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insetti, colti di sorpresa nel loro volo notturno, si appiccicavano al
parabrezza trattenuti dai loro stessi liquidi, mentre le luci si mescolavano
attorno come una maionese impazzita. Tutto correva veloce fuori dall'abitacolo
della Clio di prima generazione. Solo il motore sembrava ribellarsi. Alle
volte, forse colto da improvvisi attacchi di inappetenza del carburatore,
singhiozzava vistosamente, scuotendo la piccola vettura. La musica, una
meravigliosa ballata del Gargano reinterpretata dagli Xanti Yaca, copriva
tutto, triturando e mescolando l'atmosfera iperurbanizzata della statale
con i vecchi e sensuali canti dei contadini.
Ora erano già più distanti dalla città. Il lungo rettilineo aveva steso
un buio intenso fuori dall'auto. Solo in lontananza si vedevano allegre
luci di città scuotersi impercettibilmente, tanto da sembrare accozzaglie
di stelle raccolte dal cielo.
Valentina non faceva altro che guardare dietro, attorno, seguire con lo
sguardo le improbabili strade di servizio, scrutare in lontananza gli
incroci della statale. "Stai tranquilla" disse Claudio, con la sua voce
roca. E sorrise, costruendo una nicchia per le ombre sulla sua guancia.
Si poteva leggere la storia della sua vita su quella faccia, fatta di
profonde pieghe dettate da sorrisi e sofferenze. Anche Valentina sorrise,
deviando i rigoli che, in brevi riflessi, sembravano tagliare il bel volto
chiaro.
"Vieni qui", le disse. E lei si avvicino, piegandosi e costringendo ad
uno sforzo estremo i bottoni della sua camicia bianca. "Presto tutto sarà
diverso" disse ancora, mentre lei chiuse per un attimo gli occhi.
Valentina ora si sentiva tranquilla, come se improvvisamente l'adrenalina,
che le faceva battere forte il cuore, fosse scomparsa, scivolata in chissà
quale nascosta sacca del suo corpo sinuoso. Sentiva la sua anima stendersi
e gioire nuovamente, così come era sempre stata. E si sentiva vogliosa
e carica di vita. E sentiva il corpo di Claudio profumare, ne sentiva
il calore, godendo della morbida accoglienza della sua piccola e morbida
pancia e delle sue gambe che sapeva scure e pelose. Poi la mano, rugosa
ed intrisa di uno strano odore, che scivolava fra i suoi capelli colorati
d'amaranto.
Si sentì eccitata da morire Vale. Dondolata dall'irregolare ronfare del
motore e raccolta fra le gambe di Claudio, con la guancia poggiata sul
pacco di lui, godente di quel contrasto fra il morbido del corpo ed il
duro che le era appena cresciuto sotto la faccia. Ronfava il motore mentre
il vecchio Sony sputava una taumaturgica tammurriata e, sul sedile posteriore,
continuava a trillare il suo telefono. Quello che le aveva regalato papà.
Valentina si sistemò, sollevandosi appena e girando la testa. Strinse
la linguetta della zip fra indice e pollice. Tirò, allontanandola dal
suo volto. Un altro piccolo movimento della mano e il cazzo di Claudio
si ritrovò a gustare la tenue luce verde che dava respiro all'abitacolo.
Vale lo prese in bocca, godendo immediatamente del suo calore. Iniziava
sempre così lei. Con un boccone improvviso e veloce. Poi lo tirava fuori,
lucente di umido fresco, e lo ammirava per poi cominciarlo a leccare,
da giù, facendosi spazio fra i ricci peli neri. Scese ancora, sul lato,
facendo una coppetta con la mano per accogliere lo scroto peloso e profumato.
Strinse appena, come piaceva a lui, e poi iniziò a mordicchiare, ripercorrendo
la dura verga, seguendo dolcemente la grossa vena che segnava quel pisello
sul lato sinistro, dove - come diceva sempre lei - pendeva un po' troppo.
Ora però lo aveva tutto in bocca, se lo sentiva in gola, mentre il motore
della Clio alternava slanci di velocità ad imprevisti rallentamenti. E
continuava a succhiarlo, leccandolo come mai prima, mentre improvviso
un suono sordo e frastagliato si diffuse in quell'aria che già si riempiva
di fumo, di odore di gomma bruciata, di biglietti da diecimila che scappavano
al vento, di pezzi di lamiera e di vetro che volavano ansiosi di ritrovare
la terra, di odore di pelle bruciata.
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