| Entrai nell'arena
cautamente, ma la folla appena mi vide si scatenò in un putiferio
di urla e commenti. Tremavo leggermente per l'emozione ma cercai di non
darlo a vedere. C'erano almeno un centinaio di persone, e tra queste molte
erano donne. Ripensai in un rapido flashback a come ero arrivata a questo
punto.
Immediatamente mi ricordai le parole del boss, quando firmai il contratto.
"Questo è un tipo di combattimento particolare, non aspettarti
troppe regole o interruzioni. Dovrai combattere contro una delle ragazze
più esperte ed anche se sei esperta di judo, ti assicuro che non
sarà per niente facile.
Inoltre non dimenticare che la vincitrice avrà diritto a 10 minuti
di tempo nel quale potrà fare qualunque cosa alla perdente! Sei
ancora disposta ad accettare?"
Avevo detto di si. Dopo tutto il rischio mi pareva veramente limitato
e il premio in denaro mi allettava tantissimo. Il boss mi sorrise con
aria misteriosa, io allora non potevo saperlo, ma credo che gia immaginasse
la mia fine. Ricordo bene la prima volta che lo vidi. Come tutti i giorni,
mi stavo allenando, nella palestra vicino a casa. Aveva un aria distinta
da manager che contrastava con la tipica gente che frequenta le palestre.
Si notava che era interessato alle ragazze. Si fermò a lungo a
fissarmi mentre stavo dando lezioni di judo ad un gruppo di ragazze. Durante
una pausa si avvicinò e mi chiese se ero una professionista di
arti marziali. Gli risposi di no, ero una semplice appassionata che dopo
lunga pratica si divertiva a dare alcune semplice lezioni di autodifesa.
La cosa gli sembrò subito molto interessante e ci volle poco perché
mi spiegasse quello che stava cercando.
Era un organizzatore di incontri di lotta femminile. Mi spiegò
che tutto si reggeva sulle scommesse e che per questo le combattenti
venivano pagate molto bene. Il suo problema era trovare ragazze disposte
a battersi, e che per questo girava spesso le palestre della città
in cerca di qualcuna con una certa pratica di combattimento. Tentò
anche di lusingarmi,
dicendomi che per questo tipo di lotta, le ragazze dovevano anche essere
belle e che per questo io gli sembravo la persona adatta. Non diedi molto
peso alla cosa, ma comunque incuriosita chiesi a quanto ammontasse l'ingaggio.
"Alla vincitrice 20 milioni netti a combattimento, mentre alla perdente
ne vanno comunque 5"
La risposta mi lasciò interdetta. Pensavo si trattasse al massimo
di un milione o poco più. Tutti quei soldi per una lotta tra ragazze
mi sembravano veramente esagerati. Il boss notò subito la mia sorpresa,
e colse l'occasione al volo dandomi un appuntamento nel suo ufficio per
l'indomani. L'intera faccenda mi sembrava poco seria, tanto che, durante
il giorno non ci pensai più . Di notte però, il pensiero
dei soldi mi tormentò, tanto che il giorno dopo mi presentai puntuale
all'appuntamento. Il boss, anche se non lo diede a vedere, sembrò
sorpreso nel vedermi. Effettivamente non doveva essere facile trovare
ragazze disposte a battersi. Comunque in meno di dieci minuti mi spiegò
ogni aspetto della faccenda.
Si trattava di un combattimento senza molte regole. Ovviamente non si
poteva mordere o mettere le dita negli occhi. Si poteva usare qualsiasi
tecnica di combattimento ed erano permessi colpi in ogni parte del corpo.
Non c'erano rounds o pause, ma si combatteva fino a quando una delle due
sfidanti si dichiarava sconfitta. Una delle particolarità del match
era che alla fine, la vincitrice poteva disporre totalmente della perdente
per 10 minuti.
Questo aspetto non mi era chiaro ma il boss mi spiegò che si trattava
solo di dare un po' di sale allo spettacolo. Che molti incontri finivano
troppo presto per l'inferiorità di una delle due contendenti e
che quindi non si volevano scontentare gli scommettitori. Solitamente,
in questi dieci minuti, la vincitrice costringeva la perdente ad alcune
piccole umiliazioni tipo essere costretta in ginocchio a chiedere scusa
o a doversi levare parte del costume. Insomma lo scopo era quello di offrire
al pubblico qualcosa di sexy e di trasgressivo.
Mi spiegò inoltre che la maggior parte delle donne che combattevano
venivano come me dal giro delle palestre; e che quasi tutte dopo un solo
incontro si ritiravano. Altre invece, in poco tempo, erano diventate delle
vere e proprie "stars", con guadagni che arrivavano fino a 40/50
milioni a combattimento. La faccenda che quasi tutte si ritirassero dopo
un solo match avrebbe dovuto allarmarmi.
Invece ad impressionarmi fu la possibilità di guadagnare tutti
quei soldi, tanto che, quando il boss mi propose di
firmare il contratto, non ci pensai un solo secondo."Ok... ottima
scelta." disse " Il combattimento è programmato fra una
settimana. Presentati a questo indirizzo con almeno mezz'ora di anticipo.
Ti forniremo un costume adatto per il match.posso gia dirti che per quella
notte il tuo nome sarà Jenny, mentre la tua rivale si chiamerà
Karen".
Ed ora, ad una sola settimana da quel giorno, mi ritrovavo a combattere
contro una donna che nemmeno conoscevo. Ero sul ring da qualche minuto
quando le urla della folla mi distolsero da questi pensieri e mi annunciarono
che la mia rivale era entrata nell'arena. L'acclamazione della gente mi
fece subito capire
che evidentemente era una loro beniamina. Probabilmente era una di quelle
che aveva gia vinto parecchi incontri e che guadagnava 50 milioni a sera.
Era una bionda molto vistosa e con un fisico davvero notevole. Karen,
si mise al centro del ring con le braccia alzate mentre tutta la gente
l'acclamava e gridava il suo nome. Come me indossava una tutina elasticizzata
in lycra tremendamente provocante. Si differenziava solo nel colore: la
sua blù elettrico, mentre la mia era rosso fragola.
Vicino offrivamo un bel contrasto: lei bionda ed io castano scura. Avevamo
tutte e due un corpo ben allenato da lunghi anni di palestra. Lei era
solo un pochino più bassina di me e leggermente più muscolosa.
Indubbiamente non doveva essere una principiante, ma non mi dava l'impressione
che potesse battermi. La guardai negli occhi, cercando un po' di complicità.
In fondo eravamo le protagoniste di uno spettacolo e non avrebbe avuto
senso esagerare nel farsi male. Senza degnarmi di uno sguardo, Karen apri
la sacca che portava con lei, e con un gesto teatrale estrasse una lunga
fila di mutandine annodate tra di loro.
"Quelle mutandine sono le sue vittorie" mi disse il tipo che
mi aveva scortata
sul ring " Sono undici e a meno che tu sia veramente forte saranno
presto dodici!". Deglutii senza dire nulla, per un momento l'idea
della sconfitta mi attraversò, lasciandomi un brivido freddo lungo
la schiena. Avevo trascurato la faccenda dei 10 minuti in balia della
vincitrice in quanto pensavo di poter vincere abbastanza facilmente. In
fondo, ero pur sempre un istruttrice di judo e i facili successi che avevo
ottenuto nelle piccole gare in cui avevo partecipato mi avevano convinta
di poter battere qualsiasi donna in un combattimento.
Ma adesso, in questa bolgia assordante, contro un avversaria che non aveva
di certo un fisico inferiore al mio, cominciai a sentirmi meno sicura.
Ancora una volta i miei pensieri furono bruscamente interrotti dall'arbitro
che ci chiamò al centro del ring.
Tenendoci per mano ci spiegò le poche regole dell'incontro. "Ragazze,
non voglio ditate, morsi o graffi. Tutto il resto è libero. Vincerà
chi costringerà l'avversaria ad arrendersi, dopo di che ne potrà
disporre per 10 minuti. ". Ascoltavo tutto questo in uno stato di
semi-trance. Speravo di poter far presto a battere la mia avversaria,
in quanto ai 10 minuti avrei deciso al momento cosa fare. Probabilmente
per non scontentare il pubblico mi sarei accontentata di metterla in ginocchio
a chiedere perdono o qualcosa del genere. Con il suono del gong l'incontro
ebbe inizio.
Fronteggiai Karen cercando una maniera di immobilizzarla. Non volevo farle
troppo male. La mia intenzione era di buttarla a terra e costringerla
ad arrendersi.
Stavo facendo questi calcoli quando, improvvisamente , Karen mi sferrò
una ginocchiata tremenda che andò a schiacciare le mie parti intime
in maniera dolorosissima. L'impatto mi fece vacillare e mi lasciò
sorpresa e sofferente al centro del ring. Karen ne approfittò per
sferrarmi un altro tremendo calcione in pieno petto che mi fece perdere
l'equilibrio e sbattere una "sederata" tremenda sul tappeto
del ring. Mi resi conto che mi ero cacciata in un mare di guai. Strinsi
i pugni e dolorante cercai di rimettermi in piedi. Karen intanto si godeva
il suo momentaneo trionfo.
Con le braccia alzate aizzava la folla che sembrava impazzita per lei.
"Va bene..adesso ho capito!" le dissi mentre mi rimettevo in
guardia.
"Uhm...vedo che la campionessa si è già ripresa!"
disse con l'intenzione di provocarmi.
"Provaci adesso ad atterrarmi" ero decisa a far valere quello
che avevo imparato in lunghi anni di allenamento. Karen era sicuramente
un osso duro ma ad uscire sconfitta dall'arena non sarei stata io. Volevo
a tutti i costi quei soldi...ne avevo troppo bisogno.
Ora stavamo una di fronte all'altra, tutte e due cercavamo di trovare
una buona presa per poter sbilanciare l'avversaria. Nonostante utilizzassi
le mie migliori mosse di judo non riuscivo a farla cadere. Sicuramente
aveva meno tecnica di me però sembrava più esperta in questo
tipo di lotta. Nella concitazione del combattimento capitava che afferrandoci
le tutine, il tessuto elastico si tendesse mettendo in mostra i seni di
entrambe.
Ma a differenza di me, che cercavo ogni volta di risistemarmi il costume,
karen lasciava che i suoi seni rimanessero scoperti. Sicuramente sapeva
che questo era parte dello spettacolo, e faceva di tutto per compiacere
la folla che urlava eccitata.
Sentivo rivolti a me, apprezzamenti volgari e insulti di ogni genere.
Sapevo di stare
offrendo uno spettacolo osceno con la tutina che tirata da ogni parte
scopriva i miei seni e aderiva perfettamente sul mio didietro mettendo
perfettamente in mostra la forme delle mie natiche come se fossero nude.
Non ebbi molto tempo di pensare a questo, perché karen, con un
abile mossa schivò un mio attacco, e con una doppia presa mi afferrò
da dietro immobilizzandomi . Era indubbiamente più forte ed esperta
di me e per la prima volta provai veramente l'angosciosa sensazione di
perdere.
Sempre tenendomi da dietro mi spinse fino all'angolo del ring dove mi
fece sbattere ripetutamente i seni contro il sostegno delle corde. Per
fortuna che questo era imbottito altrimenti mi avrebbe rovinata. Comunque
i ripetuti colpi mi tolsero il fiato tanto che, quando Karen mollò
la presa, crollai al tappeto come un sacco vuoto. A questo punto se avesse
voluto, poteva mettere subito fine al combattimento, in quanto mi trovavo
completamente stordita e sarebbe stato facile per lei infierire sul mio
corpo. Sfortunatamente per me, Karen decise che il combattimento non poteva
finire così rapidamente. Aveva gia combattuto parecchie volte e
sapeva che lo spettacolo doveva continuare.
Da terra sentivo le urla feroci del pubblico che mi spronavano a continuare
il match. Mi rialzai barcollante appoggiandomi alle corde del ring. Un
uomo a bordo ring mi passo' improvvisamente qualcosa sotto il naso. Doveva
essere uno stimolante o qualcosa del genere perché in un attimo
ritrovai le forze. Mi sentii riempire di rabbia e d'impotenza....
"Puttana!!" le gridai e con un volo disperato mi lanciai contro
di lei afferrandole i seni nudi.
Fu sorpresa per l'attacco, perché per un momento perse l'equilibrio
e con l'aiuto del mio peso riuscii a trascinarla al tappeto sotto di me.
Mi misi a cavalcioni sopra di lei e iniziai a torcendole i capezzoli con
forza. Sapevo di farle male, ma ero completamente fuori di me..
Ero seduta a cavalcioni sopra la mia rivale e stavo stringendole i capezzoli
con forza. In tutta la mia vita mai avevo fatto qualcosa del genere. Probabilmente
l'istinto di sopravvivenza mi aveva trasformata in un'altra persona.
Sentii che adesso parte del pubblico cominciava a essere dalla mia parte.
Stringevo con forza cercando di farle molto male. Volevo che si arrendesse
per poter scappare al più presto da questo incubo. Ma la mia mancanza
di esperienza mi fece commettere ancora una volta un errore perché,
mentre aspettavo che l'arbitro intervenisse, allentai per un attimo la
presa, permettendo così a Karen di assestarmi un terribile pugno
nella bocca dello stomaco che mi fece strabuzzare gli occhi e mi lasciò
completamente senza fiato. Karen ne approfittò per liberarsi, e
massaggiandosi i seni si rialzò in piedi.
Era furiosa per il dolore e per la rabbia di essersi lasciata sorprendere.
Minacciosamente mi girò attorno mentre la folla la incitava a finirmi.
Improvvisamente mi sferrò un poderoso calcio nella schiena che
mi mandò a carponi sul ring incapace di rialzarmi. Mentre a quattro
zampe cercavo in qualche maniera di trascinarmi fuori dal ring, Karen
si mise ad inseguirmi dandomi dei calci nel sedere che non erano molto
dolorosi ma mi impedivano di rialzarmi.Disperata cercavo l'aiuto dell'arbitro
invocandone l'intervento. Ma tutto era inutile, questo non era uno dei
tanti incontri di judo che avevo vinto in numerosi tornei. Qui non esistevano
regole e l'arbitro serviva solo per alzare la mano alla vincitrice. Ormai
ero diventata un bersaglio indifeso. Karen, tra l'ovazione della gente
infierì su di me, prendendomi a calci per tutto il ring. Volevo
arrendermi ma non riuscivo a fermarla.
Non volevo più far parte a questo incontro, in cui ero diventata
solo un sacco da allenamento.
Finalmente smise di prendermi a calci, mi rintanai in un angolo cercando
di proteggermi dietro le gambe dell'arbitro. Inutilmente, perché
Karen mi afferrò per i capelli e sollevandomi mi buttò contro
le corde. Ero completamente soggiogata e quindi non opposi nessuna resistenza
quando fece passare le corde tra la mie braccia e gambe in maniera che
mi sostenessero come un panno disteso.
"Adesso è il mio turno di massacrarti le tette" mi disse
scostandomi la tutina in modo che i seni scivolassero fuori senza nessuna
protezione. Cominciò a strizzarmi violentemente i capezzoli facendomi
gridare per il dolore.
"Ahhhh..bastaaa...ti prego...hai vinto.ahhhhhh." le mie suppliche
non servirono a nulla perché continuò così per almeno
3 minuti incitata dalla folla ormai tutta per lei.
"Arghhh....ba..staaa.....per favore....." Quando ebbe finito
i miei seni erano gonfi e rossi. I capezzoli si erano ingrossati in maniera
imbarazzante tanto da sembrare due grossi lamponi. "Credo che adesso
dovrai passare ad una misura superiore di reggiseno" disse beffardamente.Ero
madida di sudore e di lacrime per la tensione e per il dolore. Il leggero
trucco che mi ero messa al mattino si era sciolto imbrattandomi tutto
il viso. Ormai l'idea del premio per la vittoria era del tutto svanita,
quello che volevo era di farla finita al più presto. Karen mi guardò
trionfante "Bene ....sai che adesso ho il diritto ai miei 10 minuti".
Ridotta com'ero non potevo oppormi a nulla, anche se , mi illudevo che
ormai il peggio fosse passato. Naturalmente mi stavo ancora una volta
sbagliando. Questa volta mi liberò ma solo per potermi girare.
Mi imprigionò di nuovo con le corde, però questa volta con
i sedi nudi rivolti al pubblico. Così messa le davo le spalle e
non potevo vedere quello che faceva. Dal boato eccitato del pubblico capii
che stava preparando qualcosa . Riuscii a voltare un poco la testa e vidi
con orrore che Karen stava tenendo in mano un enorme paio di forbici.
Pensai che come atto di estrema umiliazione, Karen volesse tagliarmi i
capelli davanti a tutti.
Rassegnata mi lasciai andare completamente sulle corde piangendo disperata.
I miei lunghi capelli sarebbero caduti tra le risate generali. Mi augurai
che si accontentasse solo di qualche ciocca, ma comunque, pur di uscire
rapidamente da quest'inferno, sarei stata disposta ad accettare anche
quest'orribile cosa. Invece le sue intenzioni erano ben altre. Infatti,
invece dei capelli, le forbici vennero rivolte più in basso. Karen,
con pochi tagli decisi mi fece un buco nella tutina all'altezza del sedere,
in maniera che il mio posteriore ne fuoriuscisse completamente. Poi, con
altri due colpi di forbici tagliò le mie mutandine e, con un gesto
secco me le sfilò di colpo, lasciandomi così con il sedere
completamente nudo. Ricordai la fila di mutandine che aveva sventolato
all'inizio del match. Adesso le mie andavano ad arricchire la sua collezione.
Karen annodò i miei slip alla fila e tra il tripudio degli scommettitori
le sventolò come un trofeo di guerra.Per tutto questo periodo ero
rimasta appesa alle
corde con i seni ingrossati denudati e con il sedere nudo che spuntava
dal buco della tutina. Era un umiliazione orribile che andava ben oltre
le mie più nere previsioni, ma ero troppo sfinita per reagire.
Karen, dopo una lunga passerella sul ring, si avvicinò e con l'aiuto
dell'arbitro, mi liberò dal complicato intreccio di corde che mi
intrappolavano. Mi sentivo come una sesso and porno di pezza, tanto che, quando
fui liberata, dovetti aggrapparmi all'arbitro per non cadere al tappeto.
Mi guardavo attorno stordita per cercare la via per gli spogliatoi. Improvvisamente,
la voce calma e sicura di Karen mi fece capire che l'incubo non era ancora
finito..
"Dove credi di andare campionessa? Ho ancora diritto ai miei 10 minuti".
"Mah...sono gia stata umiliata... ." protestai debolmente.
"Stai scherzando? Mi sono solo presa il mio trofeo..il bello comincia
adesso. E poi guarda tutta questa gente che ha pagato milioni per vederci....non
possiamo mica deluderla".
Non capivo cosa avesse in mente. Per un attimo pensai di scappare lanciandomi
verso gli spogliatoi ma poi pensai che così avrei dovuto rinunciare
ai milioni che mi spettavano.
"Lasciami andare....sei tu la più forte.....mi hai gia battuta...
ti prego, basta..".
"Questo è sicuro ...solo che adesso ci sono i miei dieci minuti.
Sono le regole..il contratto lo hai letto e firmato".
Detto questo si girò e vidi che prendeva qualcosa dalla sua sacca
e che con gesti rapidi se lo stava allacciando alla cintura. Solo quando
si girò di colpo verso me capii quello che aveva intenzione di
fare. Aveva allacciato un pene artificiale di grosse dimensioni! Mai nella
mia vita avevo visto una tale mostruosità! Rabbrividii di spavento.
Balbettai terrorizzata..
"Ohh.....dio mio! Cosa hai intenzione di fare??? Non penserai mica
di poter usare quell'affare su di me???"
"Questo è il mio premio, campionessa! Volente o nolente ti
toccherà passare per questo ! "
La gente sembrava impazzita. Urla e incitamenti osceni si mischiavano
a risate sgangherate di derisione. "SCOPA JENNY.....SCOPA JENNY.....SCOPA
JENNY....." la gente gridava eccitata. Non potevo di certo accettare
questa terribile situazione. Al diavolo i soldi e il contratto. Ma un
po' per lo stato confusionale in cui mi trovavo e un po' per la gente
in piedi che mi impediva di vedere la strada per gli spogliatoi, fecero
si che non riuscissi a trovare il modo di scappare. Karen lesse le mie
intenzioni, perchè mi afferrò di nuovo per i capelli impedendomi
ogni fuga.
"Qui non si scappa..hai perso e adesso devi accettare con un po'
di dignità la tua punizione.se ti opponi sarà peggio"
"Ti prego... non farmi questo... ti darò anche la mia parte...
ti giuro che scomparirò e non dirò niente di tutto questo...
però non farmi questo".
Karen mi fissò perplessa. Dovevo essere riuscita a impietosirla
perché improvvisamente cambiò idea, e invece di penetrarmi
con quell'orribile affare decise che forse meritavo un altro tipo di punizione.
Si fece portare uno sgabello al centro del ring. Vi si accomodò,
e con decisione mi rovesciò sulle sue ginocchia.
"Tu non sei una combattente... sei solo una ragazzetta piagnucolosa.
E c'è solo un modo per umiliare quelle come te... mettersele sulle
ginocchia e sculacciarle per bene."
Detto questo iniziò a darmi una serie di sculaccioni tremendi.
Non avevo nemmeno la protezione della tutina in quanto il buco faceva
perfettamente fuoriuscire il sedere, offrendo ai suoi colpi un bersaglio
irresistibile. Non so quanti minuti durò quella punizione ma fu
veramente dura. Piansi, urlai e mi dibattei, ma fu tutto inutile;
"Aahhh.....bastaaaaa........ti prego.......ahhhhhhh .......fermatiiiii".
Quando la sculacciata terminò, ormai non si vedeva più la
differenza tra la tuta rossa e il colore della mia pelle. Karen, con cattiveria
non mancò di farmelo notare.
"Credo che tu adesso possa fare a meno di aggiustare la tutina. Adesso
che tuo sedere è altrettanto rosso non si nota più che ha
un buco dietro".
Detto questo, mi afferrò per un braccio e mi portò ai quattro
lati del ring, per mostrare a tutti come mi aveva ridotto i seni e il
sedere. Ormai non riuscivo più nemmeno a coprirmi, e quindi mi
lasciai "esporre" in tutti i modi. La punizione era stata terribile,
ma sembrava che questo non fosse sufficiente perché, mentre al
centro del ring, mi massaggiavo il martoriato posteriore, sentii Karen
che discuteva animatamente con parte del pubblico. Pensai che ormai la
cosa non mi riguardasse e quindi lentamente feci per andarmene quando
improvvisamente Karen mi afferrò con forza bloccandomi. Mi riportò
al centro del ring, e mi spinse poco a poco in ginocchio fino a farmi
mettere la faccia contro il tappeto. Era una posizione oscena accentuata
dal buco nella tuta che metteva in mostra praticamente tutto.
Mentre mi teneva immobilizzata Karen mi sussurrò all'orecchio
"Mi dispiace ma devo farlo; non posso rinunciare al mio compenso...
se collabori la cosa sarà per te meno dolorosa"
Chiusi gli occhi e cercai per quanto fosse possibile di non pensare a
quello che stava per succedermi.
Per quanto fosse orribile, sapevo che non potevo farci nulla per evitarla....sarei
stata violentata di fronte a tutti! Nemmeno nei miei incubi peggiori mi
immaginavo una situazione così orribile.
"FERMATIII......MI UCCIDERAI....TI PREGOOO" supplicavo e piangevo
disperata
"NON E' POSSIBILEEEE.......FERMATELAAA......VI PREGO"
Mi sembrava impossibile che nessuno la fermasse ma l'improvviso silenzio
del pubblico mi fece capire che la cosa era per tutti estremamente eccitante.
Per fortuna che Karen, forse impietosita, aveva messo molta sostanza gelatinosa
sul pene artificiale, e quindi nonostante le dimensioni ben presto scivolò
tutto dentro.
Con forti spinte, Karen incominciò a muoversi spingendo quel orribile
aggeggio dentro e fuori di me con la forza e il ritmo di un motore.
Mentre spingeva come una forsennata, Karen mi teneva sollevata per i fianchi
mandando gemiti di piacere che mandavano in estasi il pubblico. La perdita
assoluta di autocontrollo faceva si che ad ogni spinta dalla mia bocca,
appoggiata al tappeto uscissero rantoli di disperazione misti alla saliva
che mi usciva copiosa.
Karen continuò così per alcuni minuti.
Poi si fermò, ma invece che sfilarmi il pene artificiale decise
di slacciarselo per così lasciarmelo conficcato a fondo nella mia
vagina.
"Te lo regalo. Così lo potrai tenere come ricordo " Mi
disse beffarda mentre se ne andava tra il tripudio generale. Per lungo
tempo rimasi inginocchiata senza trovare la forza di muovermi.
Finalmente due assistenti del match mi sollevarono, e sollevandomi per
le braccia mi trascinarono verso gli spogliatoi. Dovetti passare così
tra due ali di gente scatenata che, oltre che a dirmene di ogni, allungarono
anche le mani toccandomi le rotondità doloranti. Dentro gli spogliatoi
fui buttata senza tanti riguardi sul lettino a pancia sotto; dentro avevo
ancora infilato quel maledetto aggeggio. Mi sentivo così sfinita
che riuscii a sfilarlo solo dopo 15 minuti nei quali non feci altro che
piangere a dirotto. Mi ero appena rialzata dolorosamente in piedi, quando
improvvisamente si aprii la porta e entrò il boss. Aveva preparato
l'assegno di 5 milioni che spettava alla sconfitta e lo teneva nella mano.
Mi guardò con un misto di curiosità e compassione; così
ridotta non dovevo certo essere un bello spettacolo, ripensai con rabbia
alle lusinghe che mi aveva fatto in palestra. Quel bastardo sicuramente
gia immaginava come sarebbe finita.
"Questo tipo di combattimento non è facile. Te l'avevo detto
che
la tua avversaria era una dura. Non hai fatto una grande opposizione e
sinceramente mi aspettavo di più; comunque il pubblico si è
divertito. Se vuoi provarci ancora sai dove trovarmi". Detto questo,
stava per darmi una pacca d'incoraggiamento sul sedere, ma poi si rese
conto che non era proprio il caso. Mi sorrise in modo odioso, e dopo aver
appoggiato l'assegno sul lettino, uscii senza aggiungere altro. Che idiota
ero stata; per qualche misero milione mi ero lasciata umiliare in maniera
irrimediabile. Quello che avevo passato era stato così forte che
tutto mi sembrava un sogno. Mi sentivo svuotata nel fisico e nella mente.
Mi avviai all'uscita con l'assurda idea che fuori ci fosse molta gente
ad aspettarmi per deridermi e umiliarmi di nuovo. In strada non c'era
nessuno; scivolai verso casa silenziosamente, volevo dormire almeno per
una settimana.
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