.Dott.essa Antonella Tissini, assessore.

-Dott.essa Antonella Tissini, assessore

"Pronto Ale? Che fai a mezzogiorno?"
"Niente, perché?"
"Ci sarebbe una conferenza al museo della città, ci serve un articolo frizzante, dai che è questione solo di un'oretta, poi c'è anche il buffet."
Non sapevo dire bugie sul momento, non riuscii ad inventarmi una scusa all'ultimo istante.
"Ok, va bene, vado lì poi passo in redazione nel primo pomeriggio."
All'epoca, sette anni fa, lavoravo come collaboratore al quotidiano della mia città. Era un lavoro molto divertente, un lavoro tutt'altro che noioso, ogni giornata diversa da quella precedente, sempre. Forse pure troppo. A volte avevo bisogno di sicurezze, a volte avrei preferito che qualche giornata fosse uguale a quella appena trascorsa. Ma questo non accadde mai: è lo svantaggio/vantaggio di essere giornalista. Non c'è mai una giornata uguale all'altra, è impossibile rilassarsi, ogni minuto, ogni ora può accadere un fatto che rivolta la giornata. E allora giù a fare telefonate, giù a scrivere frettolosamente prima che il giornale vada in stampa.
Quella mattina iniziò così. Io mi ero alzato tranquillamente, sarei andato in redazione a godermi quelle poche ore di tranquillità prima del caos (nei giornali la mattina è sempre calma piatta, il movimento inizia nel pomeriggio ed in tarda sera), e invece arriva la prima telefonata che mi manda in frantumi i miei programmini. A mezzogiorno sarei dovuto andare ad una conferenza stampa che promuoveva degli eventi ludici nella mia città per l'estate. Una noia mortale, ma ormai avevo accettato, se avessi detto di no l'avrebbero chiesto ad un altro collaboratore, ma proseguendo con i "no" poi alla fine non mi avrebbero nemmeno più chiamato e allora addio lavoro al giornale.
Arrivai al museo della città con dieci minuti di anticipo. La conferenza iniziò con venti minuti di ritardo. Avevo buttato via un'altra mezz'ora del mio tempo; poco male, di solito di tempo ne butto via molto di più.
"Buongiorno, innanzitutto vi ringrazio della vostra presenza " cominciò così quella conferenza, credo che l'80% delle conferenze cominci in questo modo " ringrazio anche vicesindaco che è qui presente questa mattina, l'assessore al turismo e l'organizzatore degli eventi che vi elencheremo tra poco...."
Il bla, bla, bla durò circa trequarti d'ora, scrissi due righe appena sul mio blocchetto degli appunti dato che la quasi totalità delle informazioni erano dettagliatamente descritte nel coupon che ci avevano dato all'ingresso. Avrei potuto benissimo scrivere l'articolo con il coupon e senza ascoltare la conferenza. Feci questo per metà, seguìì la conferenza, ma poi scrissi quello che c'era sul coupon.
Appena finita la conferenza ci fu un piccolo summit tra le autorità e alcuni giornalisti ben più famosi di me. Mi intrufolai in mezzo piano piano, magari sarebbe venuto fuori qualche piccolo scoop o qualche notizia carina.
Al mio fianco c'era Antonella Tissini, assessore al turismo della mia città, una donna di 4sesso duro che presenziava a qualsiasi conferenza si tenesse, molte volte solo per fare presenza o qualche ringraziamento di rito ai presenti. Era una donna di bassa statura, i capelli tinti color rosso scuro, quasi neri, la pelle candida, sul viso i suoi 4sesso duro si vedevano tutti, la maglietta un po' scollata ma non troppo.
Mi inserìì nella discussione, ribattendo sugli argomenti che conoscevo meglio. Cioè nessuno. Infatti le mie uniche parole erano solo per approvare quello che dicevano gli altri. Bella forza.
"Sono contenta che anche lei sia d'accordo " mi disse la signora Tissini " io trovo che eventi come quelli che abbiamo presentato oggi facciano soltanto bene alla nostra città, anche se certa gente dice che quei soldi avremmo potuti spenderli meglio."
"A mio avviso sono stati spesi bene " dissi io con l'ingenuità di un 21 enne " perché poi porteranno altri soldi e quelli che protestano adesso, poi non protesteranno più."
"Esatto " mi disse lei sorridendomi " è proprio così. Beh, ora la saluto, sa com'è, alle 15 ho un'altra conferenza e prima devo sbrigare delle pratiche in comune. Arrivederci a tutti" disse anche agli altri giornalisti mentre i suoi tacchi si allontanavano dal museo.
Lì dentro ci rimasi poco anch'io, dovevo andare a scrivere l'articolo, era il mio primo articolo che comprendeva persone politiche. Forse scrissi qualche frase di troppo, di troppo per i politici, non per il mio direttore che aveva apprezzato il mio lavoro.
La mattina seguente squillò di nuovo il telefono. Non era l'invito ad andare ad un'altra conferenza, era il segretario della signora Antonella Tissini, assessore al turismo della mia città.
"L'assessore le vuole parlare " mi disse in tono duro e telegrafico " passi a mezzogiorno al Comune." Saltavano ancora i miei piani mattutini. Ventiquattro ore prima stavo aspettando l'inizio della conferenza stampa, ventiquattro ore dopo mi ritrovavo davanti alla porta dell'assessore al turismo della mia città. Non ero mai stato in quelle stanza del comune, ero stato in quelle inferiori dove si fa domanda per qualche lavoretto, ma mai in quelle superiori.
"Si accomodi" mi disse il segretario aprendomi la porta dell'ufficio della signora Tissini. La stanza era molto piccola, io mi immaginavo uno stanzone gigantesco stile Ottocento e invece tutto era molto moderno e innovativo. L'assessore stava al telefono, con uno sguardo secco mi invitò a sedermi nella sedia davanti a lei. Quando smise la telefonata mi disse: "E allora? Cos'è questa roba?" indicava una mia frase abilmente evidenziata con uno Stabilo Boss giallo.
In effetti avevo forse un poco esagerato. Avevo scritto che quei soldi dell'evento andavano spesi meglio per la nostra città, lo scrissi dopo che a lei dissi esattamente il contrario. Non sapevo cosa dire. Avevo 2sesso duro, era il mio primo articolo di una politica di cui io non sapevo nulla e mi trovavo nell'ufficio dell'assessore a prendermi subito un cazziatone.
"Che diavolo ha scritto? Sentiamo allora come dovremmo spenderli questi soldi." Mi disse.
Balbettai frasi senza senso, mostrai tutta la mia incapacità. La signora Tissini continuava a darmi del lei, nonostante io fossi ancora molto giovane. Questa cosa mi intimorì. Pensai che forse il giornalista non era un mestiere che faceva per me.
"Esigo un'intervista chiarificatrice" mi disse
"D'accordo" dissi io all'istante, ben sapendo che il permesso per quell'intervista e per la pubblicazione della stessa l'avrei dovuto chiedere al mio direttore.
"Bene, ritorni qui nel tardo pomeriggio, verso le 18." E così dicendo la signora Tissini mi liquidò.
Io non dissi niente al mio direttore, lui era soddisfatto di quello che avevo scritto, aspettai con ansia le 18 di quel giorno senza avere la minima idea di quali domande fare all'assessore e poi mi ritornai in Comune.
Alle 18.30, dopo una buona mezz'ora di attesa, arrivò il segretario dell'assessore.
"C'è la Tissini al telefono, le vuole parlare" mi disse e così facendo mi passò il ricevitore.
"Pronto? Mi scusi se non sono lì al Comune e che ho avuto degli impegni urgenti e ormai sono a casa a sfogliare gli appunti del discorso che dovrò dire domani. Le dispiace passare qui per l'intervista? Guardi, abito a neanche 200 metri da dove è lei, ci mette poco ad arrivare."
Mi diede numero civico ed interno della casa. In meno di cinque minuti ero lì. Suonai il campanello. Sopra la porta una scritta in oro diceva: Dott.ssa Antonella Tissini.
Mi aprì. i capelli un po' scompigliati e non più pettinati con la riga di lato, una maglietta a maniche corte addosso e un paio di jeans scuri. Non sembrava più un assessore, sarei stato più tranquillo se non avesse abbandonato ancora quel suo sguardo severo.
"Si accomodi e mi scusi ancora per il piccolo inconveniente" " disse in maniera decisa, come se le scuse non fossero poi così sentite, ce l'aveva con me.
Per una buona mezz'ora mi disse tutto, mi informò sulla sua politca, sulle sue iniziative, mi smontò ogni punto della mia piccola arringa insistente. Da buon politico quale era mi aveva spiazzato. Cominciavo a sudare, ogni punto che mi smontava smascherava la mia incapacità. Lei se n'era accorta e rincarava la dose. Mi voleva distruggere.
Stavo sudando freddo, mi slacciai i primi due bottoni della camicia, non resistevo più. Passarono altri venti minuti di arringa, ormai non avevo più punti sui quali ribattere e lei sembrava più sollevata dato che, per tirarmi fuori da quella situazione stavo cominciando a darle ragione su tutto. Lei si calmò.
"Vuole un caffè?" mi disse, "l'intervista è stata molto lunga"
Di solito non bevo caffè, ma qualunque cosa mi distogliesse la signora Tissini da davanti era bene accetta. Lei sarebbe andata a prepararlo, io potevo respirare.
"Sì grazie" le feci io.
A prepararlo ci mise pochissimo, tempo sette o otto minuti e lei era nuovamente lì davanti a me per le prediche, le arringhe e quant'altro. Ad un tratto, però, mi accorsi che la signora Tissini spostava lo sguardo. Non sul caffè, non sul divano o su qualche altro oggetto. Guardava, per piccoli istanti, appena sotto il mio collo. Appena uscìì da quella casa mi resi conto che cosa stava guardando, il mio petto.
I due bottoni della camicia che avevo aperto in precendenza lasciavano trasparire il pelo del mio petto. Non nascondo che l'idea che una signora in carriera di 4sesso duro che di vita vissuta ne aveva avuta parecchia, mi guardasse il mio petto mi eccitava abbastanza.
Ma forse non lo stava guardando, forse fantasticavo troppo io con la fantasia. Non avrei mai potuto saperlo.
Tre settimane dopo ero presente ad una nuova conferenza, un'altra rottura. A metà conferenza arrivò anche la signora Tissini, si scusò con i giornalisti, poi mi individuò tra di essi con lo sguardo, uno sguardo normale, ma ogni tanto tornava su di me.
Finita la conferenza il solito nugolo di giornalisti. Questa volta non mi ci intrufolai, non ne avevo proprio voglia e me ne andai.
"Ehi" sentìì alle mie spalle. Era la signora Tissini.
"Come mai questa volta non ascolti i nostri discorsi? Hai paura che ti rimproveri?" Mi disse con voce gentile ed abbozzando un sorriso. E mi diede del tu.
"No signora e che oggi ho fretta, devo andare in redazione a fare altri articoli."
"Peccato" " mi disse "
E io, che volevo sempre avere l'ultima parola di una conversazione, banale o complicata che sia le risposi: "magari la intervisto, così le notizie me le darà lei."
"D'accordo, vieni alle 19."
E io, che volevo sempre avere l'ultima parola ma non sapevo dire di no risposi malvolentieri.
"Ehm... d'accordo...alle 19 in Comune."
Lei mi sorprese.
"No, passa da casa mia, alle 19 ho già finito il lavoro. Sai già dove abito, no?"
"Va bene" le dissi.
"La mia partita a calcetto è andata a farsi benedire". Dissi invece a me stesso.
Alle 18.45 ero già davanti al suo campanello, pensai che anticipando l'intervista forse mi avrebbe rilasciato prima e forse sarei arrivato in tempo per giocare almeno il secondo tempo con la mia squadretta Uisp di calcio a cinque.
"Già qui?" mi disse aprendomi la porta. "Entra, entra."
Era vestita come l'altro giorno che arrivai a casa sua per intervistarla ma questa volta i capelli erano più in ordine, avevano la solita riga sul lato sinistro di quando presidiava alle conferenze. Capigliatura da conferenza, abbigliamento da casalinga. Un' unione strana da vedere, ma tutto sommato piacevole.
C'era un buon profumo questa volta nella sua casa, notai un vassoio con dei piccoli fiori essiccati. Il profumo proveniva da lì. Era piacevole anche quello.
Entrai, mi sedetti sul divano nella stessa posizione che occupai l'ultima volta quando notai un particolare che mi fece trasalire.
Mancava il reggiseno. Gesù, aveva una T-shirt gialla, la stessa dell'ultima volta che la intervistai, aveva gli stessi jeans ma, Gesù, non aveva il reggiseno. I suoi seni erano piccoli ma si vedeva benissimo che non ce l'aveva, le forme dei capezzoli si distinguevano chiaramente. Cercai di non fargli credere che avevo notato questo particolare.
Lei era gentile, mi rilasciò un'intervista a tutto tondo e alla fine mi offrì nuovamente il caffè. Lo prese anche lei.
"Sai " mi disse " me n'ero accorto fin da subito che era il tuo primo approccio con la politica. L'ho capito fin da subito, scusami se ti ho attaccato così l'altro giorno, ma era giusto chiarire il tutto, era giusto che tu capissi come anche una sola parola scritta fuori posto, soprattutto su di un quotidiano, potrebbe far cambiare tante cose."
"Non si preoccupi" ribbatei io "mai e poi mai avrei scritto quella frase se avessi saputo che ciò le avrebbe creato dei problemi."
Mi diede una carezza e mi disse. "Sei così giovane, imparerai presto."
I suoi occhi erano diventati brillanti, la sua mano sul mio viso mi diede un senso di maternità, ma i miei occhi non potevano non cadere sulla T-Shirt e su quei piccoli rigonfiamenti sul suo petto. Per mia incoscienza prolungai lo sguardo forse un po' troppo.
"Che cosa stai guardando?" mi disse le signora Tissini cogliendomi ancora una volta in controtempo.
Io ero arrossito in ogni parte del mio corpo, stavo sudando freddo, l'imbarazzo si era impossessato di me, mi avrebbe distrutto un'altra volta.
"N-n-niente signora, niente"
"Mi stavi guardando il seno?"
La sua domanda mi spiazzò. Non solo mi aveva scoperto, ma me lo aveva detto anche esplicitamente.
"N-n- no signora" mentii
"Guarda che non ti devi mica vergognare " ribattè con voce dolce e anche con un abbozzo di sorriso " capita che l'occhio cada, anche a me succede, siamo persone non pezzi di ghiaccio."
Nel mentre mi diceva questo notai che mi osservava nuovamente il petto coperto di peli, involontariamente la mia camicia era slacciata nei primi suoi due bottoni.
"Che cosa sta guardando?" dissi io con un pochino di coraggio misto a timore.
"Te l'ho detto, siamo persone..." mi disse con voce fioca.
Ci fu un lungo attimo di silenzio, poi la signora Tissini, 4sesso duro, assessore al turismo della mia città con indosso una maglietta senza reggiseno ed un paio di jeans mi appoggiò una mano sul mio ginocchio destro.
Forse aspettava una mia mossa. Incredibile, notai il desiderio nei suoi occhi. Presi coraggio, le passai la mia mano sinistra tra il collo e l'orecchio accarezzandole i capelli, poi la avvicinai a me e la baciai sulle labbra. Lei non oppose resistenza e ricambiò. Fu un bacio piuttosto lungo, bello. Lei mi passò le mani dietro il collo, io con la mano sinistra continuai a sentire il morbido dei suoi capelli, mentre la mia mano destra si appoggiava sulla sua spalla.
Lei emise dei piccoli gemiti di piacere, forse era tanto che non baciava più, soprattutto in quel modo appassionato. Il mio membro era diventato di marmo, mi faceva male tenerlo nei pantaloni. A quel punto presi l'iniziativa.
Avevo letto in precedenza qualcosa sui massaggi tantrici, sapevo che toccando le donne in certi punti avrei attivato in loro l'energia shacktica, avrei risvegliato il loro serpente Kundalini e avrei lasciato liberi tutti i loro sensi. Si dice che nella donna il polo positivo sia il seno e quello negativo la vagina. Stimolando il polo positivo, si sarebbe acceso con più sensazioni quello negativo. Non avevo mai sperimentato una cosa di questo genere, decisi che quello era il momento.
Ci continuammo a baciare per lunghi minuti, un po' sul collo, tanto sulle labbra. Ad un certo punto la mia mano che si trovava sulla sua spalla cadde sui suoi seni. C'era la maglietta, ma potevo distintamente sentire la consistenza dei capezzoli. Erano duri, turgini, ingranditi dall'eccitazione del momento. Ne presi uno tra l'indice e il pollice e cominciai a massaggiarlo, a punzecchiarlo.
La signora Tissini, gemette, si lasciò andare ad un lungo sospiro. Quel giocare con i suoi capezzoli l'aveva eccitata ancora di più.
"Aspetta un attimo" mi disse.
Si sfilò la maglietta. Il corpo era molto magro, si potevano contare quasi le costole ai lati, ma era ben proporzionato, fatto bene considerando l'età. I seni erano piccoli, forse per la magrezza, ma ormai erano miei, lei era mia.
Cominciai a baciarglieli, nel mentre lei mi sfilò la camicetta e, non sapendo cosa fare, prese a baciarmi e a massaggiarmi la schiena. Le sue mani erano fredde, le sue labbra calde e umide. Fu un'unione piacevole, come i fiori secchi profumati che c'erano sul tavolo. Il suo ansimare, i suoi gemiti, i suoi movimenti mi fecero capire che probabilmente non aveva mai fatto sesso in questa maniera, probabilmente non era mai stata avvolta da una così grande passione, probabilmente il suo fare l'amore si era sempre limitato alla posizione del missionario.
Nei ebbi la conferma quando, sfilandole i jeans e le mutandine lei sgranò gli occhi quando avvicinai le mie labbra al suo sesso umido.
"Ma... ma... aspetta... cosa..." furono le uniche parole che riuscì a pronunciare, poi si adagiò con la schiena sul tappeto, chiuse gli occhi e si abbandonò a me. Nessuno prima gliel'aveva mai baciata.
Cominciai a leccargliela con delicatezza, molto lentamente. Lei era già in estasi. Lei, dottoressa 47 enne, assessore al turismo, era distesa nuda sul tappeto del suo salotto, mentre un giovane collaboratore di un quotidiano locale la stava masturbando. Era piccola e magra, aveva ancora i capelli da conferenza, ma tutto il resto era sotto il mio controllo. Quando venne non me ne accorsi subito. Gemeva ad alta voce già da qualche minuto, poco dopo sentii sulla punta della mia lingua un odore nuovo, dolce e acre nello stesso tempo. Aveva avuto il primo orgasmo, era sudata, non le diedi nemmeno il tempo di riprendersi un secondo.
Sentito il sapore del suo orgasmo le infilai il mio dito indice nella sua cosina che ormai era diventata un lago appiccicaticcio. Era il suo primo ditalino fattogli da un'altra persona. Probabilmente qualcuno se l'era fatto nei giorni precedenti.
"Ssìì... così..." diceva poche parole, gemeva molto, ogni tanto le uscivano dei gridolini. Inserii un secondo dito, le individui il clitoride e glielo presi tra le mie labbra. Nonostante fosse una donna molto magra e piccolina il clitoride le si vedeva molto distintamente, probabilmente ingrossato all'estremo da quella situazione assolutamente nuova ed unica, sia per lei che anche per me.
"Ohh.. sììì... continua ti prego...". Al sentire quella frase mi fermai di colpo e mi allontanai da lei. La lasciai sul suo climax, la torturai facendole così, non resisteva più.
"No... no... torna qui... torna qui..." con quel gesto verificai il suo totale abbandono. Le diedi l'opportunità di riprendersi, di ritornare la distinta donna assessore che era, ma ormai era travolta da tutti i sensi, i massaggi tantrici avevano funzionato..
Tornai su di lei. Un ditino faceva dentro e fuori quella fica umidiccia e appiccicaticcia, l'altra mano le premeva sulla pancia, le labbra e la lingua lavoravano sul suo clitoride.
Quando venne la seconda volta, schizzò. Non potè resistere a quei massaggi, avevo colpito nei punti giusti.
I suoi schizzi finirono sia sul mio visto che un po' sul mio collo.
"Ohhhh.....ohhh....ohhhhhh", altri tre rigagnoli, dopo lo schizzo iniziale, le uscirono dalla sua vagina completamente inondata. Macchiarono distintamente il tappeto. L'odore era fortissimo nella stanza.
Davanti a me, ansimante, sudata, stremata, stava l'assessore del mio paese, Antonella Tissini, dottoressa, 4sesso duro, bocchini di due figlie all'università, separata. L'ultimo rigagnolo di sperma le aveva lasciato la scia sulla sua vagina. Un piccolo fiumicino che cominciava dalla "foresta umida" per finire sul tappeto. Era ancora distesa sul dorso, respirava forte, si asciugava il sudore sulla fronte con l'avambraccio, si sistemava i capelli, ormai non più da conferenza. Le sue ascelle non erano depilate, questo mi eccitò ancora di più.
"Le è piaciuto?" dissi io dandogli ancora del Lei nonostante la forte intimità.
Lei non mi disse niente. Mi passò le sue mani accaldate attorno al collo. Mi abbracciò forte, potei sentire distintamente i suoi capezzoli ancora turgidi premere forte sul mio petto. Poi mi baciò sul collo, salvo passare immediatamente dopo sulle labbra. Io allungai la lingua per la prima volta, lei rispose di buon grado. Era anche il suo primo bacio con la lingua? A giudicare dalla foga e dalla scoordinazione nei movimenti avrei detto proprio di sì. Ma erano movimenti scoordinati piacevoli, per certi versi ancora più eccitanti di chi sa già dove andare a parare. Restammo a baciarci per diversi minuti, con un occhio diedi uno sguardo al tappeto. La macchia, ora diventata scura per assorbimento nei tessuti, aveva un discreto diametro, di liquido seminale la signora Antonella Tissini, assessore al turismo della mia città, ne aveva eiaculato in quantità notevole. Le accarezzai i capelli e continuai a baciarla.
"Ti amo" mi sussurrò in un orecchio ben sapendo che quella parola era solo un ringraziamento del momento per avergli fatto avere un orgasmo, anzi due, che non aveva mai avuto fino ad ora.
"Sdraiati sul divano" le dissi.
Lei ebbe un attimo di sorpresa, sgranò gli occhi e sollevò le sopracciglia abbozzando un qualcosa vicino ad un sorriso di meraviglia. No, non avrebbe ancora smesso di avere orgasmi in quel tardo pomeriggio.
Probabilmente non aveva avuto dei rapporti completi da quando si era separata, tre anni o giù di lì, anche se mi sorprese un poco la sua goffaggine nel sistemarsi nella posizione migliore. Aveva ancora le gambe chiuse, il respiro si era fatto nuovamente incessante, poi le aprì lentamente. Il rigagnolo era sparito.
Presi tra le mie mani il mio sesso indurito, grosso come mai avevo visto negli ultimi tempi, la situazione del resto aveva aiutato molto il raggiungimento di quelle dimensioni che per me non erano di certo normali. Passai la punta del mio pene sulla sua piccola forestina di peluria triangolare, era bagnata di parecchio, forse ancora da prima, forse di nuova "rugiada".
"Forza..." mi disse sospirando, come se avesse accettato completamente soltanto in quell'istante il fatto di dover essere penetrata. Forse in quel momento di pausa stava pensando alle sue figlie che stavano preparando gli esami all'Università. Forse stava pensando che se avessero avuto la possibilità di vedere in una vita trapassata quella scena si sarebbero vergognate della propria bocchini, forse stava pensando che il solo ad averla penetrata era stato suo marito.
"Forza..." ripetè.
Con l'indice e il pollice della mia mano sinistra le allargai le grandi labbra completamente inondate e appiccicate, con l'indice e il pollice della mia mano destra indirizzai il mio sesso verso il suo. La sua vagina era molto stretta, all'inizio feci fatica a penetrarla ma dopo due o tre movimenti, favoriti dal fatto che il suo sesso era bagnato in una maniera mai vista, il tutto diventò di una eccitante fluidità di odori.
"Uhh...ohhh...oohh..." Ad ogni mio colpo, Antonella emetteva gemiti di piacere, sempre più forti. Dopo pochi minuti di appassionato avanti e indietro (eravamo abbracciati sul divano, appiccicati l'un l'altra anche dal sudore in ogni nostro angolo del corpo), decisi di regalarle un piacere più intenso. Mentre la penetravo, con una mano ripresi a massaggiarle i seni, mentre con l'altra le massaggiavo il monte di venere. Non resistette oltre un minuto.
Le sue contrazioni sempre più intense del bacino, il suo innaturale inarcarsi dello stesso e i suoi urli di piacere (se non mi sbaglio le sentii dire anche "ooh sììì porco..." una frase che mi eccitò incredibilmente, sempre che l'abbia pronunciata realmente), fecero da immediata "prefazione" al suo terzo orgasmo, quasi intenso come il secondo, anche se la presenza del mio membro nella sua vagina impedì il manifestarsi di altri schizzi. Quelli arrivarono poco più tardi, ma erano i miei.
Venni poco prima di estrarre il pene dal suo sesso, venni sul suo seno, per certi versi esplosi anch'io con degli schizzi abbastanza innaturali per me.
Ci abbracciammo di nuovo, ora più appiccicati di prima. Il mio sperma faceva da piccolo collante tra il mio petto e il suo seno. Ci baciammo a lungo, con e senza lingua.
"Ti amo, tesoro"... era il secondo ringraziamento.
Eravamo madidi di sudore entrambi, respiravamo in maniera affannosa, mi fermai ancora un attimo a guardarla. Era seduta sul divano, lo sguardo rivolto soddisfatto verso il lampadario, gli schizzi del mio liquido seminale sparsi sul suo seno, il sudore nei capelli e nella pelle, le gambe ora accavallate dopo l'atto sessuale. Si girò con lo sguardo verso di me, sorrise, anch'io lo feci. Non ci dicemmo niente.
Mi chiese se volevo fare la doccia lì da lei, ma non me la sentivo, forse perché ormai per quella giornata con l'assessore Antonella Tissini, dottoressa di 4sesso duro, non avevo altro da chiedere. Non c'era amore, volevo solo sfogare le mie fantasie e lei le sue, lo facemmo entrambi in quel tardo pomeriggio di maggio di sette anni fa.
Ora Antonella ha 5sesso duro, è ancora una bella signora ma così come dimostrava a 4sesso duro tutti i suoi anni, così vale per i 54. Sì, lo abbiamo fatto altre quattro volte dopo quel giorno lì, equamente distribuite in quell'anno. Me le ricordo tutte. Giugno, due volte in luglio e l'ultima il 15 settembre. Poi si trasferì a Washington per sei anni. Ci siamo tenuti in contatto via email. E' ritornata nella nostra città meno di un anno fa. E' ancora una bella signora, ma da poco più di tre mesi è diventata mia suocera. Giada, la sua figlia maggiore mi ha dato la mia prima figlia.
In questo momento stanno dormendo tutte e due.