.La festa.


Ricordava benissimo di essere andato a quella festa di laurea (o forse di compleanno?).
No, ora che ci pensava non era più tanto sicuro nemmeno di quello.
Ricordava però le ragazze, (non c'era andato per loro forse ?), tutte studentesse della sua stessa facoltà, alcune timide e impacciate come lui, altre più esuberanti ed estroverse e nessuna che ora avesse voglia di stare un po' a parlare con un tipo così poco interessante.
Ma la ragione vera, la ragione ultima per cui aveva accettato l'invito era Lei, la festeggiata, la padrona di casa, la più bella ragazza del corso di Scienze della Comunicazione di Siena.
Non era difficile descriverla, aveva quel che si puo' riassumere in due parole, classe e sex-appeal che, al di là del suo fisico, per altro notevole, la facevano essere al centro dell'attenzione in qualsiasi luogo si trovasse.
Figuriamosi in casa sua, tra venti giovani della sua età che avrebbero dato un braccio per una notte con lei!
Si sentiva sempre più depresso e forse per questo aveva accettato quel bicchiere di whisky, lui che in vita sua era andato avanti a coca ed acqua minerale. Ora gli girava la testa e desiderava solo uscire a prendere un po' d'aria fresca e magari farsi un giro in moto per snebbiare il cervello.
Si era appoggiato allo stipite del portone, la nausea cresceva e si sentiva svenire, il marciapiede gli veniva incontro vorticando, poi il buio.
Come poteva essere ora sdraiato sul letto di una cameretta da studente, (tanto era simile alla sua), come ci era arrivato?
Cerca di sollevarsi a sedere e fa la prima sgradevole scoperta: le sue mani sono legate sopra la testa, alla spalliera del letto, con qualcosa di morbido, non metallico, (calze da donna, chissà perché gli viene in mente).
Allarmato, ma non spaventato, prova a spingere le gambe fuori ed anche queste non rispondono, sono fissate ai due lati con delle corde,(rosse, per quanto riesce a vedere alzando la testa), e con lo stesso movimento vede anche che è nudo. Ora sì che è terrorizzato, da urlare per chiedere aiuto, ma nessun suono gli esce dalla gola. Sente in bocca qualcosa che sembra stoffa ed un cerotto gli impedisce di muovere le labbra.
Ed è allora che girando la testa di lato, La vede, vicino al letto, nuda e bella come nei suoi sogni migliori, con un sorriso sulle labbra così dolce e perverso che lo induce a stare calmo, a pensare che non è finita, che si tratta di un gioco, QUEL gioco che ha sognato di fare mille volte con Lei, (a parti invertite però), e che per qualche motivo Lei ha deciso di prendere l'iniziativa, che il seguito sarà ancora più sorprendente, sempre che ci sia un seguito.
Ancora sorridendo si china verso di lui, lo accarezza lievemente sul torace procurandogli i primi brividi di eccitazione, (ma come puo' essere eccitato in questa situazione? forse è solo l'effetto della pelle d'oca dovuta alla paura che scambia per eccitazione, oppure il gioco comincia a piacergli sul serio?).
Si china ancora per afferrargli il cazzo con la mano morbida e calda (ma davvero si accorge di questo?), lo masturba lentamente, cercando i punti sensibili da sfregare e premere, fino a sentirlo crescere e diventare duro, poi inizia un movimento più veloce e sicuro che lo fà desiderare che continui, che non si interrompa sul più bello. Si irrigidisce, contrae i glutei per spingersi verso quella mano che ha desiderato da sempre, si concentra sul piacere che gli procura, e Lei, in risposta al suo richiamo silenzioso, gli appoggia la testa sul ventre e comincia a succhiarlo con dolcezza, la mano che scorre lungo l'asta, fino alle palle ed oltre, verso l'ano che le corde tengono ben aperto, in una carezza estenuante che lo porta verso un orgasmo ormai atteso, al quale già si prepara con gli occhi chiusi ed il respiro affannato, reso ancor più difficile dal cerotto sulla bocca.
Interrompe il movimento e si alza, lasciandolo per un attimo sconcertato e deluso. Spalanca gli occhi, ma La vede salire sul letto, mettersi a cavalcioni sul suo corpo e lasciarlo beare della vista della Sua fica aperta e stillante umori, della carne rosea incorniciata dal cespuglio nero, che gli provoca iniezioni di adrenalina nei lombi, mentre Lei si accarezza e scosta e divide con cura i peli che ingombrano l'ingresso, prima di abbassarsi sulla sua asta fremente, impadronirsene con una mano e cominciare a masturbarsi con essa.
La fa scivolare con calma dalla clitoride all'ano in un movimento continuo e snervante, che lo fa rabbrividire ad ogni passaggio, che lo avvicina ancora al piacere bramato, all'attimo fuggente. Vorrebbe partecipare, spingersi dentro di Lei, si protrae a scatti in avanti, ma nello stesso tempo Lei sta bene attenta a non lasciarsi penetrare, rendendolo sempre più folle di desiderio.
Comincia a emettere suoni strozzati, a lamentarsi ed ancora una volta Lei risponde al richiamo.
Rallenta il ritmo e, con un movimento rapidissimo, lo prende dentro di sé e comincia ad alzarsi ed abbassarsi, stringendolo nella morsa dei muscoli interni, come se stesse ancora tenendolo tra le labbra, come se dentro la fica avesse una bocca di riserva che lo succhia e lo azzanna.
Quando già sente le pulsazioni dei muscoli del perineo che annunciano l'orgasmo, Lei si solleva lasciandolo libero, costringendolo ancora a spalancare gli occhi per la sorpresa.
Ed il sangue gli si gela nelle vene.
Lei lo sovrasta, in ginocchio sul letto e gli sta tenendo su il cazzo stringendo il glande con una mano mentre l'altra regge un vecchio rasoio da barba con la lama che brilla del riflesso del lampadario.
Guardandolo fisso negli occhi, con un sorriso grottesco che le deforma il volto, abbassa la lama in un colpo deciso ...
L'urlo gli sale dal petto, gli esplode in gola ed uscendo dalle labbra fà
tremare i vetri della finestra vicina al letto.
Con gli occhi sbarrati dal terrore osserva la stanza che lo circonda. Non è più nella cameretta da studente, ma in una camera di un ospedale, (così sembra), a giudicare dai marchingegni che gli stanno intorno.
E' solo, Lei è svanita, ricomincia a respirare torcendo la testa per guardarsi intorno e, mentre l'affanno si placa, inizia a mettere a fuoco gli avvenimenti: la festa, la moto,il casco gettato via, la testa che gira per il whisky, quella pianta che improvvisamente gli taglia la strada, l'ambulanza, il dolore lancinante alla testa, al ventre, la ferita ricucita all' altezza dell'appendice ed ancora stretta dalle bende, il pericolo dell'emorragia, di nuovo il dolore...
L'emorragia? Aiuto... il sangue sta di nuovo uscendo dalla ferita ... la benda è inzuppata ... occorre chiamare il medico ... subito ... suonare il campanello. Ma perché è così difficile muoversi? Perché non arrivo al pulsante?
L'infermiera, richiamata dall'urlo lacerante, si affaccia alla porta, lo rassicura, gli dice di star calmo, che provvederà lei. Ed infatti esce e torna con una bacinella d'acqua ed una spugna per lavarlo, ma perché quel sorrisetto malizioso sulle labbra, cosa gli sta succedendo? Perché non si sbriga, non chiama il medico? Cosa gli nasconde?
"Non si preoccupi, penso che stia cominciando a guarire, a dieci giorni da quel brutto incidente" ancora quel sorrisetto "Non si preoccupi, non è nulla, non occorre il medico, ci penso io, sì penso proprio che stia guarendo, vede, questo non è sangue..."