle sue parole, gli schiaffi delle note
che mi arrossano la faccia ogni volta che quel pallido swing si converte in
canzonetta leggera.
Avevi ragione, volevi sempre avere ragione, a volte erano lotte per smuoverti
da quella tua ostinata e ottusa supponenza, ma su un punto non hai mai sbagliato.
Avevi ragione, perfettamente.
E io me ne sto qui, adesso, solo al centro della stanza trafitto da un raggio
di sole che muore, a viaggiare tra milioni di pensieri senza fissa dimora, con
un bicchiere di gin in mano, un mazzo di fogli sulle ginocchia. In quella cellulosa,
materia morta e artificiale, in cui un tempo passeggiava la linfa, c'è
il compendio di tutto ciò che è stato, da quando te ne sei andata.
Gin in mano, fogli nell'altra, li rileggo e butto giù quello schifo.
Non avevo altro in casa; sì la nostra riserva di liquori ormai è
tutta piscio, vomito e sudore, che hanno accompagnato questo ultimi giorni.
L'avevo promesso, che finito il mio lavoro avrei brindato sino ad esaurimento
scorte, che non sarei uscito di casa sino a quando non avessi bevuto l'ultimo
fondo di bottiglia, sino a quando non avessi stracciato le mie viscere con quella
merda, e preso a martellate la testa con magli di etili che si sarebbero abbattuti
facendomi a pezzi. Se mi vedessi adesso, rideresti di me. Io non posso guardarmi,
ho rotto tutti gli specchi della casa, li ho presi tutti a colpi di bottiglia,
ho frantumato tutto. Le bottiglie hanno annientato anche la mia immagine riflessa,
in questa spirale di autodistruzione circoscritta nel tempo. Perché quando
avrò finito tutto, mi darò una sciacquata, mi raderò i
capelli e correrò fuori da questa prigione con il vestito più
bello.
L'altro giorno, ho voluto assaggiare il tuo profumo, era ancora lì quella
boccetta, ho mandato giù un sorso. Per un attimo mi è sembrato
di averti vicina, più di tutte le altra volte, eri lì con me mentre
scambiavo le mie opinioni con la vasca da bagno ricolma della mia più
profonda visceralità; quell'impasto di pattume vischioso che pensionava
nel mio stomaco, e che un po' sapeva di te.
Mi sono rialzato e un frammento di vetro mi ha lacerato un tallone, niente di
grave, ho usato il gin per disinfettarmi, un vero spreco, nonostante il gin
mi faccia davvero schifo, ma tu questo lo sai.
Ti ricordi quando ascoltando quella canzone, ci stringevamo e ogni volta mi
promettevi che quelle parole erano solo un rito scaramantico per noi, e mai
dei versi erano stati così lontani dalla realtà?
..Se adesso te ne vai
adult3;Da domani tu saprai
Un giorno com'è lungo
Senza me..
Io ci credevo, mi fidavo di te.
Ci ho sempre creduto a quello che dicevi, ho sempre pensato che tu mi capissi.
L'unica a capire la mia complessa semplicità, quell'ossimoro caratteriale
che mi contraddistingue.
Madonna, come brucia quel gin, che mi logora lo stomaco, scende più giù,
mi devasta quando mi libero di fronte alla tazza.
Non sono mai stato così male, e la colpa è tua.
Sto guardando quelle montagne di nuvole sopra monti di pietra, incutono terrore,
così vaste e alte, sembra che sulle cime delle nuvole nere, ci sia la
neve, ghiacciai apparenti sopra quei battutoli di vapore. Arriverà di
sicuro un temporale e allora io scenderò per strada a bagnarmi i capelli,
come facevamo durante le piogge d'estate. Era bello vedere la pioggia cadere
e poi risalire in sbuffi vaporosi, a contatto con l'asfalto caldo, quasi sciolto
finché c'era il sole. E io danzavo e cantavo sotto quegli scrosci caldi.
Ho lasciato l'università, ho mollato il professore, (dopo quello che
le è accaduto ti capisco profondamente, ha detto lui) non ho voglia di
continuare il dottorato di ricerca, non mi interessa. E' da un anno che mi mantengo
scrivendo tesi per ricchi babbei alla ricerca della laurea da esibire per espungere
da chi la guarderà appesa nello studio, il dubbio che siano degli idioti.
Idioti sì, ma con tanto di laurea.
Pagano bene, a volte in un mese riesco a scrivere anche due tesi, utilizzando
stratificazioni di notizie, utilizzando lavoro di altri, incollando frammenti
di sapere dagli scritti altrui, estrapolando, riforgiando geniali espressioni,
inventando teorie. In un mese riesco a mettere in fila qualche milione, grazie
all'insipienza e alla svogliatezza di quei rampolli dementi.
E poi come al solito scrivo, quei fogli poggiati sulla scrivania, che prima
ondeggiavano sulle ginocchia, sono il distillato di notti passate ad accarezzare
i tasti del mio portatile, a lambiccarmi, sfatto, su questo tavolo : non leggerai
mai quello che ho scritto.
Sto parlando da solo, se qualcuno mi vedesse penserebbe che c'è qualcun
altro in casa, nascosto alla visuale della finestra, ma nessuno può vedere
perché la tenda pesante è socchiusa, solo io posso vedere l'esterno,
a fette, attraverso spicchi di tessuto sbuffante sopra il davanzale.
Dormo pochissimo, normalmente, massimo cinque ore a notte, adesso invece in
preda agli spasmi da beone, col ventre gonfio, mi aggiro tra guanciali di torpore
alternati a stati di triste e diroccante lucidità.
Il frigo è vuoto ormai, solo tonno e pasta il mio cibo da una settimana,
tutto l'apporto calorico per il mio trascinamento dentro questi muri chiazzati
dall'umidità. Ma la casa è vecchia lo sai, l'avremmo dovuta mettere
in sesto. Non ne abbiamo avuto il tempo.
Il Tempo, sempre il tempo, quello che è un signore, che ti dovrebbe aiutare
a guarire, a dimenticare, a cancellare ogni tratto mnestico dalle coscienze,
e che per me non ha fatto che scorrere, senza raschiare le scorie della tua
assenza.
La nostra stanza, è sempre come l'hai lasciata, il letto perennemente
sfatto, groviglio di coperte e trapunta, la stessa che hai rattoppato nel punto
in cui la punta accesa di una sigaretta l'aveva smagliata. Nei cassetti ancora
la tua roba, tutta. Tutti i tuoi vestiti, ripiegati in ordine, manca solo una
cosa, il tuo costume da bagno, quello azzurro. Quel due pezzi azzurro che avevamo
comprato assieme, quella stoffa di mare ancora più azzurro, sul bronzo
della tua pelle. Manca solo quello.
Non ho toccato niente, tutto lì è immobile, fermo ordinato, è
lì ad attenderti, anche se non tornerai.
In quel letto sfatto, dove siamo stati un groviglio ansimante e bagnato di sudore
per un anno, da un anno dormo da solo.
E di notte
E di notte
Per non sentirti sola
Ricorderai adult3;adult3;
Invece sono io a sentirmi solo a ricordare, quasi costretto da una beffarda
inversione dei ruoli di quella canzone che suona ancora, in ogni momento in
ogni istante, che poggia dentro il marasma di supposizioni e congetture, su
quel che è stato e sul quello che sarebbe stato, se..
Quando ci presentarono, mi lasciasti indifferente, istrice dagli occhi blu dotata
di eloquenza, fu quella sera in cui mi dicesti che volevi leggere le mie cose
che ti ho visto con occhi diversi.
L'occhio di chi si scopre interessante, l'occhio di chi è sorpreso a
vedere scoperte da altri doti che non si crede di possedere, e quando cambiano
le prospettive anche la tua visione del mondo cambia. Sei stata il nuovo grandangolo
col quale ho potuto scorgere infiniti particolari di cui prima avevo ignorato
l'esistenza, così com'ero sempre chiuso nel mio mondo composto da frasi,
spesse volte per niente brillanti che digitavo con schioccare di gambette sopra
un rullo. In un anno mi hai cambiato due volte; quando ti ho incontrato e quando
hai deciso di andartene.
..Lo so non servirà
E tu mi lascerai
Ma dimmi dove sei
E che cosa perdiamoadult3;
Sempre quelle parole, quelle parole, che avevo ascoltato con te, mi si riproponevano
nel momento in cui me lo dicesti.
- Ho deciso di partire.
- E dove ? - ti avevo risposto
- In Francia, a casa, dai miei. -
- Ma perché? Che c'è che non va? -
- Ho bisogno di capire che cosa voglio veramente. -
- Allora quello che mi hai sempre detto non era vero? -
- Io ti ho solo promesso che saremmo stati felici. Non ti avevo detto per quanto
tempo. E sono stata di parola - Mi dicesti troncando la discussione.
Credo ti fossi stancata di com'ero, della mia incostanza, del mio stare continuamente
nel mio empireo di parole dove nessuno poteva entrare.
Avresti voluto lavorare, magari scrivere anche tu, ma non sopportavi di vederti
somigliare a me. Questo l'ho capito.
Ma tu non potevi lasciarmi così, dopo un anno.
Certo che la tua vita cambia, quando la donna che consideri fatta per te, decide
di convivere. Quando lei si stabilisce con te, e quella diventa la adult7;nostra
casaadult8;.
Stravolto, mi sentivo in preda ad una tempesta. Un fortunale spropositato di
emozioni che non provavo da anni, sei stata per me. Mi hai reso di nuovo fertile
dentro, mi hai permesso di aprire nuovamente le porte alle trepidazioni, cacciate
sino ad allora da un Cerbero, che le torturava e le teneva in prigione.
Eravamo un soggetto perfetto per un racconto sull'amore; ma ora la narrazione
non può più continuare su questo versante.
Non è più possibile, un anno è passato e gli aventi irreversibili
ne hanno determinato altri, niente è più come prima e di questo
ne sono perfettamente consapevole.
Ieri mi ha chiamato, mentre fluttuavo nella mia incoscienza alcolica, il professore,
voleva sapere come stavo.
- Non ti sei più fatto sentire, d'accordo che non sei più mio
assistente, ma almeno una telefonata la puoi fare ogni tanto- Mi ha detto lui,
usando la consueta formula che costituisce l'incipit del discorso di due che
non si sentono da tempo, e sullo stesso canovaccio, stereotipato e banale la
mia risposta.
- Ho avuto molto da fare, sai sto scrivendo qualcosa. E quando scrivo tu lo
sai si innesca un volontario processo di autoesclusione dal resto del mondo
-
Nonostante la bocca impastata e il mal di testa, reduce dall'ennesima capitolazione
incosciente nell'etere aromatizzato di ginepro, la mia risposta è parsa
anche convincente, tanto che abbiamo continuato a parlare per un po'. Non mi
ricordo cosa ci siamo detti, ah sì, il professore mi voleva parlare della
possibilità di pubblicare quel mio studio sul Postmoderno americano,
quel lunghissimo studio che tu mi hai aiutato a limare, che hai molto apprezzato
nella parte in cui parlavo di DeLillo e Vonnegut. Ti ricordi di Vonnegut, avevamo
letto assieme Ocus Pocus( distruggete le macchine) che adoravi e invece avevi
una repulsione per Galapagos.
C'est une merde- avevi detto col tuo accento avignonese levigato a Parigi.
Io avevo riso, gli occhi avevano iniziato a gocciolare straripanti di lacrime,
non ho più versato una lacrima da allora, sebbene quella volta stessi
ridendo, col mal di pancia per la gioia.
Forse il libro è disposta a pubblicarlo la cooperativa editrice dell'università,
il professore mi scriverà la prefazione. Non avendo bisogno di soldi
non mi ha fatto nessun piacere. Qualche rottura di palle in più, invece,
perché mi toccherebbe partecipare a conferenze e quant'altro.
Un anno sei stata qui con me, e non ti ho mai fatto conoscere i miei, loro adesso
credono di averti conosciuta, pensa che mia bocchini porta sempre con se una tua
fotografia.
Quella foto che scattammo a Villassimius a casa di Beppe. Suo pompini in braccio
e noi genitori per il tempo di uno scatto di un pompini non nostro.
Eppure mi dicevi che avresti voluto un sesso, -sarà lui a tenerci ancora
più uniti- dicevi.
adult3;E se adesso te ne vai
Non le ritroverai
Le cose conosciute
Vissute con meadult3;..
Non sei stata così mia da quando decidesti di andartene.
- Devo farmene una ragione.- Mi dicevo. Io sono abituato a stare solo. Ma tu
no. Tu non potevi andartene, poi lasciandomi, avresti sofferto, io non volevo
che tu soffrissi, neanche per un solo momento. Non potevo permettertelo.
Tu saresti stata sempre con me, saresti diventata parte di me, non avresti sofferto,
per nessuna ragione al mondo, mai.
Ti piaceva andare al mare, era uno dei motivi che ti teneva qui, forse anche
di più della mia presenza, anche se allora pensavo di essere un punto
imprescindibile della tua esistenza.
A volte io non avevo voglia di seguirti, accampavo scuse, il traffico, il caldo
la stanchezza, il lavoro.
Dopo essermi riaperto a provare emozioni, forse mi stavo ripiegando nella sicurezza
che tanto tu saresti stata sempre lì, come quasi sempre da un anno.Volesti
dare il tuo addio al nostro stare assieme, in una giornata di sole, era luglio,
un aereo disegnava ricami sul velluto del cielo, e noi soli in spiaggia alle
otto di sera. Io facevo rimbalzare ciottoli piatti sul profilo dell'acqua, tu
sorridevi e socchiudevi un occhio pur avendo la mano a visiera e guardavi tutto
quello che ti stavi per lasciare alle spalle. E io pensavo a noi. Pensavo a
te, che poi avresti sofferto, che avresti rimpianto di essertene andata, e se
anche avessi deciso di ritornare, avresti potuto trovare un uomo totalmente
sterilizzato a provare affetto e incapace di tornare quello di prima.
Io in ogni caso sarei cambiato. Ouì.
Ti conservo ancora, sei parte di me, sei carne della mia carne, sangue del mio
sangue, il tuo sangue è il mio.
E sempre come scenario il mare, sempre la spiaggia quella dove io tiravo le
pietre che disegnavano cerchi tra le onde, limpide, sul fondale chiazzato, di
verde e di blu.
Sono le dieci di sera, esco bagnato dall'acqua, il mare è agitato, forte
sciroccata, tutto è deserto, solo qualche luce in lontananza, sull'asciugamano
i resti di una cena, una mela appena morsa da te, il tuo copricostume e i tuoi
zoccoli e la tua felpa Mistral poggiati sulla sabbia. Nostri mozziconi dentro
un pacchetto vuoto. Corro in macchina a prendere il telefono.
- Presto correte, sì telefono da un cellulare, è successa una
disgrazia, muovetevi, facevo il bagno con la mia ragazza e non riemerge, aiuto!
Sono A adult7;su mari pintauadult8;, presto. L'ho cercata per mezz'ora, non si
vede niente, e poi il mare è una bolgia, è tutto schiuma, aiutatemi
- Chiusi sospirando.
Ore ed ore di ricerche, la guardia Costiera schierata, sommozzatori ostacolati
dal fondo torbido, agitato da correnti che portano fuori costa.
Io buttato per terra, che sorseggio un caffè, un carabiniere mi interroga,
è un maresciallo, molto gentile che ha capito la tragedia che si profila.
Giorni di ricerche, nessun risultato, solo un frammento lacero del tuo costume,
viene trovato a miglia di distanza.
Il magistrato mi interroga, il cibo avanzato e le sigarette esaminate testimoniano
la tua presenza lì, sul luogo della tua scomparsa. Tre mesi e l'inchiesta
è archiviata.
Una settimana dopo la scomparsa, i tuoi funerali. Una bara vuota in chiesa.
Adesso tutti pensano che riposi in mare.
E' vero tu riposi in mare, riposi ovunque io sia, ormai tu sei me.
Riposi in me sin da una settimana dopo il tuo funerale. Trecentosessantaquattro
pezzi di te, come i giorni che abbiamo vissuto assieme , sono miei, nessuno
me li potrà togliere.
Io ti ho fagocitato, non il mare, io ti ho nascosta, la mattina di quel giorno,
tagliata a pezzetti, io ho sepolto le tue ossa, io adesso mangerò l'ultima
parte di te.
E poi la polizia saprà la storia di quest'altro anno d'amore.
..Ricorderai i tuoi giorni felici
Ricorderai tutti quanti i miei baci
E capirai in un solo momento
Cosa vuol dire
Un anno d'amore.