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Camminava lenta ascoltando, con attenzione, il rumore dei
suoi tacchi sul lastrico dei portici nella via più mondana della
città. Quel ticchettio costante e ritmato la faceva sentire sexy,
spudorata, sensuale e micidiale; lasciava le anche libere di ondeggiare
controllandone solo l'ampiezza di quel tanto sufficiente a non apparire
volgare. Il tailleur verde chiaro, un colore in grado di farsi notare
ma non appariscente, lo aveva scelto per come sottolineava la figura del
suo corpo; aderiva alla pelle nei punti giusti e svolazzava la dove era
bene eccitare la fantasia degli uomini. Sentiva il tessuto seguire la
forma delle natiche e sapeva quanto segnasse il sottile filo dello string
che indossava. Tutto era stato calcolato nei minimi dettagli, dal vestito
alla pettinatura, dal trucco alle scarpe senza dimenticare, naturalmente,
la biancheria.
Ad un primo esame sommario poteva apparire come una normalissima bella
donna che si sta occupando degli affari suoi in giro per la città,
ma notando i particolari era impossibile non provare una forte attrazione
sessuale per lei. Non era il vestito, corto ma non troppo, ad attirare
l'attenzione ma il suo modo di muoversi. Quando era uscita da casa, quel
pomeriggio, aveva salutato il marito con un bacio sulla guancia quindi,
con movimenti rapidi e decisi, quasi robotica, aveva preso la borsetta,
cercato le chiavi dell'auto, inforcato gli occhiali da sole e si era avviata
con passi lunghi verso la porta, lanciando ancora un saluto prima di uscire.
La trasformazione era avvenuta appena chiusa la portiera dell'auto, fu
sufficiente sciogliere i capelli e ravvivarli, passare sulle labbra un
rossetto di un colore provocante, un tocco di rimmel sulle ciglia e sostituire
le scarpe a tacco basso con quelle preventivamente lasciate dietro il
sedile del passeggero; il resto era perfetto. Marina constatò,
piacevolmente soddisfatta, l'effetto nello specchietto di cortesia sul
parasole mentre pensava a quanto fosse facile cambiare aspetto con dei
piccoli accorgimenti, alla semplicità con cui aveva illuso suo
marito e, tra poco, eccitato il suo amante. Lo stesso vestito, la medesima
biancheria (questa lui non l'aveva vista), l'identico profumo, la stessa
donna, potevano lanciare messaggi di natura opposta nel medesimo istante,
semplicemente modificando l'espressione del viso o i movimenti del corpo.
S'avviò verso il centro città. Guidava con calma nonostante
sentisse come una pressione allo stomaco, sintomo d'ansia, che la incitava
a correre di più. Non voleva, però, perdersi i dettagli
di quella sensazione che spesso anticipava l'eccitazione totale dei sensi.
Sapeva, o credeva di sapere, cosa l'aspettasse; quindi era decisa a non
correre. Guardò l'orologio e si rilassò: era in perfetto
orario, non rischiava di giungere in ritardo anche in caso di difficoltà
nel trovare un posteggio per l'auto.
Infatti, era riuscita a trovare posto proprio nella grande piazza con
il monumento equestre posto al centro, a pochi metri dal locale dove sapeva
d'essere attesa.
Si soffermò per un istante ad osservare i palazzi ed i portici
di contorno che risaltavano nella luce brillante di quel pomeriggio ventoso.
la brezza insistente aveva spazzato via la solita cappa d'umidità
e la città risplendeva nei suoi colori naturali sotto la cornice
dell'arco alpino, uno spettacolo raro che aveva potuto ammirare mentre
scendeva verso il centro dalla sua casa nella prima collina della città.
Sono quelle giornate che ben dispongono l'animo e permettono ai sensi
di accorgersi della primavera.
Marina chiuse l'auto e s'avviò verso i portici: li percorse con
calma, controllando il respiro, non voleva apparire troppo eccitata per
quell'incontro, intendeva mantenere l'immagine di serena sensualità
e sicura sessualità che si era creata precedentemente. Prima di
entrare nel bar posto quasi all'angolo della piazza, deviò dalla
sua rotta quel tanto sufficiente a consentirle di posare il piede sui
genitali del toro in ottone incastonato nel selciato. Gesto che, come
tradizione vuole, porta bene!
Varcò la soglia del Caffè e, subito, cercò lui. La
penombra, dopo la luce intensa, non le consentì di riconoscere
gli avventori per un istante, poi lo vide!
Seduto innanzi ad un tavolino d'angolo nel margine destro in fondo alla
sala, appariva come un normalissimo avventore che cercasse un attimo di
tregua e di relax nella logorante giornata. Teneva in mano la tazzina
di caffè e, nell'altra, una copia del quotidiano locale; leggeva
con apparente interesse le notizie ma, ad un esame più approfondito,
si notavano i suoi occhi scrutare di continuo l'ingresso. Quando la vide
s'illuminò per un istante poi tornò serio e assorto nella
sua lettura. Marina attraversò il locale nella sua direzione camminando
normalmente, poi percorse gli ultimi metri che la separavano da lui muovendo
tutto il suo corpo con una grazia tale da strappare sorrisi ammirati a
tutti coloro che aveva intorno.
- Ciao! - lo salutò
- Ciao - rispose lui con il tono con cui si saluta una vecchia amica
Le fece segno di accomodarsi, quindi piegò il giornale e sollevò,
discretamente, una mano in direzione del cameriere. Quando fu certo d'essere
visto dispiegò l'indice indicando il numero uno.
Poco dopo giunse al tavolo un altro caffè per Marina. Non si erano
detti nulla nel frattempo, solo gli occhi si erano incrociati più
volte lanciandosi messaggi in un linguaggio noto solo a loro.
Marina prese la tazzina e sorseggiò il liquido caldo e forte, poi
domandò:
- Cosa mi hai preparato oggi? -
- Vedrai! - fu la sua risposta.
- La tua fantasia non ha limitiadult3; non deludermi mai! - aggiunse lei
terminando con un sospirato - Ti prego! -
- Non ti deluderò! E lo sai, per questo sei qui! -
- Sei molto sicuro di te! - sottolineò Marina - È questo
che mi piaceadult3; e che mi eccita! -
Lei diede un intonazione particolare all'ultima frase rimarcando il concetto
di eccitare. Voleva fargli capire che era già pronta, eccitata,
schiava del desiderio, e non poteva attendere oltre.
Lo sguardo, il tono della voce, la posizione delle mani o il modo di muoversi;
solo uno di questi indicatori era sufficiente a lui per capire lo stato
d'animo di Marina, se poi analizzava l'insieme dei suoi messaggi riusciva
pure ad intuire quale perversa fantasia impegnasse il suo cervello in
un dato momento. Era questa grande intesa, o meglio sarebbe dire il dono
esclusivo di lui nel comprenderla a fondo, alla base della loro storia.
Marina si stava chiedendo cosa avesse in mente l'uomo che le stava seduto
innanzi, qual'era il programma di quel pomeriggio, cosa fosse riuscito
ad organizzare per stimolarla, eccitarla e farla godere. Tentava di carpire
dal suo sguardo un indicazione, di cogliere un indizio dai movimenti delle
mani o dall'espressione delle labbra; ma era inutile: lui rimaneva sorridente
ed impassibile, nulla lasciava intendere il gioco in atto tra loro. Giunta,
ormai, al limite della sopportazione fece per abbozzare la domanda fatidica
ma lui l'anticipò, dimostrando ancora una volta di saper leggere
il suo corpo con la stessa facilità mediante la quale leggeva il
quotidiano su cui appoggiava il gomito.
- Lo vedi quell'uomo seduto al tavolo vicino alla colonna di destra?
Quello quasi alle mie spalle! - le domandò lui con aria d'intesa.
- Sì, lo vedo! - rispose Marina mentre tentava d'osservare nella
direzione indicata senza farsi scorgere.
- Bene, tra poco si alzerà per uscire dal localeadult3; tu lo seguirai!
Lo pedinerai, stando bene attenta a non farti scorgere!
Capito? - Spiegò lui.
- Sì! Poi cosa devo fare? -
- Nulla! Seguilo e basta! Devi solo fare questo! - sottolineò.
- Ok! Si sta alzando ora! -
- Vado! -
Lui non aggiunse altro, osservò Marina attendere che l'uomo oltrepassasse
il loro tavolo per alzarsi ed iniziare il pedinamento; quindi chiamò
il cameriere e pago il conto, piegò con cura il giornale e controllò
di non aver scordato il pacchetto di sigarette sul tavolo, ed uscì
anche lui.
Intanto, Marina, stava seguendo l'uomo indicatole tenendosi a distanza,
occultata tra la gente che sempre affollava quella zona centrale e commerciale
della città. Non lo perdeva mai di vista e ringraziava il fatto
che lui camminasse lentamente, se avesse accelerato il passo lei non sarebbe
riuscita a tenergli dietro a causa dei tacchi altissimi che indossava.
Aveva già pensato, in caso di necessità, di togliersi le
scarpe; però, sino ad ora, riusciva a mantenere una distanza costante
da lui. Dentro di sé sentiva nascere ed espandersi in tutto il
corpo una serie di piacevolissime sensazioni. Si sentiva eccitata non
tanto sessualmente ma da ciò che stava facendo: il seguire un uomo
sconosciuto per le vie della città le dava delle emozioni che non
pensava di provare così facilmente. Forse, pensò, era il
gioco in atto ad eccitarla tanto. Non sapeva se quell'uomo era coinvolto
in questo gioco o se fosse solamente una vittima casuale, ma era decisa
ad andare sino in fondo per godere appieno di quegli stimoli.
Improvvisamente l'uomo si fermò ad un edicola per fare acquisti.
Marina, colta quasi di sorpresa, stava per avvicinarsi troppo a lui ma
riuscì a fermarsi innanzi ad una vetrina e simulare un certo interessamento
verso gli articoli esposti. Appena lui si allontanò, lei riprese
il suo tallonamento. Quando l'uomo svoltò in una via laterale e
meno affollata, Marina lasciò che la distanza tra loro aumentasse.
Lo seguì nelle successive svolte senza notare, a causa della sua
eccitazione, che stavano tornando indietro verso la zona del caffè
da cui erano partiti.
L'uomo varcò deciso la soglia di un antico palazzo, il portone
era aperto e Marina quasi si mise a correre per non perderlo nel suo interno;
riuscì giungere in tempo per notare un ombra che svoltava nello
scalone di sinistra: la seguì. Aveva il cuore che batteva veloce
per l'emozione, temeva di farsi scoprire a causa del rumore delle pulsazioni;
camminava stando ben attenta a non battere i tacchi delle scarpe e scrutava
ad ogni passo dove posava il piede. Questo, però, le fece perdere
le tracce dell'uomo; l'aveva visto, o meglio credeva di averlo visto,
svoltare da quella parte ma ora non ve ne era più traccia. Finalmente
percepì il rumore di una chiave che girava in una serratura provenire
dal primo piano del palazzo: s'incamminò in quella direzione. Orami
non si chiedeva più in cosa consistesse il gioco, era troppo eccitata
da quell'inseguimento per non voler andare sino in fondo.
Raggiunse il primo piano e si fermò ad osservare le cinque porte
che si aprivano su quel pianerottolo, nessuna di esse le forniva il minimo
indizio, pensò quindi di avvicinarsi per origliare su ciascuna
di loro in modo da scoprire qualcosa di più. Dalla prima porta
non veniva alcun rumore così come dalla seconda, appoggiò
allora l'orecchio alla terza ma, proprio in quell'istante questa si aprì.
Una mano, forte e determinata, l'afferrò per l'avambraccio e la
trascinò all'interno. Marina cacciò un urlo che le venne
soffocato in gola dall'altra mano.
- Così mi seguivi?! - più che una domanda era un'affermazione
- Ioadult3;adult3;. - tentò di parlare lei
- Perché mi seguivi? Per chi lavori? -
- Io non la stavo seguendo! - tentò di giustificarsi lei
- Balle, ti ho notata sin da dentro il bar - affermò l'uomo mentre
la trascinava per spingerla su di una sedia.
Marina cadde di peso sulla poltroncina, in quel momento vide finalmente
il viso dell'uomo: era proprio quello che aveva ricevuto l'ordine di seguire.
In quel momento capì d'essere entrata nel pieno svolgimento del
gioco e si rilassò quel tanto sufficiente da farle notare che si
trovava in un ufficio. Mentre il suo sguardo tornava sicuro di se si permise
d'osservare qualche dettaglio: intanto che l'uomo la fissava torvo lei
notò la video cassetta appoggiata sul tavolo, era quella acquistata
poco prima in edicola e si trattava di un film pornografico dal titolo
adult7;Violenza in ufficioadult8;. In quel momento sentì un brivido
gelato scorrerle sulla schiena. Forse il gioco non prevedeva che lei seguisse
sino in fondo quell'uomo, e forse quell'uomo non era complice dell'altro.
Se così era si trovava in una brutta situazione. Stava per accennare
una spiegazione all'uomo ma questo aveva già afferrato un paio
di forbici dal tavolo e le stava impugnando minaccioso.
- Allora! Perché mi seguivi? - disse avvicinando l'arma a lei.
- Lo sai! - disse Marina decisa a seguire il gioco qualunque risvolto
avesse preso
- Certo che lo so! - disse lui mentre un lampo di malizioso divertimento
rompeva l'espressione dura che tentava di mantenere.
Marina ebbe in quel momento la conferma dei suoi sospetti: il gioco prevedeva
che fosse adult7;violentataadult8; da uno sconosciuto in quel posto. Decise
di subire quella violenza anche se, ormai, era tanto eccitata da far rischiare
a lui d'essere violentato. Chiuse gli occhi e si concentro per un istante,
il tempo necessario ad entrare del tutto nella parte e cancellare ciò
che la sua razionalità aveva intuito. Lasciò libero l'istinto
e si ritrovò davvero a temere quell'uomo armato di forbici innanzi
a lei.
Lui stava parlando ma lei aveva perso l'inizio del discorso smarrita nei
sui pensieri, quando focalizzò l'attenzione su di lui notò
che si era aperto i calzoni e stava estraendo il membro semi rigido.
- Succhia! - le ordinò mentre le offriva il pene ed appoggiava
alla sua gola la punta delle forbici.
Marina aprì la bocca e si lasciò penetrare, era limitata
nei movimenti dal metallo pungente che sentiva premuto sulla pelle ma
s'impegnò a dare il meglio di se. Lui grugniva mentre il membro
gli si ingrossava tra le labbra e spingeva sempre di più. Ad un
certo punto Marina si ritrovò con la testa bloccata dallo schienale
della poltrona ed il bacino dell'uomo quasi premuto contro il naso; il
membro le entrava completamente in gola, lo sentiva superare le tonsille
e spingersi giù. Non riusciva a respirare ma non osava tentare
di sfuggire a causa delle forbici che continuava a percepire contro la
pelle. Quella situazione più che spaventarla la stava eccitando,
si sentiva pronta ad andare oltre.
L'uomo si muoveva nella sua bocca tanto che Marina pensava di sentirsi
invadere dal suo seme da un momento all'altro, era pronta ad ingoiare
tutto quando lui, improvvisamente, si ritrasse da lei.
- Ci sai fare, vedo! Ora alzati e spogliati! - le ordinò
Marina eseguì; si alzò in piedi ed iniziò a sbottonare
lentamente la giacca del vestito. La lasciò cadere sulla poltrona,
sotto non indossava altro che il reggiseno. Era in procinto di slacciarlo
quando l'uomo la fermò.
- Prima la gonna! - le disse
Marina eseguì: slacciò la gonna e la fece scivolare in terra,
poi agganciandola con un piede se la portò all'altezza delle mani
e la sistemò sempre sulla poltrona. Quindi si fermò per
osservare l'uomo.
Questi si avvicinò per scrutarne il corpo nei dettagli con uno
sguardo tanto intenso da provocarle un brivido di piacere. Soddisfatto
dalla sua reazione le puntò le forbici al ventre costringendola
ad arretrare sin quando non si ritrovò appoggiata alla scrivania.
- Avanti! Adesso togliti tuttoadult3; ma tieni le calze e le scarpe. Mi
piaci se rimani con le calze addosso! -
Quella richiesta diede il colpo di grazia a Marina, la sua mente disattivò
ogni pensiero razionale per dare spazio all'italyità. Si levò
il reggiseno con mosse maliziose, scoprendo le bocchinarelle poco alla volta
poi levò gli slip, quindi si sedette sulla scrivania ed aprì
le gambe in direzione dell'uomo. Non disse nulla, non una parola! La posizione
che aveva assunto indicava chiaramente cosa si aspettava da lui, in quel
momento i ruoli si erano invertiti: Marina da ipotetica vittima di violenza
si era trasformata in una donna che chiedeva esplicitamente una prestazione
particolare ed ai massimi livelli all'uomo che le stava innanzi. Se lui
fosse stato un vero violentatore quella mossa lo avrebbe spiazzato; vedere
la propria vittima divenire attiva ed esigente non rientra nei piani di
uno che si eccita con la violenza.
La reazione di lui diede all'ultimo barlume di razionalità rimasto
in Marina la conferma che questo era veramente il gioco previsto, quindi
si abbandonò tranquilla agli eventi.
Lui si sfilò il calzoni ed i boxer, tolse la giacca ma la fretta
gli consigliò di tenere indosso la camicia e la cravatta; la donna
che stava sulla sua scrivania non pareva disposta ad aspettare ancora
a lungo. Si pose tra le sue gambe e guidò il membro verso il pube,
quando fu certo della posizione, con un colpo secco di reni, la penetrò.
Si spinse profondamente in lei ascoltando compiaciuto i suoi gemiti di
approvazione.
- È questo che volevi? - gli domandò lei con la voce rotta
dall'emozione.
- E tu? Cercavi questo mentre mi seguivi? -
Non attese la sua risposta, in fondo la conosceva già, attacco
subito un ritmo veloce e quasi violento: entrava ed usciva da lei con
dei colpi secchi e decisi, tanto forti da farla sobbalzare. Era facilitato
in questo dalla sua forte eccitazione che la dilatava e lubrifica tanto
da renderla in grado di accogliere qualsiasi cosa nel ventre. Sapeva che
non era questo l'amplesso che l'avrebbe fatta impazzire di piacere, ma
intendeva sfogare subito il desiderio che era nato appena aveva visto
il viso della donna che ora stava sotto di lui. Calmata la frenesia di
accoppiarsi con lei avrebbe potuto dedicarle le attenzioni che meritava.
Tutto sommato lei pareva apprezzare quel ritmo, evidentemente il discorso
della smania da soddisfare valeva anche per la donna che assorbiva i suoi
colpi aprendosi il più possibile.
- Sei una caverna! - le sussurrò lui in un orecchio - Se non inizi
a contrarre un po' il ventre non sento più niente!
Marina provava la stessa sensazione, anche lei quasi non sentiva più
il membro, per altro di dimensioni più che ammirevoli, dell'uomo
dentro di se. Facendo forza sulle mani sistemò il sedere proprio
sull'orlo della scrivania poi si lasciò cadere sdraiandosi su di
essa. Aprendo le braccia sollevò pure le gambe sino a metterle
sulle spalle dell'uomo, quindi contrasse i muscoli del ventre dando così
il segnale a lui di tornare a muoversi. Ora il loro amplesso era più
calmo, lento ed intenso, lui usciva quasi completamente da lei per poi
entrare e spingersi sino in fondo. Una volta arrivato a premere i testicoli
contro l'inguine dava ancora una serie di brevi colpi uniformandosi alle
contrazioni di lei. Stava pensando di unire la stimolazione della mano
sul clitoride alla penetrazione e cercava il modo di raggiungerlo, senza
scombussolare la loro posizione, quando percepì un cambiamento
nel ritmo di lei.
Fissò, allora, il viso della donna per cogliere i segni di ciò
che sospettava. Gli occhi serrati con forza e le labbra tese in uno sforzo
quasi insostenibile comunicarono l'imminenza dell'orgasmo e lasciavano
presumere anche un'intensità fuori dal comune. L'uomo cercò,
allora, di seguire come meglio poteva il ritmo di lei, dimenticando per
un attimo il proprio piacere. Non dovette penare a lungo, pochi istanti
dopo vide il corpo della donna scosso da un violento brivido prima di
contrarsi tanto da arcuare la schiena. La aiutò in questo afferrandola
in vita, proprio sopra i glutei, per sollevarle il bacino, quindi spinse
ispirato da ciò che sentiva avvenire nel suo ventre.
Quando finalmente, si lasciò andare esausta anche lui si concesse
una pausa, rimanendo però dentro di lei. Attese che il tempo necessario
rispettando il suo languore, concedendosi solo dei lievi movimenti: trovava
piacevole muoversi nel ventre di una donna subito dopo un orgasmo tanto
intenso, gli piaceva cogliere con il membro i cambiamenti nell'interno
del suo corpo, ascoltare la vagina chiudersi poco alla volta e rilassarsi
pur rimanendo tanto lubrificata.
Questa mossa non sfuggì a Marina che gli domandò:
- Dove vuoi svuotarti? -
- Dentro di te! Nella tua gola! -
- Non qui? - chiese lei indicando con la mano aperta sul ventre il luogo
che intendeva.
- Prima mi hai fatto impazzire con la bocca, vorrei riprovarlo! -
Dopo questa frase lui uscì ed offrì una mano a Marina per
aiutarla ad alzarsi. La mise nuovamente seduta, quindi, la fece scendere
dalla scrivania per tornare sulla sedia. Assunta la posizione iniziale
le offrì il membro all'altezza delle labbra. Marina lo prese con
più passione questa volta, gli afferrò le natiche per trarlo
a se' in modo da farsi penetrare sino in gola. Succhiò e leccò
il membro scorrendolo in tutta la lunghezza sino a farlo esplodere. Quando
percepì tra le mani i glutei di lui contrarsi lo ingoiò
tutto lasciandolo eiaculare direttamente nella gola. Sperò solo
che non fosse un orgasmo troppo lungo, doveva respirare prima o poi, ma
intendeva realizzare il sogno di quell'uomo che era stato in grado d'interpretare
così bene la parte che gli era stata assegnata.
Appagati ed ansanti si rivestirono. Marina salutò con un lungo
bacio sulle labbra il compagno di quel pomeriggio, lo fissò a lungo
per imprimere nella memoria i tratti del suo viso, in modo da poterlo
riconoscere se lo avesse incontrato. Aveva apprezzato a fondo le sue doti
e sperava di poterlo trovare nuovamente sulla propria strada prima o poi.
Prima di uscire scrutò per un ultima volta quell'appartamento alla
ricerca di un segno che testimoniasse la presenza, anche occulta, dell'organizzatore
di quell'incontro; ma non trovò nulla.
Mentre si dirigeva verso la sua automobile passò dinanzi al bar
dell'appuntamento, per vedere se la sua guida era ancora lì ad
attenderla; ma anche qui nessuna traccia. Salì in auto e si diresse
felice verso casa. Nel tragitto controllò più volte i dettagli
del suo abbigliamento e verificò di continuo il viso riflesso nello
specchietto, alla ricerca di qualche cosa fuori posto e non giustificabile.
Soddisfatta si preparò a presentarsi al marito stanca per la lunga
passeggiata in centro ed arrabbiata per non aver trovato le scarpe che
cercava.
adult7;Già! Le scarpe!adult8; pensò Marina. Si fermò
a lato della strada a pochi metri da casa per sostituire le scarpe con
il tacco alto con le altre basse che indossava quando era uscita. Ora
era davvero tutto perfetto.
Quattro giorni dopo ricevette un semplicissimo messaggio che riportava
solamente un luogo ed un ora, niente altro: era il nuovo appuntamento
con il suo regista. Sapeva che dopo questo ne sarebbe seguito un altro
con indicate le modalità ed eventualmente il tipo di abbigliamento
che doveva indossare. Constatò, soddisfatta, che l'orario non le
creava molti problemi poiché quello stesso giorno doveva accompagnare
suo marito all'aeroporto un ora prima dell'appuntamento. Da lì
al luogo indicato non occorrevano più di quarantacinque minuti
di strada, le sarebbe restato un buon margine per rifarsi il trucco.
Quando arrivò il secondo messaggio, però, scoprì
che le cose non erano mai facili come potevano apparire all'inizio. In
questo le si chiedeva d'indossare un abito elegante, leggero, e corto
tanto da apparire seducente ma con discrezione, di colore scuro e attillato.
Non specificava altro, nessun accenno al tipo di serata previsto.
Marina studiò diverse possibilità, non poteva accompagnare
il marito all'aeroporto agghindata in quel modo, non avrebbe saputo trovare
una spiegazione plausibile. Neppure aveva il tempo di ripassare da casa
a cambiarsi e l'idea di farlo per strada, magari in un bar o in un negozio,
non le piaceva. Molto semplicemente decise di indossare quell'abito sotto
di un altro più casto e ordinario, sarebbe stato semplice sfilare
via quello esterno, sostituire le immancabili scarpe e ritoccare il trucco.
L'unico problema rimaneva il reggiseno.
Sì, poiché l'abito sexy che aveva pensato di vestire non
prevedeva l'uso del reggipetto, mentre suo marito avrebbe notato immediatamente
il seno libero anche sotto due strati di vestiti. Avrebbe dovuto sfilarsi
anche quello una volta da sola. Per fortuna, pensò, non le aveva
chiesto una pettinatura particolare o gli stivali lunghi o qualsiasi altra
cosa difficile da mascherare.
Tutto si svolse come previsto.
All'ora programmata lasciò il marito dinanzi all'ingresso dell'aeroporto,
lo salutò teneramente e lo guardò mente superava i primi
controlli. Gli lanciò ancora un saluto agitando il braccio sollevato,
poi si voltò verso l'uscita. In quell'istante la sua espressione
mutò repentinamente, lo sguardo dolce e, al limite, sofferente
per il distacco si trasformò in uno freddo e deciso. Marina camminò
veloce verso l'auto, salì e avviò il motore. Durante il
tragitto di andata aveva notato una piazzola, ai lati della strada, dove
gli arbusti erano sufficientemente alti e densi da nascondere comodamente
una persona agli altri automobilisti.
Si fermò in quel luogo bloccando le gomme per un lungo tratto tanto
andava veloce, con un occhio sull'orologio aprì il bagagliaio e
prese un piccolo telo e il sacco di plastica posato al suo fianco. Corse
nella macchia verde e stese il telo in terra, in quel momento pensò
che se qualcuno l'avesse vista fermarsi e correre avrebbe, senza dubbio,
pensato ad un impellente ed improvviso, nonché improrogabile, bisogno
fisiologico. Sorrise mentre si sfilava l'abito esteriore e con i piedi
scalciava le scarpe. Tentennò in equilibrio su di un piede solo
mentre l'altro s'infilava nella scarpa dal tacco alto, fece per appoggiarsi
ad un ramo ma bloccò la mano a metà strada.
Spine! Lei nutriva un odio profondo verso tutti gli arbusti spinosi; probabilmente
dal giorno in cui, da piccola, era caduta in un rovaio. Temeva e detestava
quelle piante e tutto ciò che era spinoso, se qualcuno le regalava
delle rose rischiava di ritrovarsele appoggiate sulla testa in malo modo,
spinte da sufficiente energia cinetica.
Rabbrividì mentre ritraeva la mano, quindi si costrinse a rallentare
i suoi movimenti per non rischiare di cadere. Con calma infilò
pure l'altra scarpa poi, sfilò le spalline dell'abito calandolo
sino in vita e si tolse il reggiseno riponendolo nel sacchetto delle scarpe.
Sistemò nuovamente l'abito al suo posto. Ora, senza reggiseno sentiva
meglio, il serico tessuto che scivolava sulle bocchinarelle le dava una piacevolissima
sensazione eccitante. Raccolse la sua roba e tornò verso la macchina,
sistemò tutto nel bagagliaio quindi partì in direzione della
città.
Arrivo sul luogo dell'appuntamento in perfetto orario, come sempre. Si
guardò intorno ma della sua guida neppure l'ombra. Attese nei pressi
dell'auto come le era stato indicato; sul momento non pensò che
proprio quella via era frequentata dalle prostitute e dai loro clienti.
Anzi, era il luogo in cui lavoravano le più belle ragazze dedite
a questo mestiere, sempre giovani, eleganti e molto, molto, care!
Realizzò dove si trovava e l'immagine che dava di se' nel momento
in cui si fermò, al suo fianco, una lussuosa berlina inglese. L'uomo
al volante, dopo aver abbassato il finestrino, la salutò con garbo
e le domandò se era libera. Subito Marina visualizzò il
solito marpione in cerca d'avventura, poi capì bene cosa intendeva
e capì che era in cerca di una prostituta per la notte. Gli spiegò
molto educatamente che lei non lavorava lì ma era semplicemente
in attesa di un amico. L'uomo la guardò con aria ironica poi le
consigliò di cambiare luogo di appuntamento la prossima volta.
Marina prese il cellulare per controllare ancora una volta l'ultimo messaggio
ricevuto dal suo amante: non c'erano dubbi, il luogo era proprio quello
e lui chiedeva di aspettarlo fuori dalla macchina. Cosa aveva in mente
questa volta?
Intendeva forse farla prostituire?
Il gioco che la sua mente malata di trasgressione aveva immaginato prevedeva
questo?
Non sapeva rispondersi. Nel messaggio oltre al luogo e l'ora non c'era
altro. Se lui avesse desiderato che lei accettasse le proposte di uno
sconosciuto di passaggio certamente lo avrebbe specificato. Restò
lì in attesa, vedendo passare molti uomini in cerca di compagnia,
qualcuno di questi si fermava vicino a lei e le domandava, ognuno a suo
modo, quanto voleva, qual'era il suo prezzo. Marina si sentiva sempre
più umiliata e preoccupata. Se passava qualcuno che la conosceva
non avrebbe saputo spiegare la sua presenza in quella via e vestita in
quel modo così sexy; al contempo un'incerta forma di esaltazione
iniziava a diffondersi dentro di lei quando notava il numero di possibili
clienti che si fermava da lei in confronto a quello che avvicinava la
ragazza dopo l'incrocio. Le ragazze che frequentavano quella via erano
tutte alquanto carine oltre che giovanissime, di certo qualcuna era molto
più avvenente di lei; però gli uomini si fermavano spesso
per cercare di adescarla. Questo stava ad indicare che nonostante i trent'anni
passati era ancora una bella donna, desiderabile tanto da spingere un
uomo a pagarla.
Forse era questo l'intento del suo maestro quando le aveva dato indicazioni
precise sul luogo e le modalità d'attesa.
Marina era felice per quanto aveva intuito ma il tempo passava e lui non
si faceva vedere. Era uscita di casa con il preciso intento di passare
una notte di sesso e non aveva intenzione di rinunciarvi. Forse lui la
stava osservando, anzi di certo spiava le sue mosse ed il suo comportamento
nascosto in qualche luogo. Inutile tentare di scoprirlo, sapeva quanto
era abile nel camuffarsi in quelle occasioni. Però aveva voglia
di sesso! Decise che se non si fosse fatto vivo da lì a dieci minuti
avrebbe accettato la compagnia del primo uomo passabile che si fosse fermato
da lei.
Solo il pensiero di darsi ad un uomo in cambio di denaro, la consapevolezza
che qualcuno sarebbe stato disposto a pagarla per le sue prestazioni sessuali,
la stava eccitando. Percepì immediatamente i capezzoli premere
contro il tessuto dell'abito, ogni sua minima mossa si trasformava in
una sensualissima carezza al seno. Abbassò lo sguardo per valutare
quanto si notassero la loro erezione e si sconvolse per ciò che
vide: il suo corpo era un faro che irradiava desiderio.
Convinta del suo proposito si avvicinò di più alla strada
mettendosi bene in mostra, era decisa e nulla l'avrebbe fermata se non
lo squillo del suo telefono.
Rispose prontamente alla chiamata: era lui.
Le diede un nuovo appuntamento pregandola di fare presto. Marina salì
in macchina e, a malincuore, lasciò quella via. Mentre guidava
in direzione del centro ripensò a quanto aveva deciso di mettere
in pratica. Era ancora eccitata e l'idea di prostituirsi, almeno una volta
nella vita, continuava a solleticare la sua fantasia. Sapeva che il giorno
dopo, a mente fredda, quei pensieri le sarebbero parsi per quel che erano:
una sciocchezza. Ma in quel momento non riusciva a pensare ad altro. Quella
notte il suo amante doveva davvero inventarsi qualcosa di speciale per
soddisfarla; dopo aver raggiunto e superato la barriera mentale che le
avrebbe consentito di prostituirsi Marina, ora, necessitava di un gioco
ancora più trasgressivo del solito, una trasgressione tanto perversa
da farle dimenticare quella che aveva appena sognato di realizzare da
sola. Quando continui ad aggiungere sale alle pietanze ti troverai nelle
condizioni di percepire insipido qualsiasi manicaretto se non aggiungi
altro sale, e la sua guida continuava ad aggiungere sale nei loro incontri!
Quando raggiunse il nuovo luogo d'incontro lui la stava aspettando in
apparente ansia.
- Eccoti, finalmente! Sbrighiamoci che stanno per iniziare! - disse lui
a mo' di saluto.
- Iniziare che? - domandò Marina, abituata ai modi spicci di lui
in determinate occasioni.
- La conferenza! -
- La che adult3;? - domandò ancora lei.
Marina non attese risposta, segui lo sguardo dell'uomo sino a collimare
il suo sul manifesto, appoggiato contro il muro del palazzo, che reclamizzava
il XII simposio sulle influenze Eleuse nel pensiero dei neopitagorici
dalle origini ad oggi.
Sul momento pensò ad uno scherzo, il luogo di quell'appuntamento
era stato scelto per farle credere che lui veramente intendesse portarla
lì dentro, poi capì che non stava affatto giocando quando
le cinse la vita e la guidò verso l'ingresso. Marina era troppo
stupita per permettere alla rabbia, nata dalla delusione, di dar voce
alla lunga serie d'improperi che stava immaginando; quindi seguì
l'uomo rassegnata
adult7;adult3;e nella Demetra greca si può forse riconoscere l'Iside
egizia?
I Greci ammettevano la sua origine straniera. Non ci soffermeremo sul
complesso problema storico, peraltro mal dibattuto in passato, circa la
provenienza di questa Dea-bocchini, ovvero se sia giunta dall'Asia minore
e dalle sponde dravidiche, oppure se abbia intrapreso una deviazione passando
per la valle del Nilo: in effetti, avrebbe potuto seguire entrambe le
vieadult3;adult8;
adult7;Allucinante! Semplicemente delirante!adult8;
Marina era seduta nella sesta fila alla destra del suo amante ed ascoltava,
passiva, il discorso iniziale d'apertura dei lavori con malcelata indifferenza
e ripeteva di continuo, nella mente, quella filastrocca per calmarsi.
La sua rabbia era nata dalla delusione. Si aspettava, e desiderava, un
incontro immediatamente focoso, una bacio da togliere il respiro e una
corsa verso il luogo in cui si sarebbero accoppiati. Invece la stava costringendo
a sopportare quella conferenza di cui non le importava nulla.
D'un tratto percepì qualcosa appoggiarsi sul suo fianco destro,
un tocco lieve ma quasi spudorato considerando che tendeva ad avvicinarsi
al seno.
Voltò lo sguardo in quella direzione e solo in quel momento s'avvide
della presenza di un uomo giovane e molto carino, dallo sguardo intenso
e provocante. Marina lo studiò per un lungo istante, durante il
quale il giovane bloccò la sua mano, poi si voltò verso
il suo uomo, senza dir nulla al ragazzo, e vide che lui stava inviando
messaggi con gli occhi all'altro. In quell'istante Marina comprese che
il gioco era in pieno svolgimento. Si lasciò quindi toccare da
quello sconosciuto facilitandolo. Si sistemò appoggiando il peso
su di un fianco, in modo da guardare il suo uomo ed esporre il sedere
verso l'altro. Mentre fissava gli occhi del suo amante percepiva le delicate
carezze dell'altro. Il luogo era stranamente affollato, considerato l'argomento,
e la stanza perfettamente illuminata; non poteva, suo malgrado, ricevere
delle carezze più esplicite.
Marina leggeva negli occhi del suo uomo la sua stessa eccitazione e rivedeva
in loro la luce che emanavano i suoi: impazziva per questa loro profonda
unione e intesa.
Il giovane continuava ad accarezzarla tentando d'intrufolarsi sotto la
corta gonna, aveva già avvertito le autoreggenti attraverso il
tessuto ed aveva indugiato parecchio sul loro confine, ma non poteva andare
oltre senza correre il rischio di farsi notare.
Il discorso introduttivo ai lavori durò quasi un ora, per tutto
quel tempo Marina fu torturata dal desiderio; si sforzava di apparire
interessata a quei discorsi nonostante le continue occhiate che lanciava
alternativamente al suo uomo ed al ragazzo. Quando, finalmente, l'oratore
concluse invitando l'assemblea a spostarsi nelle sale attigue, dove una
piccola esposizione di manufatti avrebbe consentito di approfondire il
tema trattato, Marina agilmente si alzò e disse al suo uomo:
- Ora o mai più!
Vieni con me! - disse lui
Il messaggio di Marina stava ad indicare la sua disponibilità ad
essere messa al centro delle attenzioni di due uomini. Da sempre la sua
guida aveva tentato d'indurla in questo gioco ma lei aveva ogni volta
declinato l'offerta. Era disponibile ad ogni tipo di accoppiamento con
lui, poteva darsi ad uno sconosciuto, se lui lo desiderava, ma non se
la sentiva ancora di provare il piacere di due uomini o di dividere il
suo con un'altra donna. In quel momento, grazie al lungo gioco di seduzione
ed eccitazione, dopo essere stata spinta a sognare una trasgressione più
intensa del solito, si sentiva pronta.
Lui la prese per mano e la guidò nella direzione opposta al flusso
dei partecipanti, tornano nell'androne del palazzo e salirono le scale
sino al primo piano dove entrarono in un piccolo appartamento arredato
con gusto; chiaramente la casa di un single a giudicare dalla scarsità
dei suppellettili. Marina si domandò come riuscisse lui a trovare
sempre un luogo nuovo dove incontrarsi, non le era mai capitato farlo
nel medesimo posto.
Appena entrati lui chiuse la porta a chiave, poi si rivolse a lei per
domandarla ancora una volta:
- Sei sicura? Te la senti? adult3; lo vuoi veramente?-
- Sì! - rispose lei con il cuore in gola.
Lui si avvicinò per cingerle la vita, quindi la baciò violandole
finalmente le labbra con la lingua. Marina si lasciò prendere completamente
da quel bacio, abbandonò ogni pensiero concentrandosi sulle labbra
e sulla lingua che si muoveva in lei. Quando percepì altre mani
sul corpo ebbe un lieve sussulto e spalancò gli occhi cercando
quelli del suo uomo per ricevere da lui la forza di andare oltre, poi,
soddisfatta li richiuse e lasciò che i due uomini giocassero con
lei.
Venne spogliata con dolcezza dall'unione delle loro forze: mentre quello
dietro di lei apriva l'abito, quello davanti lo faceva scivolare ai suoi
piedi. Marina rimaneva passiva e concentrata sulle sensazioni che riceveva
mentre, con gli occhi, cercava oltre alla forza anche il consenso del
suo uomo.
Rimasta con solo gli slip, le calze e le scarpe indosso, offriva il pieno
spettacolo del suo corpo agli uomini. Colui che lei si ostinava a definire
la sua guida, le stava innanzi e, con un dito, seguiva il contorno del
seno salendo, a volte, sino a sfiorarle la gola. L'altro le accarezzava
i fianchi, fermandosi sul limite della biancheria. Marina respirava sommessamente,
quasi avesse timore di rompere quell'incanto fatto di innumerevoli e dolci
coccole. Le piaceva sentire quelle mani che l'accarezzavano con rispetto,
scivolavano sulla pelle senza premere troppo e senza oltrepassare quei
limiti immaginari oltre i quali sarebbero diventate audaci e sfrontate.
Però iniziava desiderare qualcosa di più, un tocco in grado
di stimolare i sensi oltre la semplice tenerezza.
Come se riuscissero a leggere il suo pensiero, le mani del ragazzo alle
sue spalle salirono verso il seno per afferrarlo e stringerlo. Marina
emise un gemito e si lasciò cadere all'indietro per appoggiarsi
al ragazzo; sentiva, ora, il membro del giovane, completamente eretto,
premere sui suoi glutei con forza anche attraverso i calzoni. Decisa a
segnalare le sue intenzioni si mise a muovere il sedere contro di lui
seguendo delle orbite lente e sinuose; capì che il messaggio era
stato recepito da come il giovane iniziò a palparle il seno. Durante
questa operazione aveva tenuto gli occhi chiusi, dimenticandosi, per un
attimo, che non erano soli, quando li aprì vide il suo uomo in
procinto di inginocchiarsi ai suoi piedi. Sul momento non comprese le
sue intenzioni, ma appena percepì due mani appoggiarsi sull'elastico
degli slip comprese. Spinse, allora, in avanti il pube in modo da favorire
il suo uomo nell'impresa di denudarla completamente, ma lui le lasciò
gli slip all'altezza delle ginocchia per avvicinare il viso alla vulva
ed insinuare la lingua tra le labbra.
Marina trattenne a stento un urlo quando la bocca del suo uomo risucchiò
il clitoride tra le labbra, una fitta di piacere partì da lì
per espandersi il tutto il corpo tanto da renderla instabile sulle gambe.
Il ragazzo la sostenne con le mani sempre strette sul seno mentre lei
tentava di aprire le gambe all'altro. Non era una posizione tale da consentirle
di ricevere sin dove voleva la lingua del suo uomo, mentre godeva soffriva
pure per il desiderio non realizzato. Era dibattuta nel dubbio di lasciare
ai due uomini la conduzione del gioco o se passare lei alla direzione
e guidarli in modo da ottenere il massimo piacere possibile, ma trovandosi
per la prima volta in quella situazione esitava ad agire.
Fu il giovane a prendere l'iniziativa: lasciò scivolare le mani
dal seno verso il basso, sino a cingerle nuovamente la vita, quindi la
sollevò e con dolcezza la trascino verso il divano. Marina lo seguì
camminando all'indietro, senza guardare dove la stava portando e senza
preoccuparsi d'intuire le sue intenzioni.
Lui si sedette e la guidò in modo da farla accomodare sulle ginocchia,
quindi la posizionò con il sedere premuto contro il membro e la
premette forte contro di se mentre con le ginocchia la induceva ad aprire
le gambe. Marina seguì gli ordini silenziosi del giovane senza
mai staccare lo sguardo dal suo uomo. Si rese conto in quel momento di
essere l'unica completamente svestita, sia il ragazzo che la sua guida
avevano ancora tutti gli abiti addosso. Con un gesto richiamò l'uomo
vicino a lei, attese che lui si posizionasse, quindi gli afferrò
la cintura dei pantaloni per slacciarla. Velocemente apri pure la patta
e gli calo le braghe. Continuando a strofinare il sedere contro il membro
del ragazzo armeggio con i boxer dell'altro sin che riuscì a conquistarne
il membro. Appena lo prese in mano lo strinse soddisfatta, lo ammirò
da vicino poi aprì la bocca mentre si chinava verso di lui e lo
ingoiò a fondo. Aspirò con forza mentre lo faceva scivolare
tra le labbra sino a strappare un lungo gemito di piacere al suo uomo.
Lo fece entrare ed uscire più volte dalla bocca, lo stimolò
con la lingua sin che non ritenne di averlo eccitato a sufficienza, allorché
si sollevo dal ragazzo per scivolare sulle ginocchia innanzi al suo uomo.
Durante questa operazione riuscì ad ordinare al giovane di spogliarsi
e di tornare in quella medesima posizione.
Detto questo non si curò più di lui, dedicò tutta
l'attenzione al suo maestro dando fondo al suo vastissimo repertorio di
aspirazioni, succhiamenti, giochi di lingua, di labbra e di denti. Portò
l'uomo più volte sull'orlo dell'orgasmo ed ogni volta lo teneva
lì, in bilico, sin quando lo sentiva nuovamente rilassarsi. Intendeva
farlo godere ma non esplodere, voleva il suo seme dopo, quando lo avrebbe
ricevuto insieme a quello del giovane.
Finalmente il ragazzo era tornato al suo posto sul divano, Marina lo capì
da come le stava accarezzando la schiena. Sollevando gli occhi verso il
suo uomo lasciò uscire lentamente il membro dalla bocca mentre
si sollevava per tornare a sedersi sul giovane. Era decisa ad accogliere
nel ventre il ragazzo, e voleva farlo mentre guardava negli occhi il suo
amante. Sapeva, o almeno supponeva, che le volte in cui l'aveva spinta
tra le braccia di un altro, lui era presente all'amplesso, ma non lo aveva
mai visto. Ora intendeva scoprire quale fosse la sua espressione mentre
lei si faceva penetrare da un altro uomo.
Si sistemò sul giovane volgendogli la schiena, quindi portò
il sedere sin contro il membro ma era troppo arretrato per consentirle
di unirsi a lui. Marina, allora, si posizionò nel punto esatto
ed invitò il giovane a farsi avanti. Lo sentì scivolare
tra le sue gambe sin che percepì le sue mani divaricare le labbra
della vagina e guidare il pene in posizione, allora scese su di lui. Era
molto eccitata ed il membro scorreva in lei senza alcuna difficoltà,
come lo sentì ben allineato sollevò il viso in direzione
del suo uomo quindi scese, lentamente, sino in fondo. Accolse tutto il
pene del giovane nel ventre, non parca, aprì ancora di più
le gambe in modo da guadagnare qualche millimetro, quindi si contrasse
il ventre in modo da sentirlo al meglio. Fece tutto questo sempre fissando
negli occhi il suo maestro. Era rapita dal suo sguardo tanto acceso ed
eccitato da spingerla a compiere delle azioni che mai si sarebbe immaginata
di attuare.
Prese a muoversi sul giovane, salendo e scendendo in modo da scorrere
tutta l'asta del pene. Le piaceva sentirlo entrare in lei e si eccitava
nel farlo sotto lo sguardo attento del suo uomo. Stava provando un forte
piacere nonostante non ricevesse altro stimolo da quello.
adult7;Adesso lo dovrei succhiare a lui!adult8; pensò.
Invitò il suo amante a farsi avanti sino a porgerle nuovamente
il pene all'altezza della bocca. Appena riuscì ad afferrarlo con
una mano lo ghermì con forza e se lo guidò verso la bocca.
Ora si trattava di riuscire a combinare i due movimenti senza per questo
perdere un solo istante del proprio piacere. Per Marina fu più
semplice di quanto sperasse, lasciò che fosse l'istinto a guidarla
in quel duplice accoppiamento: saliva e scendeva sul ragazzo stringendo
la vulva contro il suo membro in modo da percepirlo al meglio e succhiava
e leccava il pene del suo uomo. Si accorse di muovere la lingua in base
alle sensazioni che riceveva da sotto, più erano intense più
piacere dava al suo uomo. Dentro di lei i pensieri nascevano in rapida
sequenza e si miscelavano tra di loro caoticamente, non era in grado di
seguire ed apprezzare sino in fondo tutte le sensazioni che provava; si
sentiva piacevolmente eccitata, spudorata, disinibita, oscena ed immorale,
decisamente lasciva e profondamente adult7;vaccaadult8;.
Quel termine aveva il potere d'eccitarla ulteriormente, le piaceva ripeterselo
in tutte quelle occasioni in cui superava il limite della sua perversione
sessuale. La sua educazione le imponeva d'evitare l'uso d'espressioni
così forti, ma era questa ulteriore violazione alla norma ad aggiungere
un altro pizzico di condimento nella gustosa pietanza della trasgressione.
Mentre seguiva i suoi pensieri aveva preso a muoversi in modo sempre più
efficace, sia per lei che per i due uomini. Sentiva i loro membri gonfi
all'inverosimile e pronti ad esplodere in lei; il ragazzo la stringeva
forte sui fianchi nel vano tentativo di limitare l'escursione delle anche,
ed il suo uomo seguiva in controtempo le oscillazioni del viso per ridurre
lo stimolo ricevuto dalle labbra.
Marina non si era mai sentita così adult7;femminaadult8;; stava gestendo
al meglio il piacere di due uomini ed era padrona delle loro sensazioni.
La consapevolezza di tutto il potere che teneva in mano, per modo di dire,
l'esaltava al punto di far passare in secondo piano lo stimolo fisico
rispetto all'orgasmo psichico che stava raggiungendo per la prima volta
nella sua perversa storia. Il piacere montava costante ed inesorabile,
guidandola nei movimenti. Si rese conto dell'effetto che avevano queste
mosse sul ragazzo nell'istante in cui lui tentò di sollevarla per
allontanarla da se per non eiacularle dentro. Marina, però, nutriva
il desiderio di sentirlo pulsare nel ventre, quindi si premette con forza
contro di lui, spingendo in modo da farlo entrare completamente nel ventre.
Il ragazzo non riuscì più a controllarsi e venne dentro
di lei. I gemiti del giovane uniti le sue pulsioni spinsero Marina oltre
la soglia dell'orgasmo. Colse, dapprima, un flebile piacere nascere lento
nel profondo del ventre, localizzato proprio nel punto dove percepiva
il seme del ragazzo allargarsi in lei; poi, questo piacere, iniziò
a crescere in modo esponenziale, senza un solo cedimento, senza tregua,
senza alcuna pietà. Marina voleva urlare il suo godimento ma il
pene del suo uomo, profondamente introdotto nella gola, non lo consentiva.
Aveva perso ogni contatto con la realtà, esisteva solo il piacere,
nella sua forma più pura, del tutto scollegato dalla situazione
o dagli stimoli che lo avevano generato.
Il tempo non aveva più alcuna importanza. Quando un barlume di
lucidità si fece spazio nella sua mente non riuscì a determinare
la durata temporale del suo orgasmo. Spostò l'attenzione al basso
ventre nella speranza di cogliere ancora la dura presenza del ragazzo
e si strinse, ancora una volta, contro di lui.
Per tutta la durata dell'orgasmo, la lingua aveva continuato, meccanicamente,
a muoversi sul glande del suo uomo, senza che lei la governasse o se ne
rendesse conto, fu quindi una sorpresa il ricevere in gola un possente
fiotto di sperma. Il caldo e denso liquido spinsero l'anima di Marina
ancora una volta al di là del limite del piacere. Questo nuovo
orgasmo fu più dolce del primo; ciò le consentì di
cogliere gli stimoli della ragione, nati dalla consapevolezza della situazione
che stava vivendo, ed unirli ad esso. Il piacere prese una nuova forma,
un aspetto già noto ma che assumeva un diverso valore a causa della
situazione altamente trasgressiva che stava vivendo.
Ingoiò buona parte di quel seme mandandolo, idealmente, ad unirsi
a quello del giovane. Svuotata di ogni energia scivolò via dal
giovane cadendo sul divano al suo fianco e allungò le gambe per
lenire il dolore causato dal lungo sforzo. La posizione che aveva assunto
era, forse, volgare ma invitante. Avvertì una voce, ai limiti della
coscienza, che diceva qualcosa al ragazzo, ma non se ne curò; il
languore, padrone del suo corpo, la costringeva a mantenere gli occhi
chiusi e tutti i muscoli rilassati. Fu contro ogni sua volontà
che accolse il suo uomo in mezzo alle gambe.
Lui s'inginocchiò innanzi a lei e le aprì dolcemente le
ginocchia, poi scivolò in avanti sino a fermarsi tra le cosce.
Marina credeva d'intuire la sue intenzioni ma non aveva la forza e la
volontà di fermarlo. Si lasciò penetrare completamente passiva,
sollevò solo il pube quel tanto sufficiente per accogliere il membro
del suo uomo senza fatica.
Sentiva chiaramente il membro muoversi in lei, scivolare lungo le pareti
della vagina ancora umide, però non provava ancora piacere; era
trascorso troppo poco tempo dagli orgasmi precedenti. Quella presenza
era un fastidio in quel momento, ma più sgradevole per lei era
dire di no all'uomo che amava.
Sperava che non durasse a lungo per poter finalmente riposare ma una frase
dell'uomo cambiò, d'un tratto, la valenza di quel nuovo amplesso.
- Sei caldaadult3; umidaadult3; fradicia. Sento che scivolo in te grazie
al seme di un altro uomo! Mi eccita questa cosa! A te no? -
Marina non rispose, si limitava ad ascoltare quelle parole e a farle entrare
nella mente per risvegliare un desiderio che non credeva di poter provare
ancora in quella serata.
- Guarda! Su, guarda! Stai colando sperma dalla vagina ogni volta che
esco da te!
Come ti senti ora? -
Marina spinse lo sguardo nel punto indicato. Quello che vide era il membro
del suo uomo che entrava ed usciva da lei, poi notò il liquido
semitrasparente a cui alludeva lui e realizzò.
Voleva rispondere alla sua domanda. Intendeva dirgli che si sentiva spudorata,
disinibita, libera, femmina, ma un impulso di piacere particolarmente
forte la costrinse a sopprime un urlo.
Ora era nuovamente entrata nella parte, pronta a godere ancora del suo
uomo. Tornò a muoversi attivamente aprendosi a lui per accoglierlo
dentro il ventre come prima aveva preso il giovane. Più ripensava
a cosa aveva fatto più cresceva il piacere.
Questa volta a spingerla verso l'orgasmo fu il pensiero di cosa potesse
pensare, l'uomo che la stava prendendo, di lei dopo averla vista cavalcare
un altro mentre ingoiava il suo seme. Quando inarcò la schiena
in preda agli spasmi di piacere lui spinse con ancora più forza.
Aumentò il ritmo muovendosi come in preda alla follia sin quando
non si bloccò anche lui per eiaculare nel profondo del suo ventre.
Marina ora era davvero sfinita. Resto in quella posizione, senza riuscire
a muoversi, anche se temeva che il giovane trovandola così decidesse
di prenderla ancora una volta. Sentiva che non avrebbe più retto
un altro accoppiamento.
Non accadde nulla di tutto questo. Il giovane non si fece più rivedere,
in qualche modo era uscito dall'appartamento, e la sua guida l'aiutò
a rivestirsi con la dovuta calma. Marina sentiva il bisogno di una doccia,
o meglio di un lunghissimo bagno, ma preferiva raggiungere per prima cosa
la propria casa.
Uscì in strada accompagnata dal suo uomo, da colui che, negli anni,
era diventato prima amante e poi guida, maestro di perversione. Marina
lo salutò con un lunghissimo bacio sulla bocca, poi salì
in macchina. Non si dissero altro se non un semplice saluto, le parole
avrebbero rovinato quel momento. Meglio era parlarne con calma, a mente
fredda in un'altra occasione. Prima di tutto Marina doveva assimilare
i fatti di quella notte, accettarli e scoprire se realmente provava il
desiderio di ripetere l'esperienza di un gioco a tre. Sapeva che se avesse
deciso di andare avanti le sarebbe capitata l'occasione di dover dividere
il suo uomo con un'altra donna.
Quando arrivo a casa trovò suo marito ad aspettarla.
Marina non gli domandò del viaggio ed i motivi che lo avevano spinto
a rientrare, ormai il gioco era terminato per quella notte.
Fra le tante cose che non capiva di lui c'era questo suo presunto dono
di essere sempre presente al posto giusto nel momento giusto: come poteva
aver raggiunto così in fretta il luogo del suo appuntamento se
lo aveva lasciato all'aeroporto appiedato?
Come riusciva, tutte le volte, ad arrivare prima di lei all'appuntamento?
Come era possibile che riuscisse ad apparire un normalissimo marito, un
amante, una guida, un maestroadult3; ed in ogni interpretazione nascondere
ogni traccia della precedente?
Se non fosse stato per il viso, per il corpo, per quegli occhi che amava
profondamente, avrebbe pensato di trovarsi innanzi ad un'altra persona.
Invece era sempre lui a guidare i suoi giochi, iniziando con il darle
l'illusione di tradire un marito disattento per finire con il guidarla
da maestro nei giochi più trasgressivi.
Mentre scorreva l'acqua della doccia Marina si poneva queste domande,
come sempre dopo ogni loro gioco. Amava quell'uomo nonostante fosse un
attore migliore di lei.
Un solo dubbio le procurava un certo dolore: se era così abile
a recitare quelle parti adult3; chi le assicurava che non ne recitasse
anche altre, come ad esempio quella principale del marito premuroso ed
interessato solo ed esclusivamente al piacere della propria compagna?
Forse era meglio non cercare mai la risposta a questa domanda.
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