| "Pronto Ale?
Che fai a mezzogiorno?"
"Niente, perché?"
"Ci sarebbe una conferenza al museo della città, ci serve
un articolo frizzante, dai che è questione solo di un'oretta, poi
c'è anche il buffet."
Non sapevo dire bugie sul momento, non riuscii ad inventarmi una scusa
all'ultimo istante.
"Ok, va bene, vado lì poi passo in redazione nel primo pomeriggio."
All'epoca, sette anni fa, lavoravo come collaboratore al quotidiano della
mia città. Era un lavoro molto divertente, un lavoro tutt'altro
che noioso, ogni giornata diversa da quella precedente, sempre. Forse
pure troppo. A volte avevo bisogno di sicurezze, a volte avrei preferito
che qualche giornata fosse uguale a quella appena trascorsa. Ma questo
non accadde mai: è lo svantaggio/vantaggio di essere giornalista.
Non c'è mai una giornata uguale all'altra, è impossibile
rilassarsi, ogni minuto, ogni ora può accadere un fatto che rivolta
la giornata. E allora giù a fare telefonate, giù a scrivere
frettolosamente prima che il giornale vada in stampa.
Quella mattina iniziò così. Io mi ero alzato tranquillamente,
sarei andato in redazione a godermi quelle poche ore di tranquillità
prima del caos (nei giornali la mattina è sempre calma piatta,
il movimento inizia nel pomeriggio ed in tarda sera), e invece arriva
la prima telefonata che mi manda in frantumi i miei programmini. A mezzogiorno
sarei dovuto andare ad una conferenza stampa che promuoveva degli eventi
ludici nella mia città per l'estate. Una noia mortale, ma ormai
avevo accettato, se avessi detto di no l'avrebbero chiesto ad un altro
collaboratore, ma proseguendo con i "no" poi alla fine non mi
avrebbero nemmeno più chiamato e allora addio lavoro al giornale.
Arrivai al museo della città con dieci minuti di anticipo. La conferenza
iniziò con venti minuti di ritardo. Avevo buttato via un'altra
mezz'ora del mio tempo; poco male, di solito di tempo ne butto via molto
di più.
"Buongiorno, innanzitutto vi ringrazio della vostra presenza "
cominciò così quella conferenza, credo che l'80% delle conferenze
cominci in questo modo " ringrazio anche vicesindaco che è
qui presente questa mattina, l'assessore al turismo e l'organizzatore
degli eventi che vi elencheremo tra poco...."
Il bla, bla, bla durò circa trequarti d'ora, scrissi due righe
appena sul mio blocchetto degli appunti dato che la quasi totalità
delle informazioni erano dettagliatamente descritte nel coupon che ci
avevano dato all'ingresso. Avrei potuto benissimo scrivere l'articolo
con il coupon e senza ascoltare la conferenza. Feci questo per metà,
seguìì la conferenza, ma poi scrissi quello che c'era sul
coupon.
Appena finita la conferenza ci fu un piccolo summit tra le autorità
e alcuni giornalisti ben più famosi di me. Mi intrufolai in mezzo
piano piano, magari sarebbe venuto fuori qualche piccolo scoop o qualche
notizia carina.
Al mio fianco c'era Antonella Tissini, assessore al turismo della mia
città, una donna di 4sesso duro che presenziava a qualsiasi conferenza
si tenesse, molte volte solo per fare presenza o qualche ringraziamento
di rito ai presenti. Era una donna di bassa statura, i capelli tinti color
rosso scuro, quasi neri, la pelle candida, sul viso i suoi 4sesso duro si
vedevano tutti, la maglietta un po' scollata ma non troppo.
Mi inserìì nella discussione, ribattendo sugli argomenti
che conoscevo meglio. Cioè nessuno. Infatti le mie uniche parole
erano solo per approvare quello che dicevano gli altri. Bella forza.
"Sono contenta che anche lei sia d'accordo " mi disse la signora
Tissini " io trovo che eventi come quelli che abbiamo presentato
oggi facciano soltanto bene alla nostra città, anche se certa gente
dice che quei soldi avremmo potuti spenderli meglio."
"A mio avviso sono stati spesi bene " dissi io con l'ingenuità
di un 21 enne " perché poi porteranno altri soldi e quelli
che protestano adesso, poi non protesteranno più."
"Esatto " mi disse lei sorridendomi " è proprio
così. Beh, ora la saluto, sa com'è, alle 15 ho un'altra
conferenza e prima devo sbrigare delle pratiche in comune. Arrivederci
a tutti" disse anche agli altri giornalisti mentre i suoi tacchi
si allontanavano dal museo.
Lì dentro ci rimasi poco anch'io, dovevo andare a scrivere l'articolo,
era il mio primo articolo che comprendeva persone politiche. Forse scrissi
qualche frase di troppo, di troppo per i politici, non per il mio direttore
che aveva apprezzato il mio lavoro.
La mattina seguente squillò di nuovo il telefono. Non era l'invito
ad andare ad un'altra conferenza, era il segretario della signora Antonella
Tissini, assessore al turismo della mia città.
"L'assessore le vuole parlare " mi disse in tono duro e telegrafico
" passi a mezzogiorno al Comune." Saltavano ancora i miei piani
mattutini. Ventiquattro ore prima stavo aspettando l'inizio della conferenza
stampa, ventiquattro ore dopo mi ritrovavo davanti alla porta dell'assessore
al turismo della mia città. Non ero mai stato in quelle stanza
del comune, ero stato in quelle inferiori dove si fa domanda per qualche
lavoretto, ma mai in quelle superiori.
"Si accomodi" mi disse il segretario aprendomi la porta dell'ufficio
della signora Tissini. La stanza era molto piccola, io mi immaginavo uno
stanzone gigantesco stile Ottocento e invece tutto era molto moderno e
innovativo. L'assessore stava al telefono, con uno sguardo secco mi invitò
a sedermi nella sedia davanti a lei. Quando smise la telefonata mi disse:
"E allora? Cos'è questa roba?" indicava una mia frase
abilmente evidenziata con uno Stabilo Boss giallo.
In effetti avevo forse un poco esagerato. Avevo scritto che quei soldi
dell'evento andavano spesi meglio per la nostra città, lo scrissi
dopo che a lei dissi esattamente il contrario. Non sapevo cosa dire. Avevo
2sesso duro, era il mio primo articolo di una politica di cui io non sapevo
nulla e mi trovavo nell'ufficio dell'assessore a prendermi subito un cazziatone.
"Che diavolo ha scritto? Sentiamo allora come dovremmo spenderli
questi soldi." Mi disse.
Balbettai frasi senza senso, mostrai tutta la mia incapacità. La
signora Tissini continuava a darmi del lei, nonostante io fossi ancora
molto giovane. Questa cosa mi intimorì. Pensai che forse il giornalista
non era un mestiere che faceva per me.
"Esigo un'intervista chiarificatrice" mi disse
"D'accordo" dissi io all'istante, ben sapendo che il permesso
per quell'intervista e per la pubblicazione della stessa l'avrei dovuto
chiedere al mio direttore.
"Bene, ritorni qui nel tardo pomeriggio, verso le 18." E così
dicendo la signora Tissini mi liquidò.
Io non dissi niente al mio direttore, lui era soddisfatto di quello che
avevo scritto, aspettai con ansia le 18 di quel giorno senza avere la
minima idea di quali domande fare all'assessore e poi mi ritornai in Comune.
Alle 18.30, dopo una buona mezz'ora di attesa, arrivò il segretario
dell'assessore.
"C'è la Tissini al telefono, le vuole parlare" mi disse
e così facendo mi passò il ricevitore.
"Pronto? Mi scusi se non sono lì al Comune e che ho avuto
degli impegni urgenti e ormai sono a casa a sfogliare gli appunti del
discorso che dovrò dire domani. Le dispiace passare qui per l'intervista?
Guardi, abito a neanche 200 metri da dove è lei, ci mette poco
ad arrivare."
Mi diede numero civico ed interno della casa. In meno di cinque minuti
ero lì. Suonai il campanello. Sopra la porta una scritta in oro
diceva: Dott.ssa Antonella Tissini.
Mi aprì. i capelli un po' scompigliati e non più pettinati
con la riga di lato, una maglietta a maniche corte addosso e un paio di
jeans scuri. Non sembrava più un assessore, sarei stato più
tranquillo se non avesse abbandonato ancora quel suo sguardo severo.
"Si accomodi e mi scusi ancora per il piccolo inconveniente"
" disse in maniera decisa, come se le scuse non fossero poi così
sentite, ce l'aveva con me.
Per una buona mezz'ora mi disse tutto, mi informò sulla sua politca,
sulle sue iniziative, mi smontò ogni punto della mia piccola arringa
insistente. Da buon politico quale era mi aveva spiazzato. Cominciavo
a sudare, ogni punto che mi smontava smascherava la mia incapacità.
Lei se n'era accorta e rincarava la dose. Mi voleva distruggere.
Stavo sudando freddo, mi slacciai i primi due bottoni della camicia, non
resistevo più. Passarono altri venti minuti di arringa, ormai non
avevo più punti sui quali ribattere e lei sembrava più sollevata
dato che, per tirarmi fuori da quella situazione stavo cominciando a darle
ragione su tutto. Lei si calmò.
"Vuole un caffè?" mi disse, "l'intervista è
stata molto lunga"
Di solito non bevo caffè, ma qualunque cosa mi distogliesse la
signora Tissini da davanti era bene accetta. Lei sarebbe andata a prepararlo,
io potevo respirare.
"Sì grazie" le feci io.
A prepararlo ci mise pochissimo, tempo sette o otto minuti e lei era nuovamente
lì davanti a me per le prediche, le arringhe e quant'altro. Ad
un tratto, però, mi accorsi che la signora Tissini spostava lo
sguardo. Non sul caffè, non sul divano o su qualche altro oggetto.
Guardava, per piccoli istanti, appena sotto il mio collo. Appena uscìì
da quella casa mi resi conto che cosa stava guardando, il mio petto.
I due bottoni della camicia che avevo aperto in precendenza lasciavano
trasparire il pelo del mio petto. Non nascondo che l'idea che una signora
in carriera di 4sesso duro che di vita vissuta ne aveva avuta parecchia, mi
guardasse il mio petto mi eccitava abbastanza.
Ma forse non lo stava guardando, forse fantasticavo troppo io con la fantasia.
Non avrei mai potuto saperlo.
Tre settimane dopo ero presente ad una nuova conferenza, un'altra rottura.
A metà conferenza arrivò anche la signora Tissini, si scusò
con i giornalisti, poi mi individuò tra di essi con lo sguardo,
uno sguardo normale, ma ogni tanto tornava su di me.
Finita la conferenza il solito nugolo di giornalisti. Questa volta non
mi ci intrufolai, non ne avevo proprio voglia e me ne andai.
"Ehi" sentìì alle mie spalle. Era la signora Tissini.
"Come mai questa volta non ascolti i nostri discorsi? Hai paura che
ti rimproveri?" Mi disse con voce gentile ed abbozzando un sorriso.
E mi diede del tu.
"No signora e che oggi ho fretta, devo andare in redazione a fare
altri articoli."
"Peccato" " mi disse "
E io, che volevo sempre avere l'ultima parola di una conversazione, banale
o complicata che sia le risposi: "magari la intervisto, così
le notizie me le darà lei."
"D'accordo, vieni alle 19."
E io, che volevo sempre avere l'ultima parola ma non sapevo dire di no
risposi malvolentieri.
"Ehm... d'accordo...alle 19 in Comune."
Lei mi sorprese.
"No, passa da casa mia, alle 19 ho già finito il lavoro. Sai
già dove abito, no?"
"Va bene" le dissi.
"La mia partita a calcetto è andata a farsi benedire".
Dissi invece a me stesso.
Alle 18.45 ero già davanti al suo campanello, pensai che anticipando
l'intervista forse mi avrebbe rilasciato prima e forse sarei arrivato
in tempo per giocare almeno il secondo tempo con la mia squadretta Uisp
di calcio a cinque.
"Già qui?" mi disse aprendomi la porta. "Entra,
entra."
Era vestita come l'altro giorno che arrivai a casa sua per intervistarla
ma questa volta i capelli erano più in ordine, avevano la solita
riga sul lato sinistro di quando presidiava alle conferenze. Capigliatura
da conferenza, abbigliamento da casalinga. Un' unione strana da vedere,
ma tutto sommato piacevole.
C'era un buon profumo questa volta nella sua casa, notai un vassoio con
dei piccoli fiori essiccati. Il profumo proveniva da lì. Era piacevole
anche quello.
Entrai, mi sedetti sul divano nella stessa posizione che occupai l'ultima
volta quando notai un particolare che mi fece trasalire.
Mancava il reggiseno. Gesù, aveva una T-shirt gialla, la stessa
dell'ultima volta che la intervistai, aveva gli stessi jeans ma, Gesù,
non aveva il reggiseno. I suoi seni erano piccoli ma si vedeva benissimo
che non ce l'aveva, le forme dei capezzoli si distinguevano chiaramente.
Cercai di non fargli credere che avevo notato questo particolare.
Lei era gentile, mi rilasciò un'intervista a tutto tondo e alla
fine mi offrì nuovamente il caffè. Lo prese anche lei.
"Sai " mi disse " me n'ero accorto fin da subito che era
il tuo primo approccio con la politica. L'ho capito fin da subito, scusami
se ti ho attaccato così l'altro giorno, ma era giusto chiarire
il tutto, era giusto che tu capissi come anche una sola parola scritta
fuori posto, soprattutto su di un quotidiano, potrebbe far cambiare tante
cose."
"Non si preoccupi" ribbatei io "mai e poi mai avrei scritto
quella frase se avessi saputo che ciò le avrebbe creato dei problemi."
Mi diede una carezza e mi disse. "Sei così giovane, imparerai
presto."
I suoi occhi erano diventati brillanti, la sua mano sul mio viso mi diede
un senso di maternità, ma i miei occhi non potevano non cadere
sulla T-Shirt e su quei piccoli rigonfiamenti sul suo petto. Per mia incoscienza
prolungai lo sguardo forse un po' troppo.
"Che cosa stai guardando?" mi disse le signora Tissini cogliendomi
ancora una volta in controtempo.
Io ero arrossito in ogni parte del mio corpo, stavo sudando freddo, l'imbarazzo
si era impossessato di me, mi avrebbe distrutto un'altra volta.
"N-n-niente signora, niente"
"Mi stavi guardando il seno?"
La sua domanda mi spiazzò. Non solo mi aveva scoperto, ma me lo
aveva detto anche esplicitamente.
"N-n- no signora" mentii
"Guarda che non ti devi mica vergognare " ribattè con
voce dolce e anche con un abbozzo di sorriso " capita che l'occhio
cada, anche a me succede, siamo persone non pezzi di ghiaccio."
Nel mentre mi diceva questo notai che mi osservava nuovamente il petto
coperto di peli, involontariamente la mia camicia era slacciata nei primi
suoi due bottoni.
"Che cosa sta guardando?" dissi io con un pochino di coraggio
misto a timore.
"Te l'ho detto, siamo persone..." mi disse con voce fioca.
Ci fu un lungo attimo di silenzio, poi la signora Tissini, 4sesso duro, assessore
al turismo della mia città con indosso una maglietta senza reggiseno
ed un paio di jeans mi appoggiò una mano sul mio ginocchio destro.
Forse aspettava una mia mossa. Incredibile, notai il desiderio nei suoi
occhi. Presi coraggio, le passai la mia mano sinistra tra il collo e l'orecchio
accarezzandole i capelli, poi la avvicinai a me e la baciai sulle labbra.
Lei non oppose resistenza e ricambiò. Fu un bacio piuttosto lungo,
bello. Lei mi passò le mani dietro il collo, io con la mano sinistra
continuai a sentire il morbido dei suoi capelli, mentre la mia mano destra
si appoggiava sulla sua spalla.
Lei emise dei piccoli gemiti di piacere, forse era tanto che non baciava
più, soprattutto in quel modo appassionato. Il mio membro era diventato
di marmo, mi faceva male tenerlo nei pantaloni. A quel punto presi l'iniziativa.
Avevo letto in precedenza qualcosa sui massaggi tantrici, sapevo che toccando
le donne in certi punti avrei attivato in loro l'energia shacktica, avrei
risvegliato il loro serpente Kundalini e avrei lasciato liberi tutti i
loro sensi. Si dice che nella donna il polo positivo sia il seno e quello
negativo la vagina. Stimolando il polo positivo, si sarebbe acceso con
più sensazioni quello negativo. Non avevo mai sperimentato una
cosa di questo genere, decisi che quello era il momento.
Ci continuammo a baciare per lunghi minuti, un po' sul collo, tanto sulle
labbra. Ad un certo punto la mia mano che si trovava sulla sua spalla
cadde sui suoi seni. C'era la maglietta, ma potevo distintamente sentire
la consistenza dei capezzoli. Erano duri, turgini, ingranditi dall'eccitazione
del momento. Ne presi uno tra l'indice e il pollice e cominciai a massaggiarlo,
a punzecchiarlo.
La signora Tissini, gemette, si lasciò andare ad un lungo sospiro.
Quel giocare con i suoi capezzoli l'aveva eccitata ancora di più.
"Aspetta un attimo" mi disse.
Si sfilò la maglietta. Il corpo era molto magro, si potevano contare
quasi le costole ai lati, ma era ben proporzionato, fatto bene considerando
l'età. I seni erano piccoli, forse per la magrezza, ma ormai erano
miei, lei era mia.
Cominciai a baciarglieli, nel mentre lei mi sfilò la camicetta
e, non sapendo cosa fare, prese a baciarmi e a massaggiarmi la schiena.
Le sue mani erano fredde, le sue labbra calde e umide. Fu un'unione piacevole,
come i fiori secchi profumati che c'erano sul tavolo. Il suo ansimare,
i suoi gemiti, i suoi movimenti mi fecero capire che probabilmente non
aveva mai fatto sesso in questa maniera, probabilmente non era mai stata
avvolta da una così grande passione, probabilmente il suo fare
l'amore si era sempre limitato alla posizione del missionario.
Nei ebbi la conferma quando, sfilandole i jeans e le mutandine lei sgranò
gli occhi quando avvicinai le mie labbra al suo sesso umido.
"Ma... ma... aspetta... cosa..." furono le uniche parole che
riuscì a pronunciare, poi si adagiò con la schiena sul tappeto,
chiuse gli occhi e si abbandonò a me. Nessuno prima gliel'aveva
mai baciata.
Cominciai a leccargliela con delicatezza, molto lentamente. Lei era già
in estasi. Lei, dottoressa 47 enne, assessore al turismo, era distesa
nuda sul tappeto del suo salotto, mentre un giovane collaboratore di un
quotidiano locale la stava masturbando. Era piccola e magra, aveva ancora
i capelli da conferenza, ma tutto il resto era sotto il mio controllo.
Quando venne non me ne accorsi subito. Gemeva ad alta voce già
da qualche minuto, poco dopo sentii sulla punta della mia lingua un odore
nuovo, dolce e acre nello stesso tempo. Aveva avuto il primo orgasmo,
era sudata, non le diedi nemmeno il tempo di riprendersi un secondo.
Sentito il sapore del suo orgasmo le infilai il mio dito indice nella
sua cosina che ormai era diventata un lago appiccicaticcio. Era il suo
primo ditalino fattogli da un'altra persona. Probabilmente qualcuno se
l'era fatto nei giorni precedenti.
"Ssìì... così..." diceva poche parole,
gemeva molto, ogni tanto le uscivano dei gridolini. Inserii un secondo
dito, le individui il clitoride e glielo presi tra le mie labbra. Nonostante
fosse una donna molto magra e piccolina il clitoride le si vedeva molto
distintamente, probabilmente ingrossato all'estremo da quella situazione
assolutamente nuova ed unica, sia per lei che anche per me.
"Ohh.. sììì... continua ti prego...". Al
sentire quella frase mi fermai di colpo e mi allontanai da lei. La lasciai
sul suo climax, la torturai facendole così, non resisteva più.
"No... no... torna qui... torna qui..." con quel gesto verificai
il suo totale abbandono. Le diedi l'opportunità di riprendersi,
di ritornare la distinta donna assessore che era, ma ormai era travolta
da tutti i sensi, i massaggi tantrici avevano funzionato..
Tornai su di lei. Un ditino faceva dentro e fuori quella fica umidiccia
e appiccicaticcia, l'altra mano le premeva sulla pancia, le labbra e la
lingua lavoravano sul suo clitoride.
Quando venne la seconda volta, schizzò. Non potè resistere
a quei massaggi, avevo colpito nei punti giusti.
I suoi schizzi finirono sia sul mio visto che un po' sul mio collo.
"Ohhhh.....ohhh....ohhhhhh", altri tre rigagnoli, dopo lo schizzo
iniziale, le uscirono dalla sua vagina completamente inondata. Macchiarono
distintamente il tappeto. L'odore era fortissimo nella stanza.
Davanti a me, ansimante, sudata, stremata, stava l'assessore del mio paese,
Antonella Tissini, dottoressa, 4sesso duro, bocchini di due figlie all'università,
separata. L'ultimo rigagnolo di sperma le aveva lasciato la scia sulla
sua vagina. Un piccolo fiumicino che cominciava dalla "foresta umida"
per finire sul tappeto. Era ancora distesa sul dorso, respirava forte,
si asciugava il sudore sulla fronte con l'avambraccio, si sistemava i
capelli, ormai non più da conferenza. Le sue ascelle non erano
depilate, questo mi eccitò ancora di più.
"Le è piaciuto?" dissi io dandogli ancora del Lei nonostante
la forte intimità.
Lei non mi disse niente. Mi passò le sue mani accaldate attorno
al collo. Mi abbracciò forte, potei sentire distintamente i suoi
capezzoli ancora turgidi premere forte sul mio petto. Poi mi baciò
sul collo, salvo passare immediatamente dopo sulle labbra. Io allungai
la lingua per la prima volta, lei rispose di buon grado. Era anche il
suo primo bacio con la lingua? A giudicare dalla foga e dalla scoordinazione
nei movimenti avrei detto proprio di sì. Ma erano movimenti scoordinati
piacevoli, per certi versi ancora più eccitanti di chi sa già
dove andare a parare. Restammo a baciarci per diversi minuti, con un occhio
diedi uno sguardo al tappeto. La macchia, ora diventata scura per assorbimento
nei tessuti, aveva un discreto diametro, di liquido seminale la signora
Antonella Tissini, assessore al turismo della mia città, ne aveva
eiaculato in quantità notevole. Le accarezzai i capelli e continuai
a baciarla.
"Ti amo" mi sussurrò in un orecchio ben sapendo che quella
parola era solo un ringraziamento del momento per avergli fatto avere
un orgasmo, anzi due, che non aveva mai avuto fino ad ora.
"Sdraiati sul divano" le dissi.
Lei ebbe un attimo di sorpresa, sgranò gli occhi e sollevò
le sopracciglia abbozzando un qualcosa vicino ad un sorriso di meraviglia.
No, non avrebbe ancora smesso di avere orgasmi in quel tardo pomeriggio.
Probabilmente non aveva avuto dei rapporti completi da quando si era separata,
tre anni o giù di lì, anche se mi sorprese un poco la sua
goffaggine nel sistemarsi nella posizione migliore. Aveva ancora le gambe
chiuse, il respiro si era fatto nuovamente incessante, poi le aprì
lentamente. Il rigagnolo era sparito.
Presi tra le mie mani il mio sesso indurito, grosso come mai avevo visto
negli ultimi tempi, la situazione del resto aveva aiutato molto il raggiungimento
di quelle dimensioni che per me non erano di certo normali. Passai la
punta del mio pene sulla sua piccola forestina di peluria triangolare,
era bagnata di parecchio, forse ancora da prima, forse di nuova "rugiada".
"Forza..." mi disse sospirando, come se avesse accettato completamente
soltanto in quell'istante il fatto di dover essere penetrata. Forse in
quel momento di pausa stava pensando alle sue figlie che stavano preparando
gli esami all'Università. Forse stava pensando che se avessero
avuto la possibilità di vedere in una vita trapassata quella scena
si sarebbero vergognate della propria bocchini, forse stava pensando che
il solo ad averla penetrata era stato suo marito.
"Forza..." ripetè.
Con l'indice e il pollice della mia mano sinistra le allargai le grandi
labbra completamente inondate e appiccicate, con l'indice e il pollice
della mia mano destra indirizzai il mio sesso verso il suo. La sua vagina
era molto stretta, all'inizio feci fatica a penetrarla ma dopo due o tre
movimenti, favoriti dal fatto che il suo sesso era bagnato in una maniera
mai vista, il tutto diventò di una eccitante fluidità di
odori.
"Uhh...ohhh...oohh..." Ad ogni mio colpo, Antonella emetteva
gemiti di piacere, sempre più forti. Dopo pochi minuti di appassionato
avanti e indietro (eravamo abbracciati sul divano, appiccicati l'un l'altra
anche dal sudore in ogni nostro angolo del corpo), decisi di regalarle
un piacere più intenso. Mentre la penetravo, con una mano ripresi
a massaggiarle i seni, mentre con l'altra le massaggiavo il monte di venere.
Non resistette oltre un minuto.
Le sue contrazioni sempre più intense del bacino, il suo innaturale
inarcarsi dello stesso e i suoi urli di piacere (se non mi sbaglio le
sentii dire anche "ooh sììì porco..." una
frase che mi eccitò incredibilmente, sempre che l'abbia pronunciata
realmente), fecero da immediata "prefazione" al suo terzo orgasmo,
quasi intenso come il secondo, anche se la presenza del mio membro nella
sua vagina impedì il manifestarsi di altri schizzi. Quelli arrivarono
poco più tardi, ma erano i miei.
Venni poco prima di estrarre il pene dal suo sesso, venni sul suo seno,
per certi versi esplosi anch'io con degli schizzi abbastanza innaturali
per me.
Ci abbracciammo di nuovo, ora più appiccicati di prima. Il mio
sperma faceva da piccolo collante tra il mio petto e il suo seno. Ci baciammo
a lungo, con e senza lingua.
"Ti amo, tesoro"... era il secondo ringraziamento.
Eravamo madidi di sudore entrambi, respiravamo in maniera affannosa, mi
fermai ancora un attimo a guardarla. Era seduta sul divano, lo sguardo
rivolto soddisfatto verso il lampadario, gli schizzi del mio liquido seminale
sparsi sul suo seno, il sudore nei capelli e nella pelle, le gambe ora
accavallate dopo l'atto sessuale. Si girò con lo sguardo verso
di me, sorrise, anch'io lo feci. Non ci dicemmo niente.
Mi chiese se volevo fare la doccia lì da lei, ma non me la sentivo,
forse perché ormai per quella giornata con l'assessore Antonella
Tissini, dottoressa di 4sesso duro, non avevo altro da chiedere. Non c'era
amore, volevo solo sfogare le mie fantasie e lei le sue, lo facemmo entrambi
in quel tardo pomeriggio di maggio di sette anni fa.
Ora Antonella ha 5sesso duro, è ancora una bella signora ma così
come dimostrava a 4sesso duro tutti i suoi anni, così vale per i 54.
Sì, lo abbiamo fatto altre quattro volte dopo quel giorno lì,
equamente distribuite in quell'anno. Me le ricordo tutte. Giugno, due
volte in luglio e l'ultima il 15 settembre. Poi si trasferì a Washington
per sei anni. Ci siamo tenuti in contatto via email. E' ritornata nella
nostra città meno di un anno fa. E' ancora una bella signora, ma
da poco più di tre mesi è diventata mia suocera. Giada,
la sua figlia maggiore mi ha dato la mia prima figlia.
In questo momento stanno dormendo tutte e due.
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